I mercenari 2

I mercenari 2


Simon West

Azione | Usa
(2012)
“Niente batte il classico”. È la battuta leitmotiv di questa seconda pellicola dedicata ai “sacrificabili” capitanati da Sylvester Stallone, pronunciata da Sly e dal collega Jason Statham mentre sbattono al tappeto a suon di cazzotti loschi energumeni alti il doppio di loro. Ed è anche la chiave di lettura ideale in cui interpretare l’action testosteronico di Simon West (“Con Air”). I rudi e attempati mercenari guidati dal disilluso Barney Ross sono gli anti-Avengers, “personaggi analogici in un mondo digitale”, per citare una battuta di “Ocean’s 13”, carne, muscoli e sangue in lotta contro il tempo e la vecchiaia.

Come nella pellicola precedente, la riflessione, nostalgica e ironica, sul tramonto del muscolare cinema di genere anni 80, è insistita e rafforzata dai nuovi nomi del cast (a Stallone, Schwarzenegger e Willis si aggiungono Chuck Norris e Jean-Claude Van Damme), tuttavia l’impressione finale è quella di un’operazione meno “urgente” e sincera. Stallone si limita a co-firmare la sceneggiatura, a conferma di un minor impegno e identificazione col progetto. E se il primo “Expendables” chiudeva un personalissimo e coerente percorso di decostruzione dell’eroe iniziato con “Rocky Balboa” e proseguito poi in “John Rambo“, qua il tono è più disimpegnato, farsesco, da puro divertissment. Non a caso sparisce, senza nemmeno una riga di giustificazione in sceneggiatura, il personaggio di Tool, interpretato da Mickey Rourke, che con il suo volto segnato dalla violenza e i racconti delle orribili guerre combattute, rappresentava la coscienza dolente del branco. La violenza si fa meno disturbante, meno splatter, e più fumettistica (il salvataggio iniziale in Nepal, degno di un film di James Bond), e aumentano, per la gioia dei fan, gli in-jokes (tra le battute più infelici, una pronunciata da Schwarzy: “ora manca solo Rambo!”) e le incursioni nella commedia, come i battibecchi tra Stallone e Staham, o l’insistenza sulla goffaggine del gigante Dolph Lundgren (resuscitato alla fine del primo episodio, ed evidentemente pure disintossicatosi). A conferma dell’appeal più “universale” di questa seconda avventura, e in pieno spirito politically correct, la squadra rinuncia al piccoletto Jet Li, accomiatatosi dopo i primi dieci minuti, e accoglie l’agile donzella Nan Yu.

La struttura narrativa del film di West resta elementare come quella del precedente capitolo, ed è genialmente esemplificata in una battuta di Sly rivolta al cattivone di turno: “Lo cerchiamo, lo troviamo e lo uccidiamo”. Ma non è un problema. L’azione è concentrata nell’esplosivo incipit e nello showdown finale, per il resto il film, così come il precedente, si perde in piacevoli e atipiche parentesi “intimiste”, in cui si affinano le psicologie dei protagonisti e si impara a conoscerli un po’ meglio. E’ chiaro che ciò che più stava a cuore a Stallone era il tema della perdita dell’innocenza e il personaggio dell’ex marine disgustato dalla guerra interpretato dal giovane Liam Hemsworth, ma il regista non asseconda a dovere i lati potenzialmente più interessanti della sceneggiatura e punta solo ad a solleticare il gusto citazionista della platea: ecco allora che la presenza di Schwarzenegger e Bruce Willis pare – narrativamente – più forzata che nel film originale, così come l’entrata in campo del lupo solitario Norris (accompagnato in sottofondo da Ennio Morricone), indistruttibile come da contratto, ma anche capace di regalare una auto ironica battuta-barzelletta che rimarrà alla storia (quella sul morso del cobra).

Il gioco mostra ben presto la corda, ma tutto sommato ci si diverte.

16/08/2012

Cast e credits

Titolo Originale
The Expendables 2
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
102'
Sceneggiatura
Sylvester Stallone, Richard Wenk
Fotografia
Shelly Johnson
Scenografie
Paul Cross
Montaggio
Todd E. Miller
Musiche
Brian Tyler
Costumi
Lizz Wolf

Trama

La squadra di mercenari capitanata dal disilluso Barney Ross torna in azione per vendicare l'uccisione di un vecchio amico.
Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale

L’amore che rimane
L’amore che rimane

Pálmason si fa cantore della semplicità e mette in scena un'elegia del quotidiano in cui il paesaggio, rispettato e custodito dai personaggi, diventa protagonista e spazio emotivo del racconto

The Sea
The Sea

Premiato ai locali Ophir Awards, il candidato israeliano al Premio Oscar per il miglior film internazionale "The Sea" di Shai Carmeli-Pollak narra il viaggio clandestino di un giovane palestinese attraverso Israele secondo i canoni del road movie e del coming of age più classici, che si condivide più di quanto si apprezzi