Karate Kid: Legends

Karate Kid: Legends


Jonathan Entwistle

Azione, Drammatico | Usa
(2025)

Come ci hanno insegnato i film della Marvel con il suo Cinematic Universe la gestione di una saga da parte degli Studios mira all’opportunità di estenderne a oltranza la narrazione attraverso il numero più alto possibile di lungometraggi. Non deve stupire quindi l’idea della Columbia Pictures – e con lei della Sony Pictures che nel frattempo l’ha inglobata all’interno della sua divisione – di riprendere la saga di “Karate Kid” per aggiungere un altro episodio alle vicende di un’epopea iniziata nel lontano 1984 con l’omonimo film diretto da John G. Avildsen.

 

Come nuovo capitolo della serie “Karate Kid: Legends” partiva con una scommessa da vincere, quella di avere qualcosa di nuovo da dire a proposito di un’avventura che aveva avuto cinque film e una serie, “Cobra Kai“, per approfondire i personaggi e le tematiche poste in essere dal celebre capostipite. In realtà come succede in ogni saga che si rispetti – si pensi a quelle di “Star Wars“, “Star Trek” solo per dirne due tra le più famose e longeve – la voglia di novità è presto piegata all’esigenza di assicurarsi i favori dello zoccolo duro costituito dai fan più accaniti, quelli fautori di un’ortodossia cinematografica che vede nel tradimento filologico il peggiore dei mali e che per questo è disposto ad accontentarsi dell’ennesimo film fotocopia piuttosto che correre il rischio di vedere traditi i capisaldi della storia. In tale ottica “Karate Kid: Legends” centra il bersaglio senza scaldare il cuore con una trama che facendo suo il famoso adagio gattopardesco ripropone pedissequamente lo schema del film di Avildsen immaginando ancora una volta una sfida in cui la conoscenza delle tecniche di combattimento ma soprattutto la predisposizione spirituale al sacrificio e all’altruismo e il rispetto della vita permettono di ribaltare le premesse basate sulla legge del più forte, permettendo a Davide di sconfiggere per l’ennesima volta Golia.

Mettendo Li Fong (noto in America per aver partecipato a serie televisive Disney) nel ruolo che fu di Ralph Macchio (il cui personaggio è destinato a tornare per fare da mentore al giovane epigono) e Jackie Chan in quello di Pat Morita e facendo dell’avversario di turno il concentrato di quel bullismo a cui a suo tempo si era ribellato il primo Kid, “Karate Kid: Legends” risulta più interessante se guardato con un occhio rivolto ai conflitti geopolitici e in particolare alla tensione dei rapporti tra Cina e Stati Uniti a cui il film offre segni di disgelo immaginando che la rinascita del protagonista, oppresso dal senso di colpa per la morte del fratello di cui si sente in qualche modo colpevole, si realizzi attraverso l’incontro di diverse culture, quella del giovane pechinese protagonista del film e l’altra, rappresentata dalla famiglia di Mia, la ragazza americana di cui Li si innamora. Che poi tutto questo avvenga attraverso un discorso ben più pratico, costituito dalla preparazione psicofisica che diventa una sorta di iniziazione alla vita orchestrata da due mentori che ne sanno una più del diavolo è cosa scontata, considerato quanto i preliminari alla resa dei conti, ancora una volta scandita dai combattimenti che porteranno i contendenti ad affrontarsi nella finale dell’ennesima competizione di arti marziali, rappresentano la parte più iconica del film, quella che a partire da “Rocky”, antesignano di tutti i fighters degni di questo nome, vede nell’agone sportivo il riflesso di quello esistenziale.

Immaginando che tutto questo possa bastare agli affezionati di lunga data, contenti di vedere di nuovo all’opera personaggi e dinamiche del loro universo ideale, “Karate Kid: Legends” punta le sue carte sull’empatia di protagonisti vecchi e nuovi che però stentano a dare forza e carisma ai rispettivi ruoli. Regia e sceneggiatura non li aiutano semplificando gli snodi della narrazione come succede nello scioglimento del grumo sentimentale che a un certo punto allontana Mia da Li e ancora, quando si  tratta di conciliare i punti di vista di madre e figlio, con il genitore  disposto di punto in bianco a ritrattare le sue posizioni dando al ragazzo la possibilità di tornare a combattere. Spuntata delle sue armi migliori la filosofia di “Karate Kid: Legends” ragiona sulla superficie delle cose impregnando il suo messaggio con una positività che la mancanza di carisma dell’operazione trasforma in un buonismo privo di sorprese.

15/07/2025

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