“Chi, sano di mente, potrebbe mai negare che il ventesimo secolo è stato interamente mio?”. È grandioso, quel monologo di Pacino-Milton-Satana, una perla di scrittura. La settimana comincia però con “Wilson! Scusami Wilson!”, l’urlo disperato di Hanks naufrago, costretto a lasciar andare il suo compagno in mare. C’è anche lo splendido discorso di Kline, nel “Club degli imperatori”: “Un insegnante è votato a sperare sempre che con lo studio si possa modificare il carattere di un ragazzo e, di conseguenza, il destino di un uomo”. Uomo, ragazzo o bambino, chi non vorrebbe ricevere la buonanotte da Micheal Caine, come in “Le regole della casa del sidro”? Così da sentirsi dire: “Buonanotte, principi del Maine, re della nuova Inghilterra”. Difficile dimenticare, infine, “anaconda schifosa!”, l’insulto rabbioso, geniale, che Pozzetto rivolge a un bambino grassoccio, sorpreso di notte, dentro un armadietto della cucina, a mangiare.
Accade così, con le battute dei film: ascoltate una volta, scavano un solco nella nostra coscienza, e da quel solco vibrano, lo faranno per sempre; sono esperienze, ricordi, autentici pezzi del nostro vissuto.