È proprio necessario parlare e scrivere di pubblici, al plurale? L’offerta di questa settimana contiene titoli per gusti diversi (e pochi validi, per la verità). Eppure uno stesso spettatore potrebbe guardare “Beverly Hills Cop III”, martedì, in attesa di “Blade Runner“, giovedì; un altro scegliere “Le ali della libertà” e qualche giorno dopo “Harry ti presento Sally”, tra i titoli più belli del 1994; un altro ancora rivedere, per l’ennesima volta, “Terminator” senza per questo rinunciare al “Pianista” di Polanski.
Le nostre giornate sono una somma di sfaccettature, sapori diversi, stridii e rimestio di sensazioni? Il cinema è fatto degli stessi umori. E alla sera, davanti a un film, per 90-140 minuti che siano, siamo tutti uguali.