Easy Girl

Easy Girl


Will Gluck

Commedia | Usa
(2010)
La scomparsa di John Hughes ha lasciato il segno nel cuore dei giovani cineasti statunitensi. Dopo “Parto col folle” che omaggiava, rifacendolo, “Un biglietto in due”, è il turno di “Easy Girl”. Teen comedy di ambientazione liceale in cui la protagonista, guarda un po’, si lamenta che non vengano più girate commedie come quelle degli anni ’80, e che “la sceneggiatura della propria vita” non sia stata curata da John Hughes. Sullo schermo scorrono immagini e citazioni da tante pellicole di quegli anni, dal cult “Non per soldi…ma per amore”, esordio alla regia di Cameron Crowe, congelato nel fotogramma iconico di John Cusack che regge lo stereo tra le mani e fa ascoltare all’amata “In Your Eyes” di Peter Gabriel, a “Sixteen Candles”, sino all’immancabile “Breakfast Club” (il film si chiude con “Don’t You (Forget About Me)” dei Simple Minds”), ma i riferimenti risulteranno oscuri al pubblico nostrano. Il film di Will Gluck mira soprattutto a ritrovare la verve e la leggerezza di tocco di quelle commedie. Azzerrando le volgarità e inventandosi una protagonista fuori dall’ordinario, disincantata, cinica, ma sotto sotto terribilmente romantica (la interpreta la brava Emma Stone, una specie di Molly Ringwald degli anni duemila…ma più bella!).

 

In filigrana, ma senza calcare troppo la mano, una riflessione sulla necessità della menzogna nella nostra società, sull’importanza dell’apparire sopra all’essere, sul bigottismo e il puritanesimo (i fondamentalisti religiosi sono un bersaglio facile però) di una cultura che a parole si dice libertaria e moderna, ma nei fatti, dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi, non ha fatto molti passi avanti (nonostante i social network permettano al pettegolezzo una più celere diffusione): azzeccata l’idea di aggiornare al presente “La lettera scarlatta” di Hawthorne (1850) con l’eroina di turno che sfida le maldicenze dei compagni di scuola stampigliandosi una fiammeggiante “A” sui vestiti. La regia è inesistente, c’è qualche lungaggine di troppo, il film ruota tutto attorno ai dialoghi spumeggianti di Bert V. Royal, che ricordano a tratti lo stile di Diablo Cody, ma soprattutto sono segnati dall’influenza di serial post moderni come “Gilmore Girls – Una mamma per amica” (la logorrea della protagonista, i riferimenti alla pop culture, spesso intraducibili e di fatti mal tradotti), ma la visione è resa piacevole dal ricco e simpatico cast di contorno, su cui svettano i genitori hippie Stanley Tucci e Patricia Clarkson, e Malcom McDowell nel ruolo del preside conservatore (scelta geniale).

Non sarebbe guastata però un po’ più di cattiveria o precisione sociologica: i film di John Hughes sono ricordati come classici, o comunque commedie sopra la media, poiché conservano (anche gli episodi più frivoli come “Una pazza giornata di vacanza”) una vena malinconica e un sottofondo di fragilità e anticonformismo (bersagli principali scuola e famiglia) che li rende parenti prossimi del cinema di Richard Linklater e di altri paladini della generazione X dei ’90. In “Easy Girl” tutto ci suona un po’ troppo accomodante, buonista, fasullo: dalla famiglia di Olive, non convenzionale certo, ma sempre disponibile nei confronti della figlia, pronta a perdonarle qualsiasi errore, incapace di credere, anche solo per un secondo, alle voci riguardanti la promiscuità della giovane, alle abitazioni, sempre troppo belle e troppo grandi, ai personaggi secondari, decisamente troppo “cool” e impostati (l’amica sboccata, Todd, il vero amore di Olive) per essere davvero interessanti. Nonostante ciò, viste le commedie neovolgari che infestano le nostre sale, trattasi di acqua fresca, e non ci sentiamo di essere troppo cattivi.

03/03/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Easy A
Distribuzione
Sony Pictures
Durata
92'
Sceneggiatura
Bert V. Royal
Fotografia
Michael Grady
Scenografie
Marcia Hinds
Montaggio
Susan Littenberg
Musiche
Brad Segal
Costumi
Mynka Draper

Trama

La bella e anticonformista Olive, per aiutare un amico omosessuale, finge di aver fatto sesso con lui. Questa bugia darà il via ad una catena di pettegolezzi e malelingue che faranno di Olive un'emarginata.
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