In filigrana, ma senza calcare troppo la mano, una riflessione sulla necessità della menzogna nella nostra società, sull’importanza dell’apparire sopra all’essere, sul bigottismo e il puritanesimo (i fondamentalisti religiosi sono un bersaglio facile però) di una cultura che a parole si dice libertaria e moderna, ma nei fatti, dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi, non ha fatto molti passi avanti (nonostante i social network permettano al pettegolezzo una più celere diffusione): azzeccata l’idea di aggiornare al presente “La lettera scarlatta” di Hawthorne (1850) con l’eroina di turno che sfida le maldicenze dei compagni di scuola stampigliandosi una fiammeggiante “A” sui vestiti. La regia è inesistente, c’è qualche lungaggine di troppo, il film ruota tutto attorno ai dialoghi spumeggianti di Bert V. Royal, che ricordano a tratti lo stile di Diablo Cody, ma soprattutto sono segnati dall’influenza di serial post moderni come “Gilmore Girls – Una mamma per amica” (la logorrea della protagonista, i riferimenti alla pop culture, spesso intraducibili e di fatti mal tradotti), ma la visione è resa piacevole dal ricco e simpatico cast di contorno, su cui svettano i genitori hippie Stanley Tucci e Patricia Clarkson, e Malcom McDowell nel ruolo del preside conservatore (scelta geniale).
Non sarebbe guastata però un po’ più di cattiveria o precisione sociologica: i film di John Hughes sono ricordati come classici, o comunque commedie sopra la media, poiché conservano (anche gli episodi più frivoli come “Una pazza giornata di vacanza”) una vena malinconica e un sottofondo di fragilità e anticonformismo (bersagli principali scuola e famiglia) che li rende parenti prossimi del cinema di Richard Linklater e di altri paladini della generazione X dei ’90. In “Easy Girl” tutto ci suona un po’ troppo accomodante, buonista, fasullo: dalla famiglia di Olive, non convenzionale certo, ma sempre disponibile nei confronti della figlia, pronta a perdonarle qualsiasi errore, incapace di credere, anche solo per un secondo, alle voci riguardanti la promiscuità della giovane, alle abitazioni, sempre troppo belle e troppo grandi, ai personaggi secondari, decisamente troppo “cool” e impostati (l’amica sboccata, Todd, il vero amore di Olive) per essere davvero interessanti. Nonostante ciò, viste le commedie neovolgari che infestano le nostre sale, trattasi di acqua fresca, e non ci sentiamo di essere troppo cattivi.
03/03/2011