Material Love

Material Love


Celine Song

Commedia, Sentimentale | Usa
(2025)

“I’m a voluntary celibate”, “Sono una celibe volontaria”, dice all’inizio di “Material Love” la protagonista Lucy (Dakota Johnson). L’espressione inglese fa il verso al termine, associato agli uomini, “involuntary celibate” (abbreviato “incel”), da diverso tempo in uso e recentemente tornato al centro della discussione con la serie “Adolescence“. La donna è single per scelta, che nel suo caso è intenzionale, senza autoproclamarsi vittima e accusare l’altro sesso. Qui si racchiude molto del senso dell’opera seconda della regista/sceneggiatrice Celine Song che, dopo il successo di “Past Lives“, ottiene un budget più alto e nomi di richiamo nel cast, riproponendo e allo stesso tempo amplificando alcuni dei fili narrativi del suo esordio.

“Material Love” racconta di Lucy, matchmaker di facoltosi clienti a New York, per i quali organizza appuntamenti con la potenziale anima gemella. Alla ricerca dell’uomo giusto anche per sé, ritrova per caso il suo ex-compagno John (Chris Evans), proprio quando sta imbastendo una relazione con Harry (Pedro Pascal).

Da “Past Lives” torna la storia di un triangolo sentimentale con al centro la figura femminile, che allo stesso tempo non marginalizza quelle maschili, e soprattutto l’analisi di come si costruisce una relazione attraverso, o malgrado, le moderne tecnologie. Nel primo film, Facebook e Skype erano lo strumento con cui i due protagonisti tornavano in contatto dopo decenni e poi si ritrovavano. In “Material Love”, social network, messaggi e commenti online giocano un ruolo cruciale e in fondo gli stessi matchmaker sono una versione in carne e ossa delle dating app, a cui affidarsi per algoritmici appuntamenti, basati su freddi parametri (altezza, età, reddito) prima che su calde questioni di cuore.

Nel film, la dimensione del matchmaking funge da metacommento per il genere di riferimento, la commedia romantica, atto a metterne in luce i meccanismi e a demistificarli senza mai sconfessarli del tutto, riuscendo a dare nuova linfa a un genere che, dopo i fasti degli anni 90, oggi per lo più trova spazio sulle piattaforme streaming, con pochi casi di successo in sala (“Tutti tranne te”). Ai suoi clienti, Lucy sottolinea la differenza tra amore e matrimonio, non nasconde il fatto che quest’ultimo è un affare, un contratto per la vita a seguire, nonché il fatto che ciascuno di loro viene classificato in base al proprio valore di mercato. Una lucida presa di coscienza per i personaggi e lo spettatore: la realtà, almeno all’inizio della storia, vince sulla favola hollywoodiana.

Allo stesso tempo, con una protagonista donna cambia la tipica prospettiva maschile del racconto: la presa di posizione si evidenzia nella battuta riportata in apertura e soprattutto nelle direttrici dello sguardo: entrambe esprimono un’inversione attraverso una significativa variazione. In “Colazione da Tiffany”, il primo incontro tra Paul e Holly avviene quando lui si affaccia alla finestra sentendo lei cantare nell’abitazione dirimpetta. Primo piano su di lui, stacco su di lei in campo medio, raccordo sull’asse che le si avvicina, primo piano di lui, primo piano di lei. La messa in scena segue le regole della Hollywood classica, secondo cui era preferibile evitare due zoom consecutivi per non esplicitare la presenza della macchina da presa e di conseguenza rompere l’incantesimo della narrazione cinematografica. Allo stesso tempo, tale modalità rende implicitamente l’idea, poi divenuta standard, che è la donna a nascere dallo sguardo (e dal desiderio) maschile. Impostazione che successivamente diverse cineaste hanno volutamente ribaltato, sia in territori indie (Eliza Hittman in “It Felt Like Love“) sia in quelli mainstream (il primo incontro tra Ami e Laurie nel “Piccole donne” di Greta Gerwig). Così accade all’inizio di “Material Love”: Lucy passeggia per le vie della città e improvvisamente rivolge con convinzione lo sguardo a un uomo che le è appena passato accanto. “Sei single?”, gli chiede prima di presentarsi e porgergli il suo biglietto da visita. La dinamica rilegge inoltre l’idea di “andare a caccia”: da una questione maschile e sessista a una femminile e affaristica.

Il lavoro sul genere e gender è riscontrabile anche nel modo in cui le clienti di Lucy tanto quanto devono sottostare ad aspettative e norme sociali nella scelta del partner, tanto loro stesse le applicano, ponendosi dunque sullo stesso piano rispetto alle loro controparti di cui sembrano convidere il mindset. O quanto meno ci provano: in quanto il film mostra come gli abusi che subiscono le donne non sono certo in diminuzione nella società contemporanea. Se inoltre la rom-com, assumendo una prospettiva maschile, riduce spesso lo spazio per il personaggio femminile, mera funzione del protagonista, così accade all’inverso in “Material Love” per i caratteri di Harry e John, due poli opposti del triangolo. La differenza sta in come la sceneggiatura di Song riesca, in pochi tratti, a delinearli con cura, soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Evans. Harry è un uomo molto ricco e in carriera, un partito perfetto per la donna, incarnando l’ideale del matrimonio, del calcolo, una scelta di testa. Il secondo vive con scapestrati coinquilini alla giornata e, mentre lavoricchia come cameriere per tirare avanti, sogna di diventare un attore: incarnazione dell’ideale di amore, dei sentimenti, una scelta di cuore.

Paradossalmente, a convincere meno è invece il personaggio di Johnson, che, seguendo le direttive di una certa narrazione contemporanea al femminile (“Fleabag”, “Frances Ha“), è un’eroina moderna incasinata e fragile, come lei si rivela ben presto, che lo spettatore è invitato ad accettare e, in misura differente, a ritrovarsi. Song però smussa gli anfratti più problematici e scomodi della sua figura, rendendola meno sfaccettata e dunque perdendo il confronto con i titoli citati.

A fronte della direzione intrapresa, il punto di forza del film sta poi nel chiudere il cerchio giungendo alla conclusione, quando torna nei binari più consolidati del genere, alla luce però della sensibilità che protagonisti e spettatori hanno maturato nel corso della visione. No, “Past Lives” non era un caso isolato, Celine Song non era un fuoco di paglia.

30/08/2025

Cast e credits

Titolo Originale
Materialist
Distribuzione
Eagle Pictures
Durata
117'
Produzione
2AM, Killer Films
Sceneggiatura
Celine Song
Fotografia
Shabier Kirchner
Montaggio
Keith Fraase
Musiche
Daniel Pemberton

Trama

Una giovane e ambiziosa combina-coppie di New York si ritrova a dover scegliere tra l’uomo ideale e il suo ex, tutt’altro che perfetto.
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