La trama di “Scarlet” prende curiosamente le mosse da una riflessione sull’Amleto: una delle opere fondamentali del teatro europeo si sviluppa interamente sul concetto di vendetta (in primis quella di Amleto contro lo zio e la madre, ma anche quella di Laerte contro Amleto). Sarebbe stato possibile scappare dalla spirale della violenza che la vendetta sempre genera? La protagonista del film si sostituisce, in questa versione alternativa, al principe Amleto, e similmente si dedica alla missione di vendicare il padre. E muore. Quindi tutto il film si svolge nell’Aldilà. Non temano i lettori, non è uno spoiler, è la premessa del film.
Ora, narrativamente, la scelta di spostarsi nell’aldilà non è efficacissima. Le regole dell’Aldilà in questo tipo di film sono sempre abbastanza confuse, pure la Pixar è rimasta parecchio infognata in “Soul“, e anche qui non si capisce mai bene come scorra il tempo, come siano messe le distanze, come funzionino i corpi (?), quale sia lo scopo. D’altro canto l’aldilà dà chiaramente carta bianca a una persona con l’immaginazione fervida come Mamoru Hosoda per realizzare uno spettacolo visivo stupendo. Il drago, il cratere, l’oceano, il deserto: ci sono molteplici sequenze del film che non potranno che destare ammirazione anche nello spettatore più assuefatto all’arte degli anime.
Il percorso di evoluzione grafica di Hosoda (a partire dal seminale “Summer Wars” fino al più recente “Belle“) si è sempre basato sull’integrazione tra computer graphic solida e disegni tradizionali particolarmente leggeri e si conferma qui di altissimo livello, a partire dalle prime immagini in cui la vista dall’alto dell’Aldilà assume caratteri frattali quasi biologici, come se i canyon fossero le venature di una foglia o di capillari umani. Mentre la computer graphic veniva utilizzata nei film succitati esattamente per rappresentare il mondo altro creato dai software, qui viene utilizzata per descrivere un mondo fantastico ma fisico, avente quindi un livello di complessità molto maggiore. Oltre al disegno, sono molto belle anche le animazioni (forse il comparto più importante negli anime di questo decennio), dai combattimenti alle corse a cavallo, combinando dinamica dei personaggi e ampi, rapidi ed efficaci movimenti di macchina senza perdere in chiarezza. Il character design è incisivo anche nei personaggi secondari – sia quelli di ispirazione shakespeariana (Cornelius, Voltemand, due becchini che compaiono per meno di un minuto) che in quelli originali (la carovana di sbandati).
Torniamo al parallelo con Amleto. Al concetto di vendetta, l’arco narrativo della protagonista vede contrapporsi il concetto di perdono, anche grazie all’incontro con una persona che dedica la propria vita alla cura (bella idea) cioè a un infermiere della nostra epoca (scelta che narrativamente porta solo confusione). Tra eruzioni, torvi stormi di corvi, il percorso verso la redenzione (sia personale che politica) è però razionalmente/emotivamente piuttosto pallido.
Riassumendo, uno spunto interessante viene complicato eccessivamente dal punto di vista narrativo, ma questo è compensato da una dimensione grafica notevole. Se i fan di Hosoda non se lo possono ovviamente perdere, ci sentiamo di consigliarlo in generale a tutti i numerosi fan degli anime. Difficile però che sia di interesse per un pubblico più ampio.
07/03/2026