Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato

Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato


Peter Jackson

Azione, Commedia, Fantasy | Nuova Zelanda, Usa
(2012)
Con quasi tre miliardi al botteghino mondiale, una pioggia di Oscar e il benestare degli appassionati, la trilogia de “Il signore degli anelli” è diventata uno dei fenomeni popolari cinematografici più acclamati dello scorso decennio: era inevitabile quindi che anche “Lo Hobbit”, breve romanzo illustrato pubblicato da J.R.R. Tolkien sul finire degli anni ’30, che funge da antefatto alla più celebre trilogia dell’anello, venisse ridotto (parola non proprio consona in questo caso) per il grande schermo. Un progetto accarezzato già all’alba del successo de “Il ritorno del Re”, ma che ha stentato poi a concretizzarsi. Infiniti problemi produttivi, legali (dispute con gli eredi di Tolkien) e finanziari, culminati con la bancarotta della MgM (causa anche dell’insolito iato tra gli ultimi due film della saga di 007) hanno portato la cancellazione del film molto vicina alla realtà. Nel frattempo, il regista incaricatosi dell’impresa, il visionario Guillermo Del Toro, dopo aver speso quattro anni della sua vita nell’ambizioso progetto (realizzare due film back to back) decide di abbandonare la nave per dedicarsi ad altro (è rimasto in veste di co-sceneggiatore) e subentra il “solito” Peter Jackson, che aveva detto che con nani ed elfi non voleva averne più a che fare.

Le controversie e i problemi continuano, a partire dalla scelta (opinabilissima) di splittare il romanzo di partenza (poco più di trecento pagine) in ben tre pellicole separate, che usciranno l’una alla distanza di un anno dall’altra. “Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato” è quindi il primo capitolo di una nuova trilogia. Messa da parte la sfida produttiva che era alla base dei film precedenti (portare sullo schermo un’opera giudicata infilmabile, affidarne le redini ad un regista sino ad allora impegnato in film horror a basso budget, realizzare il tutto in Nuova Zelanda), non restano molte frecce all’arco di Jackson: in questo caso sarebbero l’utilizzo della tecnologia 3D (che non aggiunge granché alla spettacolarità della visione) e la scelta di girare la pellicola a 48 fps (fotogrammi al secondo), anziché nei tradizionali 24. Che implicherebbe una maggior fluidità e nitidezza dell’immagine (soprattutto quella tridimensionale, generalmente dai toni più cupi) ma che nella realtà dei fatti finisce per conferire all’insieme un aspetto irrealistico, meccanico, fastidioso (senza contare il fatto che già da ora vengono segnalate della sale in cui la pellicola viene proiettata in maniera errata). Il tono picaresco del romanzo di Tolkien, molto lontano dall’epicità della trilogia successiva, più vicino alla fiaba per bimbi, è stemperato in una sceneggiatura che stenta a trovare una propria direzione: l’eccessiva dilatazione della durata è indifendibile ed è difficile credere che tre film fossero davvero necessari. Molti personaggi delle pellicole precedenti sono reinseriti in maniera pretestuosa e spesso mal diretti (l’incipit con Frodo- Elijah Wood e l’anziano Bilbo- Ian Holm, il concilio a Gran Burrone che riporta in scena l’elfo Galadriel- Cate Blanchett e Saruman- Christopher Lee), le libertà e le aggiunte rispetto all’opera originaria sono tantissime, e il coinvolgimento dello spettatore non scatta mai: tra un lunghissimo incipit ambientato nella Contea degli hobbit impostato su toni da commedia (l’incontro tra il giovane Bilbo Baggins e la compagnia dei nani), una parte centrale verbosa e autoreferenziale e una mezz’ora finale che tenta in extremis di recuperare l’epicità della trilogia precedente, l’insieme non ingrana mai.

L’umorismo infantile sin troppo insistito, le inspiegabili canzoncine, l’espansione non richiesta di personaggi appena menzionati nel romanzo (la sequenza con lo stregone Radagast il Bruno sembra uscire da “Le cronache di Narnia”) spezzano continuamente il ritmo del racconto che non riesce a ritrovare la tensione della saga antecedente. Inoltre, se nella trilogia de “Il signore degli anelli”, uno degli elementi più affascinanti era rappresentato dal perfetto amalgama tra gli effetti visivi della Weta e gli scenari mozzafiato offerti dalla Nuova Zelanda, qui Jackson e il suo team fanno uso e abuso della CGI. La componente artigianale che rendeva calorosa e “realistica” la precedente epopea è sacrificata in nome di un freddo digitale che invade prepotentemente ogni immagine (sino al nadir della battaglia finale contro goblin ed orchi) che non rende dissimile questo “Lo Hobbit” dalla tanto criticata seconda trilogia di “Star Wars” diretta da George Lucas.

Ed è proprio questo il fallimento più grande di Peter Jackson, il suo aver abbassato le ambizioni all’altezza di un qualsiasi blockbuster medio sfornato da Hollywood negli ultimi tempi, smarrendo lungo il cammino la magia e l’urgenza che avevano reso “Il signore degli anelli” un classico del cinema fantasy. In attesa di vedere i capitoli successivi (in uscita a Natale 2013 e 2014), ma, a questo punto, pieni di dubbi.

12/12/2012

Cast e credits

Titolo Originale
The Hobbit: An Unexpected Journey
Distribuzione
Warner Bros Italia
Durata
169'
Sceneggiatura
Guillermo Del Toro, Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens
Fotografia
Andrew Lesnie
Scenografie
Dan Hennah
Montaggio
Jabez Olssen
Musiche
Howard Shore
Costumi
Richard Taylor, Bob Buck, Ann Maskrey

Trama

L'antefatto della trilogia de "Il signore degli anelli": lo hobbit Bilbo Baggins, accompagnato da un gruppo di valorosi nani, parte per una pericolosa avventura alla ricerca di un tesoro custodito dal temibile drago Smaug
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