Ma se Stallone & Co. non si sentono ancora pronti al pensionamento, stavolta ci penserà il box office a mandarceli. Anche (ma non solo) a causa di un leak del film reso disponibile per il download quasi un mese prima dell’uscita in sala, “The Expendables 3” si è rivelato una cocente scotattura al botteghino, incassando sinora meno della metà dei precedenti capitoli. Un peccato, tutto sommato, perché le rocambolesche missioni di Barney Ross e dei suoi colleghi “sacrificabili” suscitano simpatia, riportano alla mente un cinema di genere fatto di carne, sudore e pallottole, che non trova più un posto e un pubblico nella nostra era digitale e post-umana, riflette con ironia sul tema della vecchiaia e instaura un bell’elogio dell’amicizia virile. Questo terzo capitolo è affidato ad un nuovo regista, l’australiano Patrick Hughes, autore di un sorprendente western urbano chiamato “Red Hill” (2010, da recuperare), che dimostra buon talento e senso del ritmo nelle sequenze action, senza svaccare nella farsa come Simon West nel precedente episodio. Stallone resta però il vero deus ex machina dell’operazione, in veste di protagonista, co-sceneggiatore e produttore, e qui cerca di trovare un compromesso tra il tono crepuscolare della prima pellicola e la virata ironica-auto referenziale del sequel.
Ci riesce, pur incappando in diversi problemi: un vistoso calo di tensione nella parte centrale, che senza gli storici protagonisti in scena gira un po’ a vuoto, un tasso di violenza e dettagli grafici decisamente edulcorato (è il primo film della serie ad essere classificato in patria PG-13, e si vede, record di morti ammazzati senza mostrare nemmeno una goccia di sangue), e soprattutto un surplus di personaggi che taglia inevitabilmente con l’accetta psicologie e momenti memorabili (a rimetterci sono soprattutto Jet Li, Schwarzenegger e Wesley Snipes). D’altro canto, le new entry sono la vera raison d’etre di questo sequel, e non deludono le aspettative: Gibson è in formissima nel ruolo del cattivo Stonebanks, un ex-mercenario amico di Ross che ha scelto venire a patti con la propria moralità e vendersi al miglior offerente, Antonio Banderas ruba la scena a tutti nei panni del logorroico e insicuro Galgo, e Harrison Ford è un agente governativo cinico ed elegante che non fa rimpiangere l’assenza di Bruce Willis. Gli si perdonano molte a cose a Stallone, dal plot più esile che mai, gli effetti digitali (pochi) davvero cheap, in virtù di una visione del cinema e della vita singolari e anacronistici come le giacche indossate dal suo personaggio durante il film.
E’ solo un puro, sciocco, divertissement, probabilmente. Ma chi sa a cosa va incontro sicuramente non potrà non divertirsi.
04/09/2014