Saturday Fiction

Saturday Fiction


Lou Ye

Thriller | Cina
(2019)

Prima di addentrarci nella disamina di “Saturday Fiction” vale la pena ricordare i trascorsi del suo regista perché Lou Ye conosciuto a livello internazionale per “Summer Palace” (2006), vincitore del premio alla migliore sceneggiatura nella 62esima edizione del festival di Cannes, è stato nel recente passato tra i registi più osteggiati dal governo cinese per la trattazione di temi legati all’identità sessuale ma anche per la presa di posizione nei confronti di alcune delle questioni politiche più complesse del suo paese. Dunque, il fatto di vedere il logo ufficiale del governo cinese in apertura dei titoli di testa del suo nuovo film è qualcosa da tenere in considerazione alla luce della storia che vi si viene raccontata. Non c’è dubbio infatti che la vicenda di “Saturday Fiction” sia di quelle che in Cina mettono d’accordo tutti poiché  a farla da padrone è la spy story scaturita dal ritorno nella Shanghai del 1941 di una famosa attrice – Jean Yu interpretata dalla star Gong Li – la quale, con la scusa di recitare nella pièce teatrale (intitolata appunto “Saturday Fiction”) allestita dell’ex amante, viene incaricata, per conto degli alleati, di raccogliere informazioni sull’invasore giapponese. Invero, a stare a cuore all’autore è ben altro, come ci si accorge quando ad un certo punto, davanti ai nostri occhi appare di nuovo la sequenza iniziale, quella in cui il gruppo di coppie danzanti fa da cornice all’incontro tra la donna e il suo innamorato. Considerando che la riproposizione della stessa diventerà il leitmotiv della storia, presentandosi ogni volta differenziata di poco da quella precedente e comunque in perfetta continuità con il resto della narrazione, appare chiaro come a lavorare in sottofondo sia qualcosa che va al di là delle dinamiche di genere. Per esempio il rapporto tra arte e vita, sviluppato attraverso il cortocircuito prodotto dalla contiguità del lavoro ufficiale di Jean Yu, relativo al suo essere un attrice di fama internazionale, e quello segreto, svolto a favore degli alleati e contro i nemici dell’Asse, in cui, come nel primo, la donna è chiamata a recitare una parte. Una dimensione, quella vissuta dalla protagonista, che nel film di Lou Ye diventa metafora della condizione umana allorquando, con il passare dei minuti, si capisce che indipendentemente dalla funzione svolta all’interno della storia, nessuno dei partecipanti è essente da essa, e che dunque ad andare in scena sotto mentite spoglie è il gioco della parti di una commedia umana che coinvolge tanto i personaggi quanto gli spettatori.

Ma non finisce qui, perché lungi dal presentarci una figura monocorde e funzionale ai cliché tipici del genere, in questo caso ritagliati sul ruolo della dark lady seducente ma letale, “Saturday Fiction” riserva alla protagonista la possibilità di ritagliarsi all’interno del ruolo un’autonomia psicologica destinata a fare da controcanto all’escalation dell’avventura spionistica, nella resa del deragliamento psicologico causato dalla frequentazione di un mondo in cui tutti, nessuno escluso, fingono di essere ciò che non sono. Così facendo, al filone principale, dedicato all’evolversi del complotto ordito dalle forze presenti sul terreno dello scontro, se ne affianca un secondo, conseguenza del primo, che dà conto del progressivo distacco dalla realtà da parte della protagonista, di cui a un certo punto diventa impossibile decifrare le azioni, spesso incoerenti rispetto alle carte – soprattutto sentimentali – messe in tavola. Che poi Lou Ye abbellisca il tutto con un elegante e fumoso bianco e nero, scelto per le sue caratteristiche evocative e, insieme, come riflesso della natura fantasmatica dei personaggi, diventa quasi superfluo. Più interessante è invece la scelta di replicare nello stile del film il dualismo dei personaggi, alternando riprese frenetiche e convulse, quelle dedicate alla performance fisica e alla ricerca del ritmo, ad altre più statiche e di pura ambientazione, in cui la ricerca informativa si traduce in dialoghi e parole. Inserito nel concorso ufficiale della Mostra del cinema di Venezia, “Saturday Fiction” non mancherà di trovare i suoi estimatori.

05/09/2019

Cast e credits

Regia
Lou Ye
Titolo Originale
Lán xīn dà jùyuàn
Durata
126'
Produzione
Bai An Films, Qianyi Times, Tianyi Movie & Tv, United Entertainment Partn, Ying Films, Zhuoran Films
Sceneggiatura
Ma Yingli
Fotografia
Zeng Jian
Scenografie
Zhong Cheng
Montaggio
Lou Ye, Feng Shan Yulin
Costumi
Linlin May

Trama

1941: sin dall’occupazione giapponese, la Cina è terreno di una guerra di intelligence tra gli Alleati e le potenze dell’Asse. La celebre attrice Jean Yu ritorna a Shanghai, apparentemente per recitare in Saturday Fiction, diretta dal suo ex amante. Ma qual è il suo vero scopo? Liberare l’ex marito? Carpire informazioni segrete per le forze alleate? Lavorare per il padre adottivo? O fuggire dalla guerra con il suo amato?
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