Taking Woodstock

12-01-2010
Realizzare un film su Woodstock tralasciandone (quasi) totalmente la componente musicale è un bel paradosso, e quindi non stupisce che l’ultima fatica di Ang Lee, “Motel Woodstock”, abbia fatto storcere il naso agli irreducibili appassionati del famigerato festival hippie. Non sorprende perciò che la relativa colonna sonora appaia un po’ “tirata via”. Sì, ci sono le musiche originali di Danny Elfman, ma qui il compositore di fiducia di Tim Burton sembra aver lavorato con la mano sinistra: tracce come “Elliot’s Place” o “Taking Woodstock Titles”, brevi e leggere, con le loro chitarrine folk e il clarinetto molto sixties, funzionano bene come sottofondo, ma da sole risultano timide, anonime. Il resto è più o meno quello che ci aspetterebbe da una colonna sonora su un film su Woodstock, salvo due eccezioni: i Doors con “Maggie M’Gill” (da “Morrison Hotel”) e i Love con la famosa “Red Telephone”, che non si sa bene che centrino con la tre giorni rockettara (visto che nemmeno ci hanno suonato).

 

Altri nomi noti: Crosby, Stills & Nash, Grateful Dead, Canned Heat, Jefferson Airplane, tutti, rigorosamente, con registrazioni live, ma non necessariamente con i loro pezzi più significativi o belli. Meglio, decisamente, l’esplosiva Janis Joplin con “Try (Just A Little Bit Harder)”, o The Band, che commuove con “I Shall Be Released”. Per l’occasione Richie Havens ha registrato una nuova versione della sua “Freedom” (brano improvvisato alla fine della sua esibizione a Woodstock): è diversa da quella che tutti gli amanti del rock conoscono, più “controllata” e vibrante, ma funziona dannatamente bene.