Questa divagazione funk non distrae troppo dal resto del disco, improntato su coordinate ben più malinconiche: si va da super classici come Crosby, Stills, Nash & Young a moderne icone come Elliott Smith (la sua bellissima “Angel in the Snow”, dal postumo “New Moon“, si addice perfettamente alla sequenza in cui Clooney torna a far visita al suo vecchio liceo). Perfino due irriducibili bluesman come Dan Auerbach dei Black Keys e il chitarrista Roy Buchanan sono presenti con selezioni inaspettatamente minimali e acustiche. In particolare il primo, con la sua “Goin’ Home”, regala il momento più toccante del disco, assieme alla title track di Kevin Renick (“Up in the Air”, appunto), songwriter improvvisato, che ha mandato la sua canzone a Reitman dopo aver perso davvero il lavoro come i protagonisti del film. Piuttosto centrati pure i due brani strumentali del misconosciuto Charles Atlas, in particolare “Genova”, che con i suoi quasi otto minuti sconfina in territori ambient e slow core vicini a Mogwai e Low.
Abbastanza ininfluenti i due brevi estratti dalle composizioni originali di Rolfe Kent, puro supporto alle immagini (in particolare l’etnica “Security Ballet” che commenta le rigide pratiche aeroportuali di Clooney). Consigliata, così come il film.