Merito, come sempre, della scaltra Alexandra Patsavas, music producer di serial di successo come “The O.C.”, “Gossip Girl” e “Mad Men”, che han fatto dei brani in colonna sonora uno dei loro punti forti. Per il capitolo finale della saga vampiresca l’atmosfera è più distesa e “raccolta” rispetto alle prove precedenti, con un sacco di brani che parlano di “dirsi addio” e “salutarsi”, coerentemente con il clima di commiato della pellicola di Bill Condon. Se St. Vincent ritrova nel glam rock di “The Antidote” lo spirito punk che animava i suoi primi due lavori e che era (parzialmente) assente nell’ultimo “Strange Mercy“, il resto del disco è sospeso tra new wave, ritmi elettronici e ballatone folk. L’unica traccia che pare davvero fuori luogo è l’immancabile singolone scalaclassifiche dei Green Day, “The Forgotten”, scialbissima power ballad che ricorda involontariamente “Don’t Look Back In Anger” degli Oasis. Convince invece Passion Pit con il funky danzereccio di “Where I Come From”, emoziona Feist con l’intensità di “Fire In The Water”, figlia dell’intimismo dell’ultimo, ottimo, “Metals“. Non male anche Ellie Goulding, che, prodotta dal fidanzato Skrillex, confeziona con “Bittersweet” un electro pop di sicuro impatto, a metà via tra Bat For Lashes e Annie Lennox. Sempre animati da suoni sintetici e vagamente anni ’80 le prove dei The Boom Circuits (“Everything and Nothing”, che farà la gioia dei fan di OMD e New Order) e dei Pop Ect. (“Speak Up”).
La seconda parte dell’album regala meno sorprese, punta su nomi misconosciuti e diventa abbastanza monotona nel suo alternarsi di nomi maschili e femminili del nuovo panorama indie folk: tra i primi il più interessante è senza dubbio James Vincent McMorrow, che è andato a scuola da Damien Rice e Bon Iver, mentre delle seconde non è male Christina Perri, che riadatta, con tanto di orchestra alle spalle, il main theme della puntata precedente, “A Thousand Years”. Chiude il tutto la suite “Plus Que Ma Propre Vie” del “coeniano” Carter Burwell, già compositore del memorabile score del primo episodio della saga, ma in quest’occasione decisamente meno originale e convincente. Ancora una volta, insomma, un’interessante raccolta a supporto di un film tutt’altro che memorabile.