Alle prese con le musiche di un film, l’estroso islandese ha invece più spazio e libertà per sperimentare e improvvisare. Sono undici le tracce composte per l’occasione, perlopiù brevi momenti strumentali, che si segnalano però tutte in un modo o nell’altro, grazie ad intuizioni azzeccate e bizzarrie strumentali. “Whole Made of Pieces” e la title track rifuggono in crescendo orcherstrali (arrangiati da Nico Muhly) di grande impatto emotivo e di stampo classicamente cinematografico, mentre altri brani sono squisitamente eccentrici: “Brambles” è una ninna nanna eseguita con un pianoforte giocattolo, la sonata al pianoforte “scordata” e ubriaca di “Sink Ships” pare provenire da un altra dimensione, le atmosfere ambient e rilassate di “Humming” (con in sottofondo le onde che si infrangono sugli scogli), l’incedere post rock di “Sun” con i suoi eterei cori fantasma. Il caratteristico timbro vocale del folletto islandese contraddistingue le due tracce inedite che più si avvicinano alla “forma canzone”: la tenera ballata per pianoforte “Ævin Endar” che sfuma sulla note di “White Christmas”, e il singolo, scritto assieme a Crowe, “Gathering Stories“, che esplode tra percussioni incessanti e archi celestiali. Ci sono anche tre tracce dal primo lavoro solista di Jónsi, “Go” (2010), “Boy Lilikoi”, “Sinking Friendships” e “Go Do”,che si distanziano con decisione dal mood generale dell’album, con i loro ritmi danzerecci, la commistione tra orchestra ed elettronica, l’iperproduzione dell’insieme e il suo grandeur.
Non poteva mancare, infine, un brano dei Sigur Rós, in questo caso l’intensa “Hoppipolla” (da “Takk” del 2005), che i fan della band islandese riconoscono già come classico del loro repertorio. Benché leggermente disomogenea, una colonna sonora interessante , che cresce con gli ascolti, ingiustamente snobbata alla scorsa edizione degli Academy Awards.