Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto

Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto


Riccardo Milani

Commedia | Italia
(2020)

A quattro anni di distanza da “Come un gatto in tangenziale”, Riccardo Milani torna con il sequel  della commedia imperniata sempre su Antonio Albanese e Paola Cortellesi. I due, che nel precedente film da perfetti sconosciuti facevano balenare l’inizio di una relazione parallela a quella intrecciata dai rispettivi figli adolescenti, proseguono nella frequentazione. Il titolo della pellicola fa riferimento proprio alla difficoltà di coltivare una relazione tra persone profondamente diverse. A parte lo stratagemma narrativo che sacrifica il buon senso comune e che vede una pariolina frequentare un coatto di borgata, va riconosciuta al regista un’apprezzabile coerenza nella volontà di mettere a nudo i nodi al pettine della relazione che si erano profilati nel primo film; sotto questo aspetto, “Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto”, più che un seguito va considerato come una sorta di approfondimento del soggetto prescelto. Giovanni e Monica, apparentemente assai diversi non solo per stile di vita, fanno i conti con le difficoltà insite nel ruolo genitoriale agli occhi dei figli più che con quelle legate alla tenuta della loro rispettabilità sociale; tant’è vero che una delle sequenze chiave è quella della villeggiatura, quando il rimbrotto dei genitori ai figli si traduce in un boomerang.

Da questo punto di vista è innegabile che il messaggio di Milani va ben al di là della comicità farsesca. Tuttavia, ciò che sembra mancare nel film è un’adeguata messa in scena, una certa cura dei dettagli che, senza giungere all’alchemica precisione della commedia sofisticata americana e senza la pretesa di rivaleggiare con quella nostrana d’autore, avrebbe portato a ben altri esiti. Non che manchi infatti la duttilità degli interpreti principali: Albanese e la Cortellesi si calano a meraviglia nei loro ruoli incarnando più che plausibilmente due modelli della società italiana del terzo millennio, e la loro espressività trascende le gag e le singole battute di dialogo. Tanto lui è credibile nella goffa bonarietà dei propositi, quanto lei è a suo agio nel gestire da par suo il menage familiare. Ciò che stride è l’inconsistenza macchiettistica di altri personaggi, come quello impersonato da un Claudio Amendola in versione galeotta, e che sembra dover tornare in carcere perché non ha molto da dire sulla scena; o come le gemelle della famiglia di lei, decisamente stantie e prevedibili, ancorchè cleptomani. Ancora, le parentesi oniriche di Giovanni poco aggiungono al protagonista maschile, e per quanto compaia qualche citazione cinefila, come la religiosa che fa il verso a Bengt Ekerot de “Il settimo sigillo” o le gemelle, copia (e coppia) extralarge di quelle che appaiono al Danny di “Shining“, il tutto è semplicemente una variazione sul tema della paura tragicomica sul modello di tanta cinematografia d’oltreoceano, e non conduce lo spettatore da nessuna parte.

In “Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di morto” a latitare è la macchina da presa consapevole dei propri mezzi espressivi. Inquadrature dall’alto ridondanti, rari i totali che sintetizzino iconicamente le contraddizioni e le distanze tra i personaggi; sempre la necessità di operare degli stacchi, quasi a mostrare al pubblico una sola cosa per volta, a imbandirgli un cibo precotto, quando non predigerito, esentandolo financo dal diritto-dovere della masticazione. Non molto meglio la fotografia, uniforme e monotona; eppure le location sono quanto di più diverso si possa pensare, visto che si passa dalla borgata alla spiaggia, indi ai palazzi in vetro-cemento delle istituzioni europee, al chiuso di quelle religiose o ai vernissage a scopo benefico. In definitiva, il sequel rappresenta un prodotto cinematografico più riuscito rispetto al suo antecedente perché porta i sentimenti a non essere semplicemente enunciati, ma a misurarsi nella pratica della quotidianità, in un terreno di gioco in cui la coerenza è il prezzo da pagare nel caso in cui si vogliano imporre delle regole. Ciò detto, il film è dunque lontano dalle prove migliori dello stesso autore, come “Auguri professore” (1997) e soprattutto “Piano, solo” (2007) poiché mostra ancora i punti deboli di “Mamma o papà?” (2017) e “Ma cosa ci dice il cervello?” (2019).

04/09/2021

Cast e credits

Distribuzione
Vision Distribution
Durata
109'
Produzione
Wildside
Sceneggiatura
Paola Cortellesi, Riccardo Milani, Giulia Calenda, Furio Andreotti
Fotografia
Saverio Guarna
Scenografie
Maurizia Narducci
Montaggio
Patrizia Ceresani, Francesco Renda
Musiche
Andrea Guerra
Costumi
Alberto Moretti

Trama

Dopo che Monica, grazie a Giovanni, ha potuto commutare la propria pena detentiva in un’attività benefica presso un’istituzione religiosa, i due continuano a frequentarsi ignari del fatto che i rispettivi figli adolescenti facciano altrettanto. Quando questi ultimi rientrano dall’Inghilterra e i genitori vorrebbero ufficializzare la loro relazione, si scopre che la figlia di Giovanni aspetta un bambino.   

 
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