Crash

TRACKLIST

1. Crash 3:36
2. CineTerra 1:04
3. Mechanism Of Occupant Ejection 2:05
4. Mirror Image 3:25
5. Where's The Car? 2:39
6. Sexual Logic 4:07
7. Road Research Laboratory 2:12
8. Mansfield Crash 3:36
9. Chromium Bower 3:39
10. A Benevolent Psychopathology 2:23
11. Two Semi-Metallic Human Beings 2:22
12. Triton 2:45
13. Accident... Accident... 2:59
14. A Crushed Convertible 1:55
15. Prophecy Is Dirty And Ragged 5:50

Howard Shore

Crash

(Milan Records) 1996

elettroacustica, post rock, sperimentale

di Giuseppe Grosso Ciponte

Tra le decine di colonne sonore composte da Howard Shore, ci sono film di successo come "Il silenzio degli innocenti", "Philadelphia" e "Seven".
Shore ha suonato dal 1969 al 1972 con la band Lighthouse. È uno degli ideatori del "Saturday Night Live" e ne ha curato la direzione musicale dal 1975 al 1980.
Nel 2002 Shore ha vinto il premio Oscar per la colonna sonora di "Il Signore degli Anelli: la Compagnia dell'Anello". La collaborazione con David Cronenberg è duratura, proficua e artisticamente interessante: "Brood", "Scanners", "Videodrome", "La mosca", "Inseparabili", "Il pasto nudo", "M. Butterfly", "Crash" e "Spider".

In "Crash", la psicopatologia è un nuovo territorio da esplorare e il sesso intellettualizzato piega il piano estetico a una logica scientifica tragica e apocalittica.
Tra queste due polarità si muove il romanzo estremo e sperimentale di Ballard da cui è tratto il film omonimo di Cronenberg. Crash narra una parodica "contro-iniziazione" di fine millennio: il culto del "car crash" in cui l'incidente, l'impatto e il rischio di morte sprigionano un'inaudita forza sessuale. Lo "strumento magico" che permette agli officianti di praticare il culto è, secondo il "sacerdote" Vaughan, un incidente stradale che è "un evento legato alla fertilità invece che alla distruzione […] perché trasmette la sessualità di quelli che sono morti". La strumentazione adottata dal compositore canadese è piuttosto particolare: sei chitarristi, guidati da Robert Pilch, tre arpisti classici, tre fiati e tre percussionisti. Le chitarre suonano come in un quartetto d'archi, le arpe "doppiano" il tema dei chitarristi, il resto della strumentazione interviene a singhiozzo.
Shore ha usato anche un vecchio Synclavier per registrare dei suoni "sottili", difficilmente distinguibili durante la visione (ma anche ascoltando il cd).
Un ruolo altrettanto importante lo hanno svolto gli ingegneri del suono: rumori di motore, pneumatici che stridono, freni che urlano.

Tutto è stato poi riprocessato elettronicamente e integrato nella partitura. I musicisti hanno suonato in giorni diversi, anche se il tema musicale era spesso uguale. I ritmi di lavoro rispecchiano dunque la stratificazione del suono su diversi livelli apparentemente estranei, ricombinati da Shore in un'unica atmosfera.
Se tra gli strumenti non c'è unità di tempo, c'è invece unità di spazio: sempre lo stesso studio di registrazione, un po' artigianale, come ai tempi di "Videodrome". Shore ha dichiarato in proposito: "collego la registrazione a un posto specifico con un certo studio o console. Scrivo musica per certe stanze".
Questo modo di lavorare è da una parte il migliore per fondere in un unicum tema musicale e suono ambiente, d'altra parte è una modo di sentire vicino a gran parte della musica contemporanea in cui il tempo si fa spazio e viceversa. Il film oscilla tra cuore e lamiera, allo stesso modo la musica di Howard Shore oscilla tra arpa a chitarra elettrica. Si potrebbe quasi dire che la soundtrack di "Crash" assomiglia al cognome del suo compositore (seashore = spiaggia): arpeggi metallici si accavallano nella stessa direzione come onde che si frangono, confluendo le une dentro le altre in una sabbia gelida. È una sequenza allo stesso tempo algida e sinuosa che si perde in riverberi e note languide, fino a assumere i tratti insinuanti della suspence.

La colonna sonora suona come un'unica partitura, suite dissonante e metallica dove tutto suggerisce l'erotico sfregarsi delle lamiere. L'iterazione inquietante di suoni confluisce in note solitarie dalla durata abnorme che si perdono in non luoghi dall'eco eterno e circolare.