CAST & CREDITS

cast:
Johnny Depp, Timothy Spall, Paul Whitehouse, Barbara Windsor, Alan Rickman, Michael Sheen, Stephen Fry, Matt Lucas, Crispin Glover, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter, Mia Wasikowska, Marton Csokas

regia:
Tim Burton

durata:
108'

sceneggiatura:
Linda Woolverton, Lewis Carroll

fotografia:
Dariusz Wolski

scenografie:
Robert Stromberg

montaggio:
Chris Lebenzon

costumi:
Colleen Atwood

musiche:
Danny Elfman

Alice in Wonderland | Recensione | Ondacinema

Alice in Wonderland

di Tim Burton

fantastico, Usa (2010)

di Matteo De Simei

Voto: 4.0
Il 1865 segnò indelebilmente fortuna e virtù dello scrittore britannico Lewis Carroll. Fu in quell'anno che il cuore di Alice prese a battere e il celeberrimo paese delle meraviglie fiorì di magia e grottesco nonsense.
All'epoca Carroll non aveva neanche la più pallida idea di cosa fosse il "cinema" ma se soltanto il suo fantasma potesse a tutt'oggi sapere che la sua opera è stata oggetto di innumerevoli trasposizioni nel campo della settima arte, ne dedurrebbe che il 1865 ha rappresentato una vera e propria manna dal cielo non solo per la sua dote di scrittore, quant'anche per i soggetti e le sceneggiature della futura sfera cinematografica.
L'egemonia filmica di "Alice in Wonderland" è rappresentata in modo inconfutabile dal classico dell'animazione Disney datato 1951, che ne ha ereditato lo script originale in tutta la sua atmosfera fiabesca e trasognante, ponendo come fulcro tematico i caratteri del gioco (gli scacchi, le carte), i tratti dell'incantevole e dell'irreale (lo specchio, il grande e il piccolo, oltre alle bizzarre ricreazioni iconiche quali il narghilè del bruco, il doppiopetto del bianconiglio...) e circondata addirittura da quella sensazione infantile e demenziale (il "non compleanno" per esempio) tanto cara all'innocenza dei bambini.

Chi, meglio di Tim Burton, poteva ri-tuffarsi in questo bizzarro "sottomondo"? Chi se non lui, che ha fatto delle sue atmosfere oniriche un'importante marchio di fabbrica, poteva scivolare assieme ad Alice in quella portentosa tana che porta dritta dritta nel Paese delle meraviglie? Le aspettative che si vengono a creare sono tante ma come capita spesso in questi casi i problemi non sono mai pochi.
Dura quindi la missione per Tim Burton e per questo nuovo "Alice in Wonderland". Riuscire a ricreare una favola manipolata da più registi prima di lui (il migliore in tal senso è stato il ceco Jan Švankmajer), cercare di non far rimpiangere la perla d'animazione Disney puntando tutto sulla tecnologia e sull'estrosa prova attoriale.

Ma il risultato è ahimè deludente. Nel Paese delle meraviglie di Burton, di meraviglie ve ne sono davvero poche.
Le caricature attoriali sembrano più creature uscite dalla serie Fantaghirò di Lamberto Bava (la pergamena profetizzante definita "Oraculum", inventata di sana pianta così come gli esseri mostruosi denominati comicamente "Ciciarampa", "Grafobrancio", "Ciciacià"), e mentre alcune figure sembrano essere trattate in maniera veramente troppo superficiale come l'impalpabile regina bianca Anne Hathaway, altre ancora vengono ridicolizzate all'ennesima potenza, vedi il cappellaio matto interpretato da Depp (la "deliranza" è davvero il punto più basso mai raggiunto dal regista statunitense).
Non si può dire certo dire che manchi originalità, anzi è forse questo l'aspetto più deludente della pellicola, che invece di seguire il territorio letterario ha preferito cambiare rotta favorendo una raffigurazione del tutto sua, dove la bambina è in realtà un'adolescente alle prese con gli ostacoli sentimentali della vita reale o dove le peripezie della stessa nel corso del film sembrano attenersi davvero poco alle avventure riportate da Carroll, per giunta non riuscendo mai nella missione di sollevare riflessioni di un certo spessore (indigente quanto emblematico il finale).
Dulcis in fundo la nota più dolente, l'utilizzo di un 3D decisamente pleonastico, salvato solamente dall'ottima tecnologia visiva del motion capture che blocca alla perfezione i movimenti fulminei del folle Johnny Depp/Cappellaio.

Da segnalare il più che positivo esordio della ventenne australiana Mia Wasikowska, e l'ottima Helena Bonham Carter nelle vesti deformate di una cattivissima Regina Rossa. Affidabili come al solito le collaborazioni musicali di Danny Elfman e gli effetti speciali del duo Michael Lantieri/Michael Dawson. Decisamente troppo poco per un film così atteso e lontanamente osannato.
Burton scivola di nuovo come aveva fatto con il recente "La fabbrica di cioccolato" e invece di regalare magia come solo lui sa fare, offre solamente la più innovata, inutile, tecnologia.