CAST & CREDITS

cast:
Justina Machado, Zoë Soul, Kiele Sanchez, Zach Gilford, Carmen Ejogo, Frank Grillo

regia:
James DeMonaco

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
103'

sceneggiatura:
James DeMonaco

fotografia:
Jacques Jouffret

scenografie:
Brad Ricker

montaggio:
Vince Filippone, Todd E. Miller

costumi:
Hala Bahmet

musiche:
Nathan Whitehead

Anarchia - La notte del giudizio | Recensione | Ondacinema

Anarchia - La notte del giudizio

di James DeMonaco

horror, thriller, Usa/Francia (2014)

di Alex Poltronieri

Voto: 5.5
In un futuro prossimo gli Stati Uniti d'America saranno una nazione in pace, con un tasso di disoccupazione ai minimi storici, criminalità inesistente, povertà in diminuzione. Tutto ciò grazie a "Lo Sfogo" (The Purge), ovvero una notte all'anno in cui ogni crimine è legalizzato e impunito (anche l'omicidio), e dove la popolazione è libera di "purificarsi" e dare adito a ogni frustrazione sopita durante i precedenti 364 giorni.

Su questa idea, interessante ma molto approssimativa, poggia il film di James DeMonaco, sequel "nominale" de "La notte del giudizio", uscito in sala appena un anno fa riscuotendo un ottimo successo di pubblico. Con i film di DeMonaco la Universal potrebbe trovarsi davanti a una vera e propria miniera d'oro, un franchise inesauribile e dai costi di produzione modesti da sfruttare sino allo sfinimento: se l'idea di fondo, quella della notte di violenza, resta la medesima, cambiano personaggi principali e cornice, offrendo infinite sfumature e possibilità.
In questo primo seguito (ma già un terzo è stato annunciato) rispetto al prototipo, vero e proprio horror stile home invasion, si alza il tiro e aumentano le ambizioni di satira sociale e politica. L'idea vincente è quella di ampliare lo spettro d'indagine del regista: se al centro del film precedente c'era una famiglia altolocata e borghese, sotto la lente d'ingrandimento, in quest'occasione, c'è un gruppo di poveracci in fuga per le strade di una metropoli oscura, silenziosa e letale. Dagli spazi opprimenti e claustrofobici di una magione assediata da una banda di freak mascherati, stavolta si passa agli sconfinati canyon di cemento e ai palazzoni dei quartieri popolari di una città senza nome. Cambia anche il tono della pellicola, non più un teso horror come nel precedente capitolo, ma un thriller urbano che strizza l'occhio alla serie B anni 70-80: tornano alla mente in più di un'occasione "1997 - Fuga da New York" e "Distretto 13 - Le brigate della morte" di Carpenter, così come "I guerrieri della notte" di Walter Hill (gli squadroni della morte che setacciano la città in cerca di vittime, ognuno col proprio caratteristico make up) ma anche il filone post-apocalittico di George Miller e dei suoi "Mad Max". Più che il sangue versato stavolta sono i proiettili sparati a farla da padrone, e il vero protagonista della pellicola è un misterioso e ambiguo giustiziere (il tosto Frank Grillo) armato fino ai denti, alla guida di un'auto corazzata, che ricorda un po' il Punitore, un po' Charles Bronson (anche se alla fine pure lui si ravvede).

Tutti questi cambiamenti funzionano però più sulla carta che in pratica, perché i difetti del film di DeMonaco restano gli stessi dell'opera che l'ha preceduta. La confezione è tirata via, il cast scadente, la tensione va a corrente alternata, e soprattutto il sottotesto "critico" (e qui sta la maggior differenza rispetto ai capolavori a cui la pellicola vorrebbe rifarsi) è abbastanza ridicolo e raffazzonato. In dose addirittura rincarata in confronto al capostipite, si pigia il pedale sul parallelismo tra ricchezza e violenza, evidenziando come "lo sfogo" non sia nient'altro che un mezzo che il Potere utilizza per cancellare dalle grandi città le fasce più povere della popolazione (solo chi ha il denaro può permettersi di blindare la propria abitazione).
Tutto corretto, tutto condivisibile, ma sono discorsi che provengono dal prodotto di una major (produce Michael Bay, senza badare a spese) senza troppa convinzione, con svacchi continui (il personaggio del rivoluzionario di colore stile Che Guevara) e protagonisti inconsistenti per cui è impossibile provare empatia (a partire dalla coppietta in crisi che rimane con l'auto in panne nell'incipit).
I film di James DeMonaco, pur possedendo un certo potenziale, sono privi della giusta dose di follia, violenza e umorismo macabro che potrebbe renderli davvero memorabili. Insomma, l'anarchia del titolo nostrano rimane un miraggio pretestuoso. Sarà per la prossima volta, forse.