Recensioni

L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

di Cao Hamburger

drammatico, Brasile (2006)

CAST & CREDITS

cast:
Michel Joelsas, Germano Haiut, Paulo Autran, Daniela Piepszyk, Simone Spoladore, Caio Blat, Liliana Castro

regia:
Cao Hamburger

distribuzione:
Lucky Red

durata:
110'

sceneggiatura:
Claudio Galperin, Cao Hamburger, Braulio Mantovani, Anna Muylaert

fotografia:
Adriano Goldman

L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza | Recensione | Ondacinema

L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

di Cao Hamburger

drammatico, Brasile (2006)

di Rocco Castagnoli

Voto: 7.0
Il 70, calcisticamente parlando, è stato l'anno dei Mondiali in Messico. È stato anche, inevitabilmente, un anno fondamentale in particolar modo per due nazioni: l'Italia, che ha consegnato alla storia una delle più belle semifinali di sempre (Italia Germania 4 a 3, già soggetto e titolo di un film di Andrea Barzini), e soprattutto il Brasile, che quel Mondiale poi lo vinse, battendoci in finale e consacrando universalmente il talento di Pelè. Proprio quel Brasile che negli anni 70 attraversava un periodo tra i più bui della sua storia, con la dittatura militare a reprimere e costringere all'esilio decine e decine di esuli, fossero essi giovani studenti o persone con famiglia a carico. 

Da queste premesse (la mobilitazione euforica di una nazione per i mondiali da un lato, e il dramma della dittatura dall'altro) nasce e si sviluppa il film del giovane esordiente Cao Hamburger, già autore di programmi televisivi per bambini, che riesce nella non semplice impresa di parlare di un tema tutto sommato ancora scottante (l'esilio, o meglio l'isolamento), inquadrandolo però nella prospettiva innocente, ignara e naif di un bambino di dodici anni.

Mauro, infatti, crede a quello che i suoi genitori gli dicono, e la "vacanza" che si sono presi diventa per lui punto di partenza per conoscere una nuova realtà, costituita dal quartiere periferico Bom Retiro di San Paolo (così distante dalla cruda e sanguinosa realtà delle favelas narrata in "City Of God", o nel più recente "Tropa de Elite") nel quale viene lasciato a inizio film.

Una zona che si configura come punto di incontro di diverse culture (non a caso le lingue parlate nel film sono quattro, e ovviamente il doppiaggio italiano asfalta del tutto questa peculiarità): quella yiddish, rappresentata da Shlomo, vicino di casa burbero, intransigente e severo al quale il ragazzo è costretto a chiedere ospitalità (e col quale instaurerà un simpatico rapporto di odio-amicizia che sarà poi il leit-motiv della storia intera), nonché dalla maggioranza degli abitanti del quartiere, la comunità ebrea composta da anziani rugosi, barbuti e pettegoli (e assai miopi, come nell'esilarante scena del pranzo dalla signora anziana); quella brasiliana medio-borghese, incarnata nei coetanei di Mauro che diventeranno presto suoi amici, e che con lui divideranno la beata spensieratezza delle partite seguite nei bar gremiti, dei giochi per strada, delle monellate come spiare le ragazze che si svestono (pagando a dovere per questo l'unica femmina del gruppo, Hanna, spirito peperino, invaghitasi di Mauro e per questo gelosissima della bella barista greca), ma anche il dramma del distacco finale; e infine quella più multietnica dei giovani dissidenti, rappresentata dallo studente Italo (nomen omen, di origine italiana), amico dei genitori di Mauro e figura-chiave per il ragazzino nel cominciare a comprendere la drammatica realtà dei fatti.

Il film dunque segue passo per passo, con la cadenza delle partite della nazionale brasiliana, l'attesa del ritorno dei genitori di Mauro, facendoci intuire che ad essa si accompagna man mano un processo ben più radicale e doloroso: quello del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, in cui l'esperienza che si acquisisce va inevitabilmente a rimpiazzare il "dorato" e illusorio mondo dell'inconsapevolezza.

La regia di Hamburger è fatta di dettagli, particolari, presente ma mai invadente; leggera e delicata come si addice al tono della storia, che evita volutamente di soffermarsi sulla denuncia sociale per donarci solo il punto di vista di Mauro. I bambini sono i veri protagonisti: la loro interpretazione diretta, sincera e disinvolta, è il vero punto di forza della pellicola. Il fondo di amarezza che ci pervade alla fine del film è dato solo dal rendersi conto che la realtà, per quanto consolatoria possa essere una vittoria calcistica in una competizione mondiale, non nasconde le sue tragedie neanche ai piccoli come loro.