CAST & CREDITS

cast:
Luciano Curreli, Jerome Duranteau, Paolo Rossi, Roberto Antoni, Frabrizio Gifuni

regia:
Davide Manuli

distribuzione:
Bluefilm

durata:
80'

sceneggiatura:
Davide Manuli

fotografia:
Tarek Ben Abdallah

montaggio:
Rosella Mocci

costumi:
Valentina Stefani

musiche:
Stefano Ianne

Beket | Recensione | Ondacinema

Beket

di Davide Manuli

grottesco, Italia (2008)

di Claudio Zito

Voto: 3.0
Cosa succede se Vladimiro e Estragone, ribattezzati Jajà (Jerome Duranteau) e Freak (Luciano Curreli), si stufano di aspettare Godot, per giunta in un mondo surreale fuori dal tempo popolato da un Adamo disc jokey, un'Eva lesbica e strani personaggi circondati da paesaggi desertici (la location si divide tra alcune zone della Sardegna - Gallura, Cabras, miniera di Montevecchio, dune di Piscinas - e dell'Umbria - piana di Castelluccio)?

Manuli massacra Beckett sin dal titolo, con un filmetto enormemente pretenzioso e che si prende tremendamente sul serio. Dice di ispirarsi a Jarmush e Van Sant, ma il risultato assomiglia più a una pessima copia del cinema di Ciprì e Maresco, dove però i tempi delle battute e quelli morti, mai azzeccati, non lo sono involontariamente (non si capisce se gli attori siano effettivamente impresentabili o lo facciano apposta), i personaggi sono macchiette (i micidiali agenti Zero Sei e Zero Otto, Fabrizio Gifuni e Paolo Rossi, che si palesa ai protagonisti solo in video), l'ironia da quattro soldi fa ridere i polli.

Esercizio intellettualistico che più sterile non si può (i tentativi di affibbiare ai protagonisti un background di tossicodipendenza e disagio sociale appaiono posticci, per non parlare dei riferimenti biblici di cui il film è infarcito), risulta indigeribile già dopo i primi cinque minuti e riesce a rendere insopportabile anche la musica degli Skiantos (Freak Antoni è nel cast, interpreta un bizzarro cantastorie, e canta ripetutamente "Sono buono").

Girata in estrema povertà, di mezzi e di tempo (soli tredici giorni), ma anche di idee, è un'opera decisamente trash, per quanto realizzata da un aspirante pseudo-autore, la cui massima trovata è far recitare gli attori come Stanlio e Ollio, visto che Beckett (che si rivolta nella tomba) si era ispirato anche a loro per delineare le caratteristiche dei personaggi della sua pièce.
Da salvare è la sola fotografia, a firma di Tarek Ben Abdallah.
Parte della critica strabuzza gli occhi, ma è giusto considerare grande ciò che, più banalmente, è soltanto non convenzionale? Molti dubbi sono più che leciti.

Realizzato nel 2008, uscito a tempo debito, ma poi inspiegabilmente ricomparso in sala cinque anni dopo come fosse una prima visione: la distribuzione non ha voluto mancare alla fiera dell'assurdo.