CAST & CREDITS

cast:
John Leguizamo, Scarlett Johansson, Sofia Vergara, Dustin Hoffman, Robert Downey Jr., Jon Favreau

regia:
Jon Favreau

distribuzione:
Warner Bros. Italia

durata:
114'

produzione:
Aldamisa Entertainment

sceneggiatura:
Jon Favreau

fotografia:
Kramer Morgenthau

scenografie:
Denise Pizzini

montaggio:
Robert Leighton

Chef - La ricetta perfetta | Recensione | Ondacinema

Chef - La ricetta perfetta

di Jon Favreau

commedia, Usa (2014)

di Carlo Cerofolini

Voto: 6.5
C'è aria di vacanza in questo nuovo film di Jon Favreau. Sarà per questo che i distributori italiani si sono affrettati a distribuirlo, rinunciando al consueto battage pubblicitario, anticipandone l'uscita di qualche settimana. Un film all'altezza del suo tempo, dunque, e per tale motivo, destinato a ballare una sola stagione, quella estiva, che per quanto riguarda le uscite cinematografiche si è rivelata come al solito povera di offerte. In questo senso "Chef - La ricetta perfetta" nel suo essere una commedia di buoni sentimenti regala almeno un paio di cose interessanti. Innanzitutto la curiosità di vedere all'opera un'anomalia che risponde alle caratteristiche del suo regista, Jon Favreau, fin qui autore di una carriera registica monopolizzata da blockbuster fantascientifici (ricordiamo la trilogia di "Iron Man", il cui ultimo episodio lo vede coinvolto solo in veste di produttore) e nella fattispecie impegnato in un progetto intimista e low budget. La seconda, forse la più allettante per il pubblico generalista, è quella di un cartellone che in un colpo solo può presentare un gruppo d'attori di vario appeal e bravura, che rispondono ai nomi di Dustin Hoffman e Robert Downey Jr., impegnati a tenere testa al fascino sensuale di Sofia Vergara e Scarlett Johansson, anche loro della partita, seppure in una versione casalinga e materna, che prenderà in contropiede le aspettative del pubblico maschile.

La trama è presto detta, con Carl Casper cuoco provetto e sulla cresta dell'onda che, dopo essere stato licenziato per ingiusta causa da un padrone di lavoro più attento al marketing che alla qualità, si ritrova con la responsabilità di un figlio di cui non si è mai occupato, e con la necessità di trovare l'idea giusta per rilanciare le proprie ambizioni. Un intreccio che non si discosta dal classico schema di caduta e resurrezione del personaggio, con la consueta dose di morale rappresentata dal primato dei valori familiari su quelli edonistici e materiali, ristabiliti dal mea culpa innescato nel protagonista dalle avversità con cui è costretto a vedersela. Muovendosi tra progresso e tradizione, coincidenti nel continuo rifarsi alle nuove piattaforme sociali che la sceneggiatura utilizza come una riserva di emotività da utilizzare a secondo dei casi, Favreau si preoccupa di rendere accattivante la storia con una serie di sentimenti dolciastri, che incrociamo soprattutto nel rapporto tra padre e figlio, destinato a lievitare nel corso di un viaggio - a bordo di un ristorante ambulante da cui inizia la riscossa - che renderà loro giustizia del maltolto.

Ma non solo, perché "Chef" non smette neppure per un attimo di presentarci personaggi e situazioni il cui unico obiettivo è di mantenere il film nell'alveo di un buon umore che fa da contraltare alle peripezie e agli affanni del simpatico protagonista. Un proposito a cui Favreau si presta con dedizione, sacrificando in parte una drammaturgia che rimane lasca non solo negli snodi che portano avanti la vicenda, improbabili sia nell'incipit che dà il via alla storia che nel presunto talento di Casper (ridotto al semplice confezionamento di hamburger e hot dog uguali a mille altri), ma anche nella definizione dei ruoli secondari, introdotti e poi persi per strada senza tante giustificazioni. Sullo sfondo alcuni temi cult della cultura e del cinema americano, che rispondono all'on the road avventuroso e iniziatico in cui si trasforma il ritorno alla vita dei personaggi principali, e alla presenza salvifica del sogno americano, sposato in pieno da un finale conciliatorio e favolistico. A completare l'idillio, un'aria estiva e disimpegnata che l'oleografia del paesaggio dispensa a piene mani, attraverso ambienti colorati e pieni di sole. Un intrattenimento di buona fattura ma sostanzialmente innocuo, in linea con la filmografia di un regista che da "Swingers" (in qualità di sceneggiatore) a "Iron Man", ha privilegiato l'umanità delle storie e dei suoi personaggi.