CAST & CREDITS

cast:
Michelle Pfeiffer, Andras Hamori, Natasha Cashman, Tom Burke, Gaye Brown, Bette Bourne, Harriet Walter, Anita Pallenberg, Frances Tomelty, Iben Hjejle, Felicity Jones, Kathy Bates, Rupert Friend, Toby Kebbell

regia:
Stephen Frears

distribuzione:
01 Distribution

durata:
92'

produzione:
Bill Kenwright Films, MMC Independent, Reliant Pictures

sceneggiatura:
Christopher Hampton

fotografia:
Darius Khondji

scenografie:
Alan Macdonald

montaggio:
Lucia Zucchetti

costumi:
Consolata Boyle

musiche:
Alexandre Desplat

Chèri | Recensione | Ondacinema

Chèri

di Stephen Frears

commedia, drammatico, Gran Bretagna/Francia/Germania (2009)

di Diego Capuano

Voto: 5.5

Dopo i titoli di testa ci viene offerta una carrellata su alcune cortigiane che hanno popolato la Belle èpoque (Francia 1871-1914). Ritagli, decori e cartoline di donne con vite vissute che possono dirsi ricche, variegate, frastagliate, qua e là  pregnanti di passione. Anche d'amore?
Al di là dell'estetica messa in vetrina, di un corpo esposto, da vedere e toccare, che cuore batte sotto pizzi e merletti? Un cuore che sa scuotersi?
C'è passione tra la cortigiana Lèa de Lonval, cinquantenne dal fascino che pare eterno, e il viziato venticinquenne Fred Peloux, detto Chéri, figlio di una vecchia amica di Lèa: l'ex cortigiana dell'alta società parigina, Madame Charlotte Peloux, che sei anni prima aveva spinto il figlio tra le braccia della sua amica. Un' iniziazione destinata al capolinea: per Charlotte è arrivata l'ora di pensare a immediati nipotini, ed è per questo che vuole far sposare il figlio con la giovane Edmée, la figlia di un'altra ricca collega.

Sulla carta "Chèri" avrebbe tutte le carte in regola per porsi come una sorta di "Le relazioni pericolose - Parte II". Il regista Stephen Frears, lo sceneggiatore Christopher Hampton e l'attrice Michelle Pfeiffer, riuniti per l'occasione poco più di venti anni dopo da quello che è ad oggi uno dei migliori film del cineasta inglese.
La sceneggiatura di Hampton condensa due racconti della celeberrima Colette  (pseudonimo di Sidonie Gabrielle Colette, 1873-1954), "Chèri" e "La fine di Chèri", (1920 e 1926) storie di un'educazione sentimentale, che nel film di Frears sposta però il baricentro sulla figura femminile di Lèa, cui presta volto e corpo la cinquantenne Michelle Pfeiffer, che trova un ruolo che le rende giustizia dopo non pochi anni di percorso scialbo e alimentare, dovuto anche alla difficolta per le attrici hollywoodiane di ottenere ruoli interessanti dopo gli anta.

Soprattutto nell'ultimo decennio Stephen Frears si è più volte confrontato con il cinema in costume, i cui riferimenti più o meno velati all'oggi (ma non per questo sempre, obbligatoriamente, cattivi) trovano il proprio culmine nel precedente "The Queen", che fu a suo modo un film in "costumi contemporanei". Un genere che il regista ha trattato a seconda dei casi con piglio da commedia sofisticata o da passionale melodramma.
A differenza di quanto ci si aspetterebbe, "Chèri" per oltre tre quarti della sua durata è innanzitutto una commedia tinta da melò: non a caso Kathy Bates, in un personaggio civettuolo e macchiettistico, quando entra in azione ruba quasi sempre la scena a tutti.

Per essere un film di due amanti con una passione che finisce che con il reprimersi, "Chèri" manca curiosamente proprio di passione. La commedia non tenta praticamente mai la strada della comicità ed il melodramma finisce con il restare imbottigliato in una freddezza glaciale che cerca di sciogliersi soltanto verso la conclusione. Decisamente troppo tardi, tantopiù che la tragedia che si prospetta quasi stona con un contesto che non sempre sa che strada percorrere.
Inoltre il distacco, più che negli intenti degli autori, sembra scaturire da una galleria di personaggi antipatici (insopportabile Chèri, e un po' ingessato l'attore Rupert Friend).

All'attivo rimane un reparto tecnico di prim'ordine, con una lussuosa e maiuscola scenografia (di Alan Macdonald) che quasi affoga i personaggi, mettendo in chiaro che il contenitore vale molto più del contenuto.
E purtroppo resta come strozzato anche il discorso sull'amore tra persone di diversa età, fiamma narrativa che rimane fioca per tutta la durata della pellicola.