CAST & CREDITS

cast:
Fabio De Luigi, Claudia Gerini, Filippo Timi, Giorgia Wurth, Gledis Cinque, Michela Andreozzi

regia:
Fausto Brizzi

distribuzione:
Medusa Distribuzione

durata:
97'

produzione:
Wildside Media

sceneggiatura:
Fausto Brizzi, Andrea Agnello, Marco Martani

fotografia:
Marcello Montarsi

montaggio:
Luciana Pandolfelli

costumi:
Monica Simeone

Com'è bello far l'amore | Recensione | Ondacinema

Com'è bello far l'amore

di Fausto Brizzi

commedia, Italia (2012)

di Davide De Lucca

Voto: 4.0
Coloro che reggono i fili delle produzioni mainstream italiane recentemente stanno tentando di dare un nuovo volto alla commedia, consapevoli che i cinepanettoni sono ormai un cavallo zoppo su cui puntare, un "cinema" che, a Dio piacendo, si sta lentamente saturando. Per farlo puntano quindi su tematiche differenti: gli immaturi, il precariato, la politica, teen-movie de noantri, la facile e innocua satira di costume in genere. Non parliamo ovviamente di autori giustamente quotati come Virzì, ma dei vari Giovanni Veronesi, Paolo Genovese, Luca Miniero, Luca Lucini, Giambattista Avellino, Massimo Venier e altri. Lungi da noi generalizzare, ma sembra si stia formando una piccola nebulosa, esercito idealmente capitanato da quel Brizzi che, avendo messo la propria firma su buona parte di queste commedie "nuove", su film di genere e su prodotti orientati verso target adolescenziali, ma anche e soprattutto su molti cinepanettoni come sceneggiatore, sembra garantirne la continuità sotto mentite spoglie. Rodati gli ingranaggi e intuito su quali tasti battere per risultare ruffiano al punto giusto, nazional-popolare, divertente a seconda dei gusti, totalmente innocuo, clamorosamente redditizio.

Coppia quarantenne felice ma monotona, in quasi-crisi per mancanza di buon sesso, si fa dare consigli dal vecchio compagno di scuola di lei, ora affermato porno divo. Sottotrama con pene d'amore a carico di adolescente innamorato non ricambiato. Se per il suo esordio Brizzi citava una canzone come titolo, qui ne sceglie un'altra puntando rasoterra. "Com'è bello far l'amore" è distribuito in più di 600 copie di cui molte in 3D: operazione che non solo puzza di commerciale, ma totalmente inutile. Seppure strombazzato come originale e non aggiunto in post-produzione, è un puro espediente per utilizzare male un po' di grafica 3D qua e là.
Un'agonia di gag insipide e trovate banali, con personaggi poco più che macchiette in un contorno di sentimentalismo impalpabile. Una comicità televisiva, da sit-com italica, buona per una prima serata su Mediaset, per un target Zelig-oriented. Brizzi non resiste dall'inserire la storiella adolescenziale sviscerando qualche luogo comune e paradossalmente centrando la parte che funziona meglio, in un film che per il resto è proprio poco. Inutile evidenziare la pochezza di scrittura e la regia non pervenuta. Tra le musiche spicca una nenia a opera di Patty Pravo.

Pronti via Brizzi gioca a prendere in giro il cinema impegnato partendo dai Lumière, e passando poi per il cinema d'autore con Timi, già sopra le righe, a parlare - trovata originale - rivolto alla cinepresa. Forse una captatio benevolentiae per la critica, forse per voler rimarcare la componente pruriginosa del cinema.
Non è per intransigenza, solo risulta indigesto un prodotto sponsorizzato tra l'altro da una nota marca di profilattici, che gioca con un umorismo facile e a volte da caserma (la partita a Wii). Ben vengano le commedie di puro intrattenimento fine a se stesso, ma è troppo chiedere siano qualitativamente migliori? Meno grossolane, con trovate più fresche di De Luigi che siede sulla griglia calda? E se sentimentali devono essere, che lo siano in modo meno semplicistico?
Dispiace vedere lo stesso Timi, che, seppur divertendosi nel ruolo, non trova le corde giuste. Più a suo agio Claudia Gerini, mentre De Luigi si incastra sempre più in un ruolo tra "Love Bugs" e gli spot del detersivo, marito amorevole, ma imbranato e incapace di lasciarsi andare. Nostalgia della Giallappa's.

Chiedersi se esistono ulteriori alternative a questa commedia rischierebbe di diventare ozioso, ma la risposta è sì. Va consegnato intanto a Brizzi e compagnia l'onore delle armi per saper intercettare quello che sembra volere il pubblico, al di là del marketing che li sostiene, al di là del (buon) gusto. E il pubblico è animale sensibile, che ora vuole e disvuole, che si infiamma in fretta e poi si stanca. La (loro) fortuna è che in Italia si impiegano decenni prima di stancarsi dei propri "eroi". E ancora ancora...