CAST & CREDITS

regia:
Henry Selick

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
100'

sceneggiatura:
Henry Selick

fotografia:
Pete Kozachik

scenografie:
Henry Selick

montaggio:
Christopher Murrie, Ronald Sanders

musiche:
Bruno Coulais, They Might Be Giants

Coraline e la porta magica | Recensione | Ondacinema

Coraline e la porta magica

di Henry Selick

animazione, avventura, Usa (2009)

di Alex Poltronieri

Voto: 8.0
Dopo otto lunghi anni dal flop di "Monkeybone", il regista Henry Selick torna al cinema con i suoi amati pupazzi di plastilina, e adatta un libro per bambini del talentuoso Neil Gaiman. Ma com'era già intuibile da altre opere di questi due autori (il cupo e adulto "Nightmare Before Christmas", prodotto da Burton ma diretto da Selick, e l'incompreso "La leggenda di Beowulf" di Zemeckis, firmato da Gaiman in sceneggiatura), il target di riferimento non è da rintracciare in quello d'età prescolare. Sì, perché "Coraline e la porta magica" è una fiaba horror incredibilmente stratificata e complessa, che più che all'universo confortante di Walt Disney, si accosta a quello immaginifico di Miyazaki, in cui causa ed effetto sono slegati.
 
Nel racconto dell'undicenne Coraline, trascurata dai noiosi genitori, che attraversando una porticina nascosta nel soggiorno, si trova catapultata in un mondo folle, colorato e magico, è ovvio il riferimento ad "Alice nel paese delle meraviglie", un po' meno quello a "Nightmare: Dal profondo della notte" di Craven (i vertiginosi salti tra il mondo reale e quello "altro", la trasformazione finale della "madre", che ha escrescenze scheletriche simili agli artigli di Freddy Krueger), quindi i genitori sono avvisati. Ma si avvertono pure echi del collega Tim Burton e del suo "La sposa cadavere", solo che qui la morale è rovesciata: ancora una volta ad un mondo "concreto" grigio e opprimente fa da contraltare una realtà sognante e metafisica, in cui i desideri diventano realtà, dove ci si sente appagati e contenti. Ma è una realtà fittizia che cela un mondo asettico ed esile simile ai cibernetici mainframe della trilogia di "Matrix", pronto a crollare ad ogni istante. Un non luogo in cui vige la legge dell'apparire sopra a quella dell'essere (sorridere sempre, mai dire no), e dove alla piccola Coraline viene chiesto di chiudere gli occhi per sempre, facendosi cucire sul volto due enormi bottoni.
 
"Coraline" è perciò molto più di un semplice "cartoon", è soprattutto un percorso di iniziazione morale (dove la protagonista viene posta dinnanzi alle insidie di un'imminente adolescenza) che affronta di petto molti temi della nostra cultura, senza rischiare di scadere nello schematismo. Pazienza quindi se alcuni dei personaggi di contorno non sono particolarmente riusciti e simpatici (il vecchio atleta Mr. Bobinsky, le grasse attrici Forcible e Spink), l'animazione in stop motion (oltre diciotto mesi di riprese) in compenso è una vera gioia per lo sguardo, e lo straniante effetto 3D in sala, per una volta, è assolutamente funzionale alla narrazione, e non semplice artificio (per questo converrebbe non perdersi il film al cinema). La tridimensionalità rafforza il distacco tra il mondo reale e quello "altro" (a costo di sembrare noiosi, un precedente simile già c'è stato, guarda un po', con "Nightmare 6 - La Fine", sebbene con esiti infinitamente meno alti), moltiplicando l'effetto disturbante di una realtà che cela più di una trappola, giocando con estrema libertà con la stessa macchina cinema (la profondità di campo nello scontro finale con la "madre"), tentando coraggiosamente di traghettare il rinnovato effetto stroboscopico verso lidi più ambiziosi (in attesa di "Avatar" di Cameron).
 
Insomma, "Coraline e la porta magica" è una piccola, splendida, sorpresa.