CAST & CREDITS

cast:
Romain Paul, Clotilde Hesme, Grégory Gadebois, Candela Peña, Tristán Ulloa

regia:
Alix Delaporte

durata:
82'

produzione:
Lionceau Films

fotografia:
Claire Mathon

montaggio:
Louise Decelle

musiche:
Evgueni Galperine, Sacha Galperine

Le dernier coup de marteau | Recensione | Ondacinema

Le dernier coup de marteau

di Alix Delaporte

drammatico, Francia (2014)

di Claudio Zito

Voto: 8.0
Alix Delaporte torna alla Mostra di Venezia, dove ha ottenuto le prime soddisfazioni artistiche. Il suo "Comment on freine dans une descente" fu Leone d'oro per il miglior cortometraggio nel 2006, mentre il debutto nel lungometraggio "Angèle e Tony", poi consacrato da due Cèsar per gli attori, nel 2010 fu selezionato nella sezione Settimana della critica. La visione di "Angèle e Tony" ci aveva lasciato qualche riserva. All'indubbia capacità di trasmettere umori e di ricreare ambienti si affiancava un adagiamento sui cliché formali del tipico film da festival e una certa titubanza nello scandagliare in profondità le relazioni interpersonali nel loro svilupparsi. L'opera seconda dell'autrice, che ritrova i suoi splendidi attori protagonisti Clotilde Hesme (in una soffertissima interpretazione) e Grégory Gadebois, non solo allontana ogni dubbio, ma tramuta in pregi i limiti lì riscontrati.

Al centro della vicenda c'è però Victor (Romain Paul), un quasi quattordicenne che vive con la madre Nadia in una roulotte in riva al mare, a fianco di una famiglia spagnola. Nadia è malata di cancro e dopo la chemioterapia ha perso i capelli. Anche a causa delle loro ristrettezze economiche l'unica scelta, obbligata, per Victor è quella di andare a vivere coi nonni, che fino a questo momento poco ha frequentato. Ma il ragazzino è dotato di mille risorse: ha talento per il pallone e, anche se non ne è molto convinto, potrebbe superare un provino importante. Insegna francese al piccolo Miguel e si offre, non senza una ricompensa, di fare i compiti alla sorella maggiore dello spagnolo. Victor insomma è molto legato al luogo e alla realtà circostante, non li vuole certo abbandonare. C'è però una mancanza nella sua vita: la figura paterna. Il padre Samuel Rovinski è un affermato direttore d'orchestra, non ha mai riconosciuto suo figlio ma, chissà perché, dopo anni è tornato a dirigere proprio l'orchestra di Montpellier, la città ai cui margini è situato l'accampamento. L'avvicinamento di Victor, come spesso per lui, avviene per un fine pratico: raccogliere denaro per ristrutturare la roulotte e scongiurare il trasferimento dai nonni. La freddezza palesata dal padre appare da subito vacillante e la relazione tra i due si avvia in breve tempo, con la musica a fare da volano. Lo stesso titolo "Le dernier coup du marteau" fa riferimento a una scelta compositiva di Mahler, che prende le mosse da una vicenda esistenziale.

La delicatezza con cui la Delaporte narra una storia di una durezza indicibile, dietro una parvenza di mirserabilismo e buoni sentimenti, è straordinaria. La realtà di Victor, alle prese con l'età più delicata della vita, è sospesa tra un passato difficile e segnato da un'assenza, e un futuro di sicuro dolore: "tua madre morirà", gli dice Miguel; gli adulti lo danno per certo e gliel'hanno riferito.
La sospensione operata dall'autrice (che sceneggia insieme a Alain Le Henri) ha un che di miracoloso, poiché sviscera tutta la complessità del narrato senza il minimo schematismo, evitando non solo le semplificazioni, ma anche i facili picchi drammaturgici: la morte della madre ci è risparmiata, Victor apprende la musica ma nulla ci lascia supporre che diverrà un musicista, la carriera calcistica è percorribile ma il Nostro non pare avere intenzioni di intraprenderla, la simpatia verso la bella vicina non si tramuta in qualcos'altro. Il film è semplicemente questo: la vita di un adolescente e delle persone per lui importanti che gli gravitano intorno, con i genitori - l'una che impara a convivere con la propria sorte, l'altro che matura le responsabilità e le gioie di essere padre - poli opposti che non si attraggono. La fine di un ciclo e l'inizio di un altro, per una famiglia che tale non è mai stata; la vigilia di accadimenti e decisioni cruciali. Non c'è nemmeno bisogno di vezzi registici per immortalarlo, basta il puro piacere di raccontare. La giuria di Venezia 71, all'interno di un concorso non avaro di titoli meritevoli, avrà la voglia e il coraggio di far risplendere una gemma così preziosa?