CAST & CREDITS

cast:
Katherine Heigl, Gerard Butler, Bree Turner, Eric Winter

regia:
Robert Luketic

distribuzione:
Columbia Pictures

durata:
96'

produzione:
Lakeshore Entertainment, Relativity Media

sceneggiatura:
Nicole Eastman, Karen McCullah Lutz, Kirsten Smith,

fotografia:
Russell Carpenter

scenografie:
Kathy Lucas

montaggio:
Lisa Zeno Churgin

costumi:
Betsy Heimann

musiche:
Aaron Zigman

La dura verità | Recensione | Ondacinema

La dura verità

di Robert Luketic

commedia, Usa (2009)

di Carlo Cerofolini

Voto: 6.0
Una commedia che guarda al passato per rinverdire una tradizione di grande cinema e due attori che cercano la definitiva consacrazione sono i motivi principali di “The Ugly Truth”, la commedia di Robert  Luketic  ambientata nel mondo della televisione ed incentrata sulla dialettica caratteriale che oppone una produttrice impegnata a risollevare gli indici d’ascolto del suo programma ed un conduttore sulla cresta dell’onda per il successo ottenuto dalle dissertazioni amorose dispensate nell’inserto televisivo che da il titolo al film.

“La cruda verità” diventa così lo slogan di un personaggio (Mike Chadway) che fa di tutto per apparire politicamente scorretto, a cominciare dai modi diretti ed un po’ invadenti con cui si propone allo spettatore, e che affrontano senza reticenze i problemi della coppia, oppure divertendosi a provocarne gli istinti con goliardici siparietti che possono prevedere anche evoluzioni acquatiche con la complicità di ragazze compiacenti. Insomma, un campionario di cinico maschilismo che appartiene alla categoria degli adorabili mascalzoni cinematografici e che nel film sembra fatto apposta per stimolare l’ira del suo alterego femminile (Abby Ritcher), una specie di Santa Maria Goretti dell’etere, ancorata ai principi di una società che preferisce la forma alla sostanza e che paga profumatamente il prezzo delle proprie rigidità (la poverina sublima la mancanza del principe azzurro flirtando con il proprio gatto). Una tenzone dilatata ad arte attraverso una serie di alti e bassi in cui i due troveranno modo di riconsiderare le proprie posizioni ed al tempo stesso di rilanciare un primato personale che nella scontata conclusione potrebbe anche lasciare spazio ad un eventuale sequel.

Costretta a barcamenarsi in una melassa variamente riciclata, oppure declinata secondo il turpiloquio verbale e le estetiche maleodoranti di certo cinema giovanilistico, la commedia made in Usa si affida a “The Ugly Truth”  nel tentativo di ritrovare l’identità smarrita e lo fà attraverso modelli (la guerra dei sessi) ed alchimie attoriali (inevitabile il confronto con  la coppia Hepburn/Tracy) che sembrano una resa dichiarata al conformismo delle ultime produzioni hollywoodiane: infatti se da una parte la scelta di attori le cui caratteristiche fisognomiche (Butler) e di percezione metacinematografica (la Heigl si è sempre distinta per dichiarazioni pubbliche che si avvicinano al carattere conservativo del personaggio da lei interpretato) appare azzeccata, così come la scelta di sottolineare il contrasto tra apparenza e realtà (il dualismo, esplicito nella forma, è anche interno ai singoli caratteri, egualmente agitati da un bisogno dell’altro abilmente mascherato da atteggiamenti di autosufficienza) attraverso il colore di un vestito o il dettaglio di un gesto apparentemente inutile, dall’altra si registra una cristallizzazione verso situazioni risapute (ci sono anche Pretty Woman e Cyrano de Bergerac) che tolgono smalto alla presunta spontaneità della vicenda. Costretti a rimanere negli ambiti di un clichè enfatizzato dall’onnipresenza dei loro ruoli ma anche dalla scelta di limitare gli interventi di quelli comprimari, i due attori si garantiscono la paga con due interpretazioni di assoluto livello: barba non curata e fisico nerboruto Gerard Butler è perfettamente credibile nella parte di un uomo il cui pragmatismo viene messo in discussione dalle variabili della vita mentre Katherine Heighl approfitta del suo fascino un po’ legnoso e vagamente retrò per tratteggiare con nervosa naturalezza le vesti della bisbetica domata. Peccato che il tutto vada sprecato dalla cronica mancanza di idee che attanaglia la commedia americana e da una regia limitata al compitino.