CAST & CREDITS

cast:
Joaquin Phoenix, Claire Danes, Sean Penn, Douglas Henshall

regia:
Thomas Vinterberg

distribuzione:
DNC Entertainments

durata:
105'

produzione:
Zentropa Entertainments

sceneggiatura:
Mogens Rukov, Thomas Vinterberg

fotografia:
Anthony Dod Mantle

scenografie:
Jesper Lorents

montaggio:
Valdís Óskarsdóttir

costumi:
Ellen Lens

musiche:
Zbigniew Preisner

Le forze del destino | Recensione | Ondacinema

Le forze del destino

di Thomas Vinterberg

fantascienza, Danimarca (2003)

di Piero Calò

Voto: 5.0

New York, 2021.
John (Joaquin Phoenix) è un professore universitario separato dalla bella Elena (Claire Danes), talentuosa e fragile pattinatrice sul ghiaccio che vive protetta dall'imponente clan famigliare che la scherma dal mondo esterno.
John è atterrato nella Big Apple con l'obiettivo di farle firmare le carte del divorzio e ripartire subito dopo. Una serie di strani eventi lo trattiene invece in città e lo catapulta in una storia torbida e inverosimile.

Thomas Vinterberg, che aveva esordito cinque anni prima con il dogmatico "Festen" (Festen, 1998), riprende il medesimo tema della "famiglia-guerriglia" abbandonando al contempo il realismo esasperato del Dogma 95 - il manifesto di intenti estetici e poetici promosso da Lars Von Trier - che pretendeva un uso estremizzato e documentaristico sia delle caratteristiche formali sia della messa in scena e dei soggetti cinematografici.
"Le forze del destino" abbraccia invece la tanto vituperata fiction in tutti i suoi aspetti.
La storia è raccontata da Marciello (un riflessivo Sean Penn), fratello di John e perennemente in volo per motivi che pian piano vengono fuori.
Siamo infatti alla vigilia di una glaciazione riguardo cui la regia vuole mostrare le cause prime che non sono geologico-naturali ma bio-degenerative, un "freddo nell'anima" che riempe i marciapiedi di cadaveri, morti perché sono rimasti soli, ignorati sia in vita sia ora, rigidi, letteralmente scavalcati dall'ottusa formichina che è diventata l'Umanità.
Una delle scene più toccanti, in barba al Dogma, è un (riuscito) esercizio di stile video-clip che associa i virtuosismi di Elena e i suoi cloni alla struggente "Una furtiva lagrima" di Gaetano Donizetti e al lento compulsare sul grilletto del mitragliatore puntato sulle pattinatrici.
Il clonaggio è infatti un sottotesto anche qui costruito in senso simbolico, una sorta di impossibilità d'essere un "Uno Compiuto" che l'innovazione tecnologica ha scavalcato con la proliferazione imperfetta di imperfetti "originali".
 
Il film insomma resta paralizzato davanti il bivio, non decide una qualche direzione, neanche una banale svolta moralistica, e resta sospeso in una fosca fantasmagoria che ricorda "La piccola fiammiferaia" senza catarsi nè possibilità di affrancarsi da un'atmosfera gelida in cui il rosso del sangue è un grafema indelebile.
Pasticciato.