Free State of Jones | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Diego Capuano
5.5/10

Ogni epoca storica degli Stati Uniti d'America è contaminata dalla violenza rilasciata dalle fondamenta  per la scoperta, la nascita, lo sviluppo, il progresso del Nuovo Mondo. Il cinema a stelle e strisce ha sempre avuto la necessità di raccontare tappe cruciali, note o meno, della sua Storia. Tale dovere è presumibilmente frutto di una domanda annosa e non risolvibile in questa sede: nonostante contraddittorietà, multiculturalismo e sangue versato come e perché gli Stati Uniti d'America vivono di un nazionalismo unico al mondo? Dove comincia la violenza del dissidio e con che modalità si lega all'unione patriottica?
La Guerra Civile è in tal senso il cardine di questa ricerca interiore di una nazione: se spropositata è la quantità di libri scritti, superiore a quella di un qualsiasi altro periodo della storia nazionale, dal canto suo il cinema è dagli albori una importante zona di esplorazione sull'argomento. I 600.000 morti che pesano come immane tragedia su questa Guerra hanno indotto nel tempo a una continua analisi di una coscienza globale che i segni del tempo riesce relativamente a scalfire.

"Free State of Jones"  comincia con i confederati già in movimento sul campo di battaglia, segno di un cammino - quello per lo sviluppo della Nazione, appunto - che viene da lontano, almeno dalla colonizzazione europea delle Americhe. I primi 15 minuti fanno presagire ad un cumulo di scene madri: la guerra, la morte di un giovane, il funerale. Ma il film nell'optare per la strada da intraprendere dapprima sembra rinunciare alle facili scorciatoie, per poi manifestare i limiti dell'incertezza o, semplicemente, della mancanza di personalità.
Nel rappresentare al cinema epoche ed eventi storici si presentano varie possibilità d'ordinanza. Tra le altre: la predilezione per l'affresco storico, dove la restituzione dell'aria del tempo è la porta d'ingresso al racconto, la forma romanzata dove la storia del caso ha un'importanza primaria rispetto alla stessa Storia, il nobile didatticismo attraverso il quale la macchina cinema adopera la teorizzazione per restituire una lezione, lo spettacolo meramente hollywoodiano generalmente improntato da un forte gusto per il melodramma, lo sguardo autoriale di un cineasta che si appropria della Storia facendone motore da oliare per restituire la propria filosofia. Proviamo a capire la strada intrapresa da Gary Ross.

L'indiscutibile certezza di cui vive "Free State of Jones" è la sua figura centrale, quella di Newt Knight, interpretato da un Matthew McConaughey bravo anche se non esente da qualche manierismo. Il cinema hollywoodiano è particolarmente affezionato alla figura del combattente che agisce in nome della libertà. La peculiarità di Knight risiede nello scardinare la certezza di una unità sul fronte del Sud che, invece, era formato da dissidenti pronti a ribellarsi. Possessore di una verità, il protagonista combatte per e a fianco di afroamericani altrimenti destinati alla schiavitù, ma anche di bianchi poveri, contrari alla secessione e vittime a loro volta di schiavisti e proprietari terrieri.
Per raccontare tutto ciò Gary Ross si serve di didascalie che indicano di volta in volta luoghi e date. Ma non è la forma romanzata quella adottata dal regista. Che cerca invece un contatto storico che possa avvicinarsi il più possibile ai fatti che racconta, frutto di anni di appassionate ricerche. In tal modo il film avanza con andatura lenta ma senza quella ritmica interna capace di donare uno sguardo personale, una restituzione che non riesce ad essere rielaborazione. Ne scaturisce così uno sguardo rispettoso ma non stimolante, appiattito dalla sua stessa intenzione di fedeltà. La messa in scena è corretta e la confezione indossa un'adesione giusta capace di non ricorrere a lembiccati arredi ed orpelli.

Encomiabile le intenzioni del film, ma emblematica risulta essere la parentesi intermittente ambientata negli anni '60: nel (di)mostrare l'attualità dell'assunto, "Free State of Jones"  non si limita a raccontare strascichi e ferite della Guerra di Secessione, ma presenta questa parentesi novecentesca che nel suo scarso minutaggio apre una evitabile parentesi di didascalismo; all'interno di un film corretto ma non appassionante, un po' impolverito e prolisso nel suo meditabondo andamento. Che non riesce ad animarsi dello spirito combattivo del suo protagonista.


03/12/2016

Cast e credits

cast:
Matthew McConaughey, Gugu Mbatha Raw, Mahershala Ali, Keri Russell, Brian Lee Franklin, Donald Watkins, Christopher Berry, Sean Bridgers


regia:
Gary Ross


titolo originale:
Free State of Jones


distribuzione:
01 Distribution


durata:
139'


produzione:
Bluegrass Films, Huayi Brothers Media, IM Global, Larger Than Life Productions, Route One Films, Ven


sceneggiatura:
Gary Ross


fotografia:
Benoît Delhomme


scenografie:
Larry Dias


montaggio:
Pamela Martin


costumi:
Louise Frogley


musiche:
Nicholas Britell


Trama
La storia di Newt Knight, il contadino del Sud degli States che durante la Guerra Civile Americana si ribellò all’esercito confederato. Con l’aiuto di un gruppo di agricoltori e di schiavi, Knight guidò una rivolta che portò la Contea di Jones a separarsi dagli Stati della Confederazione. Dalle sue nozze con l'ex schiava Rachel nascerà la prima comunità di razza mista del dopoguerra.