CAST & CREDITS

cast:
Olivia Wilde, Colin McGurk, Johnny Galecki, Shyloh Oostwald, Amanda Seyfried, Justin Timberlake

regia:
Andrew Niccol

distribuzione:
Medusa

durata:
109'

produzione:
Marc Abraham

sceneggiatura:
Andrew Niccol

fotografia:
Roger Deakins

scenografie:
Vlad Bina

montaggio:
Zach Staenberg

costumi:
Sara Akhteh

musiche:
Craig Armstrong

In Time | Recensione | Ondacinema

In Time

di Andrew Niccol

thriller, Usa (2012)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 5.0
"Il tempo è denaro" recita un conosciutissimo detto popolare. Chi può dire che un giorno, paradossalmente, questa massima non possa diventare la base del sistema economico e sociale del mondo intero? È quello che ipotizza il regista e sceneggiatore Andrew Niccol nel suo "In Time".

Alla fine del XXI secolo, dopo l'individuazione e la neutralizzazione del gene dell'invecchiamento, le persone smettono di invecchiare all'età di venticinque anni e hanno la possibilità di raggiungere l'immortalità. Il problema che a questo punto bisogna inevitabilmente fronteggiare è quello della sovrappopolazione che renderebbe il pianeta invivibile. Per questo si decide di sostituire il tempo alla moneta: bisogna guadagnarsi i minuti da vivere. Il portafogli viene sostituito da un numeratore luminoso sul braccio che, tramite un conto alla rovescia, avvisa il soggetto dei minuti che gli restano da vivere. Con la scomparsa del denaro, però, non scompaiono le ingiustizie: infatti le persone ricchissime possono vivere anche per più di un millennio, mentre i poveri sono destinati a una morte prematura. Col dilagare del malcontento, i furti di tempo diventano all'ordine del giorno e vere e proprie bande di ladri cominciano a seminare terrore specialmente nelle zone urbane più "disagiate". Un giorno, il giovane Will Salas, non proprio benestante, salva un uomo che rischiava di essere vittima di una di queste gang criminali. Depresso e solo, costui decide di donare a Will, in segno di gratitudine, ciò che gli restava da vivere: un intero secolo. Il giovane vorrebbe dividere tutto questo tempo con i suoi cari, ma viene immediatamente indagato per la morte del ricco individuo. Afflitto dall'ingiusta morte della madre, non solo dovrà dimostrare la sua innocenza, ma cercherà di restituire, a una società così malsana e iniqua, un po' di giustizia.

Che l'originale idea di partenza presenti interessanti nessi con il mondo attuale (specialmente in tempi di crisi economica e di disuguaglianze) è evidente; il risultato però non è altrettanto stimolante.
Andrew Niccol, regista del mediocre "Gattaca" e dell'apprezzabile "Lord of War", nonché sceneggiatore del riuscitissimo "The Truman Show", in questo film tende a non approfondire nessun aspetto, sminuendo con superficialità sia i contenuti che l'estetica cinematografica. "In Time", man mano che procede, si rivela convenzionale, piatto, prolisso. Mentre, infatti, all'inizio ha un buon ritmo e si lascia seguire, dopo i primi quaranta minuti comincia a girare su se stesso, diventando macchinoso, prevedibile, sterile. Neanche le sequenze d'azione riescono a risollevare un minimo l'interesse per uno sviluppo narrativo che è già stato abbondantemente visto e sentito.

Justin Timberlake, inoltre, può reggere in una commedietta piacevole come "Amici di letto", ma non ha quelle capacità indispensabili per dotare il suo personaggio di spessore interpretativo e profondità psicologica. Se, però, il protagonista è semplicemente un Robin Hood del futuro con una dimensione emotiva scontata ed elementare, non è per colpa del povero Timberlake, ma soprattutto di una sceneggiatura frettolosa e semplicistica che si limita a lavorare semplicemente sull'effetto istantaneo, senza curarsi di trovare un contatto profondo con lo spettatore.

Così quella che poteva diventare una pellicola fantascientifica allegoricamente significativa, si riduce a semplice, comunissimo intrattenimento "mordi e fuggi" che, seppur funzioni in modo accettabile sul momento o - per così dire - "a freddo", si dimentica non appena si riaccendono le luci in sala.