CAST & CREDITS

cast:
Holly Hunter, Harvey Keitel, Sam Neill, Anna Paquin

regia:
Jane Campion

distribuzione:
Mikado

durata:
120'

produzione:
Australian Film Commission, CiBy 2000, New South Wales Film & Television Office

sceneggiatura:
Jane Campion

fotografia:
Stuart Dryburgh

scenografie:
Andrew McAlpine

montaggio:
Veronika Jenet

costumi:
Janet Patterson

musiche:
Michael Nyman

pietra miliare

Lezioni di piano | Recensione | Ondacinema

Lezioni di piano

di Jane Campion

drammatico, Nuova Zelanda/Australia/Francia (1993)

di Antonio Pettierre

Prima e unica donna a vincere il festival di Cannes, Jane Campion con "Lezioni di Piano" raggiunge l'apice del suo successo critico e di pubblico appena alla terza pellicola. Alla Palma d'oro e al premio a Holly Hunter per l'interpretazione femminile nel 1993, si aggiungono l'anno dopo tre Oscar (delle otto candidature) come miglior sceneggiatura originale, attrice protagonista e non protagonista (Anna Paquin, appena undicenne). Oltre a una moltitudine di altri premi, il film è il maggior successo commerciale di sempre della regista neozelandese con un incasso di circa cinquanta milioni di dollari.

Jane Campion nasce a Wellington il 30 aprile del 1954 da genitori provenienti dal mondo dello spettacolo: il padre è un regista teatrale, mentre la madre è attrice e scrittrice e portano le opere di Shakespeare in giro per i teatri della Nuova Zelanda. Il percorso della giovane Campion però non è lineare come si potrebbe immaginare: prima si laurea in Antropologia a Wellington nel 1975; poi va in Italia (tra Venezia e Perugia) e Londra a studiare arte per tornare in Australia dopo un anno, dove consegue la seconda laurea in Belle Arti a Sydney nel 1979. L'interesse per le relazioni umane, la necessità di raccontare emozioni e storie vanno strette alla giovane che inizia ad avvicinarsi alla macchina da presa provando ad animare le tele con filmini in super 8. Decide quindi di intraprendere la strada del cinema frequentando l'Australian Film Television and Radio School di Sydney, la celebre scuola dove si sono formati i registi della New Wave australiana degli anni 70. La regista passa gli anni del suo apprendistato girando una serie di cortometraggi che fin da subito attirano l'attenzione della critica: "Peel" viene selezionato per la rassegna cannense nel 1986 e vince la Palma d'oro come miglior cortometraggio, a scapito dei suoi insegnanti che la ritenevano "arrogante e priva di talento" come lei stessa affermerà.

Se l'idea di "Lezioni di piano" nasce in questi anni, così come la prima stesura di una sceneggiatura, la Campion continua il suo avvicinamento al riconoscimento mondiale dedicandosi prima a un film per la televisione, "Le due amiche" (1986); poi alla sua opera prima "Sweetie" (1989), storia del rapporto traumatico di due sorelle, di cui quella che dà il titolo alla pellicola è psicologicamente instabile e dalla personalità border line; per arrivare alla biografia della scrittrice neozelandese Janet Frame con "Un angelo alla mia tavola", nato come prodotto per la televisione, ma poi selezionato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, dove vince il Leone d'argento Gran Premio della giuria nel 1990.

"Lezioni di piano" narra la storia di Ada McGrath (Holly Hunter) e di sua figlia Flora (Anna Paquin) e del loro viaggio in Nuova Zelanda nel 1850, dove la giovane donna scozzese è data in sposa dal padre al possidente terriero Alistair Stewart (Sam Neill). Ada è muta dall'età di sei anni per motivi sconosciuti e attraverso il suo amato pianoforte e con la lingua dei segni britannica, interpretata da Flora, comunica con il mondo esterno. Giunta sulla spiaggia, il marito non vuole trasportare il piano fino alla loro casa attraverso la foresta, provocando nella donna un allontanamento dall'uomo fin dal loro primo incontro. Sarà poi il socio in affari del marito, Georges Baines (Harvey Keitel), che si appropria del piano e costringe Ada a suonare per lui con la scusa di ricevere lezioni. Invece, nasce una passione travolgente tra i due che li porterà in Inghilterra dopo traumatici eventi che coinvolgono tutti i protagonisti.
L'opera della regista neozelandese è ricca e stratificata, sia a livello tematico sia dal punto di vista stilistico.

Alla base della sceneggiatura della Campion ci sono tre fonti figurative e letterarie: la primaria è quella dell'idea di un pianoforte (e del resto il titolo originale è "The Piano"), protagonista su cui ruotano i vortici emotivi dei vari personaggi e causa scatenante degli sviluppi narrativi; poi, una serie di fotografie del popolo Maori, che forniscono la profondità primeva della cultura antropologica della regista; e infine, l'atmosfera del romanzo "Cime tempestose" di Emily Brontë, il cui romanticismo viene trasposto attraverso una sensibilità contemporanea. Il rapporto tra uomo-donna e tra umanità-natura, tipicamente temi del romanticismo ottocentesco, sono messi in scena dalla Campion con una modalità che fanno di "Lezioni di piano" un film molto moderno.

La decisione di rendere muta la protagonista non è una rinuncia a un ruolo, ma diviene invece una sorta di affermazione dell'identità femminile in una società, quella vittoriana, maschilista e conformista, dove non si deve parlare né esprimere alcuna passione anche se i personaggi le vivono. Ada non è silenziosa, comunica gli stati d'animo suonando il pianoforte che diventa la materializzazione della propria anima. La Campion attua un ribaltamento poi della figura maschile che determina anche lo sviluppo delle relazioni tra i personaggi. Il colto e signorile Stewart non capisce sua moglie, la trova strana, il suo mutismo non gli dà fastidio e pensa che Ada gli si possa affezionare, come il cane che lo accompagna. L'uomo, nella sua rigidità sociale e culturale, è ingabbiato e incapace di esprimere sentimenti nei confronti della donna.  Proprio questo limite lo porta a non capire l'attaccamento di Ada al pianoforte, ignorante del fatto che lo strumento è la sua voce. Dall'altro lato invece, il rozzo e illetterato Baines è colui che in modo empatico comprende istintivamente la bellezza della voce interiore di Ada, innamorandosene quasi subito. Baines che vive tra i Maori, come un "selvaggio", secondo i loro costumi, in una capanna in mezzo alla foresta, a contatto diretto con la natura, è colui che invece riesce a esprimere il proprio tormento amoroso. Il pianoforte diviene così strumento di lotta, di possesso tra Baines e Stewart. E quando questi scopre che la moglie lo tradisce, segrega lei e la figlia in casa, pensando che l'isolamento possa guarire Ada dal mal d'amore per Baines. La donna instaura una relazione dominatrice tra lei e il marito: carezza il corpo di lui, ma gli impedisce di toccarla. Queste dinamiche sessuali mettono ancora più in evidenza, in diverse sequenze, la sessualità libera di Baines - con la Campion che arriva a inquadrare Keitel in un nudo frontale - che va alla scoperta del corpo di Ada con un gioco di scambi attraverso i tasti del pianoforte, in confronto alla sessualità repressa di Stewart, che più volte impedisce alla moglie di andare fino in fondo, nascondendosi nei suoi indumenti intimi, al contrario cercando di usarle violenza in un rapporto di forza, dove è il maschio nel talamo coniugale a essere parte attiva, mentre alla donna è riservato solo un ruolo passivo e dimesso.

Se la storia d'amore (im)possibile tra Ada e Baines e i rapporti di forza tra donna-uomo sono il tema moderno di "Lezioni di piano", è dal punto di vista stilistico che la Campion compie un salto di qualità. Innanzi tutto, abbiamo l'utilizzo di inquadrature che vanno dall'oggettiva alla soggettiva dei personaggi, fino ad arrivare a riprese irreali. Così l'incipit inizia con una realtà vista in soggettiva, attraverso la mano di Ada che si racconta con una voce fuori campo. La donna è inquadrata distesa prima con un'oggettiva sotto un grande albero, poi la macchina da presa, con un movimento lento, riprende lei e l'albero dall'alto. Le plongée improvvise si ripetono, come l'inquadratura della tazza di tè che sta bevendo Stewart, mentre confida i suoi dubbi sulla sanità mentale della moglie alla sorella; oppure, la geometrica inquadratura di Ada, Flora e Baines sulla spiaggia, alla fine di un pomeriggio in cui la donna ha suonato il pianoforte, la bambina ha ballato e giocato e l'uomo ha osservato e ascoltato. La messa in quadro di grande eleganza formale e di geometrica simmetria è osservabile negli interni, dove la profondità di campo dell'inquadratura evidenzia i ruoli dei personaggi secondo la loro disposizione sulla scema: quando Baines ascolta Stewart parlare della moglie esternando le proprie angosce; oppure durante la rappresentazione teatrale di Barbablù all'interno della chiesa; o ancora tutte le scene degli incontri amorosi tra Ada e Baines nella sua capanna. E la messa in serie degli interni con gli esterni, con inquadrature ariose, dove la forza della natura è rappresentata sia dalle onde del mare sia dal fitto groviglio della vegetazione, si trasforma in metafore pittoriche della violenza e complessità dei rapporti umani. Una visione romantica dove la rappresentazione materica degli eventi naturali - come la pioggia battente - sono preludio a scoppi di passione violenta. Del resto, quando Stewart scopre che Ada è ancora innamorata di Baines, in un impeto di gelosia irosa, le mozzerà il dito indice della mano destra con un'accetta e lo farà recapitare da Flora disperata all'amante della moglie.

Oltre al linguaggio cinematografico e la messa in scena, la Campion utilizza in chiave moderna anche la colonna sonora. Avvalendosi della collaborazione di Michael Nyman, compie un'operazione inusuale dell'utilizzo della musica da film: solitamente viene composta quando le riprese sono terminate e il compositore può lavorare sulla sceneggiatura e su un premontaggio. Per "Lezioni di piano", al contrario la colonna sonora è stata composta prima, non solo con il normale confronto tra regista e musicista, ma anche con l'intervento dell'attrice protagonista. Holly Hunter suona in presa diretta il pianoforte, ed essendo una discreta pianista, suggerisce a Nyman i temi a lei congeniali visto che la musica è parte determinante della personalità di Ada. Nyman quindi crea "un vestito su misura" di musica diegetica per le performance della Hunter su un tessuto di note extradiegetiche che sostengono le sequenze in esterni. La scelta di Nyman, storico collaboratore di Peter Greenaway di cui ha musicato tutti i suoi più importanti lavori, è compiuta dalla Campion perché da un lato aveva bisogno di una musica ariosa e barocca per la rappresentazione emotiva delle immagini, dall'altro Nyman è un rappresentante del minimalismo musicale che lavora sulla ripetitività ritmica e le influenze della musica moderna, necessarie per la realizzazione dell'idea che aveva la regista neozelandese. La colonna sonora diventa così la terza componente stilistica della complessa e armonica struttura filmica di "Lezioni di piano".

Questi elementi trovano poi la giusta apoteosi nel finale, dove lo sguardo in macchina di Ada, rivolto verso il marito, determina la sua liberazione, con Stewart che abdica al suo ruolo per incomprensione della "strana musica" della moglie. La musica, la rappresentazione dell'anima di Ada, però ormai è morta con l'amputazione del dito e quando lei e Baines viaggiano in barca verso una nuova destinazione, fa di tutto per gettare in mare il pianoforte e farsi trascinare nelle acque buie e silenziose. In quel preciso momento Ada dà l'addio alla sua vecchia vita, alla sua anima antica e, a un passo dall'annullamento, come una crisalide, si libera del Sé per riaffiorare dalle acque, rinnovata e consapevole di un nuovo Io: una vita con Baines, un altro pianoforte, una protesi di metallo per il dito, l'educazione al linguaggio per iniziare a parlare.

Jane Campion riesce con "Lezioni di piano" a raccontare una straordinaria storia d'amore con un originale punto di vista antropologico e una sensibilità moderna, dialogando con un vasto pubblico di emozioni senza tempo. Il tutto all'interno di un'eleganza compositiva delle immagini che compongono un perfetto connubio tra forme e contenuti.