CAST & CREDITS

cast:
Adam Mediano, Drake Burnette, Jeremy St. James, Mary Farley, Mercedes Maxwell

regia:
Larry Clark

durata:
90'

produzione:
Adam Sherman

sceneggiatura:
Larry Clark

fotografia:
David Newbert

montaggio:
Affonso Gonçalves

musiche:
Bobby Johnston

Marfa Girl | Recensione | Ondacinema

Marfa Girl

di Larry Clark

drammatico, Usa (2012)

di Giuseppe Gangi

Voto: 4.0
A Marfa, piccolo centro del Texas, meta di artisti e set di vari film (da "Il gigante" a "Il petroliere", passando per "Non è un paese per vecchi"), si avvertono chiare le tensioni sociali e razziali, essendo molto vicino al confine col Messico. Clark racconta la vita quotidiana di un gruppo di adolescenti che trascorre i pomeriggi tra gli spinelli, le prove con la band (la musica sentita è sempre quella diegetica, a base di attacchi punk-hardcore e beat ipnotici) e il primo sesso.
 
Adam, appena sedicenne, deve vedersela soprattutto con le molteplici donne della sua vita: con sua madre (insidiata da una guardia del confine dai comportamenti poco rassicuranti), con una professoressa che lo sculaccia, con la sua ragazza, con la sua amica 23enne, madre del bambino di un suo amico in prigione, con la quale fa sesso, e con un'artista hippy che si porterebbe a letto qualsiasi ragazzo latino sulla Terra. Come si può ben vedere, le vere protagoniste, sono le donne e forse il plurale nel titolo sarebbe stato d'obbligo. Piuttosto evidente, però, la predilezione di Clark per la giovane artista che ci spiega chiaramente cosa serve agli uomini per rendere questo mondo un posto migliore: scopare di più. Non che l'intenzione sia da censurare o lo sforzo personale del personaggio poco onorevole, però confessiamo che sono anche discorsi che si ripetono da più di cinquant'anni: parlare di anacronismo, per una volta, non è un delitto. Il suo dialogo con Adam, dove gli spiega la necessità di praticare il cunnilingus alle ragazze, la funzione del clitoride e l'importanza di esserne padrone per essere padrone del corpo femminile, è, nonostante un margine di ridicolo (possibile che un ragazzo così smaliziato non sappia niente di tutto ciò?), divertente e uno sprazzo di ingenua verità in un'opera molto arty e manierista. Il regista di Tulsa sa, ovviamente, come muoversi intorno ai corpi dei propri personaggi, componendo immagini levigate giocate sulla contrapposizioni di colori e sull'intelligente uso dello spazio; ma rimane una qualità basica per un fotografo e, soprattutto, sembra sin troppo facile e superfluo se poi si vogliono anche affermare delle cose quasi slegate dalla forma così compatta, senza la necessaria onestà intellettuale.

Tutti i personaggi di "Marfa Girl" posseggono una naturale e forte irrequietezza sessuale, visto che per Clark il sesso è la fame primaria di ogni giovane. Lo scandalo, questa volta, non passa attraverso le scene di sesso promiscuo e selvaggio - niente che non si sia già visto o che Clark non abbia già fatto - né dalle nudità dei giovani (i minorenni assolutamente casti, tra i maggiorenni non può che spiccare il personaggio artistoide e provocante di Drake Burnette), bensì dalle perversioni del poliziotto Tom: assolutamente privo di senso della misura e con pochi freni inibitori (insulta una ragazzina, mostra foto di vagine infette alla madre di Adam), finisce per essere la mina vagante pronta ad esplodere e che, infine, esploderà davvero, come tutti si aspettavano. Prima di questa parte e, forse, causa di questa, una sequenza di sesso e droga tra i poliziotti e il personaggio senza nome della Burnette, che si conclude con un litigio tra due colleghi dove Tom ha la peggio, mostrando l'eccitazione in risposta al colpo subito, con un'erezione prontamente inquadrata.
A metà strada tra l'educazione sessuale e la più classica denuncia di un piccolo ambiente repressivo che cova inaudita violenza, Clark si apre anche a un finale di speranza. Costruendo i personaggi sulle persone conosciute sul posto, il regista mette in scena strategie di vivere in armonia con la terra (una terra scarna, arida, essenziale) col misticismo dei guaritori messicani a far vibrare suoni che dovrebbero pacificarci col mondo e con gli altri. E il male, la violenza, il razzismo, rimangono metaforizzati dall'erezione di un sado-masochista? A quanto pare, sì.

Considerazione finale. Gli esordi, Larry Clark, li ebbe lavorando direttamente sull'immagine: dopo la traumatica esperienza in Vietnam, negli anni 70 divenne il più grande fotografo della suburbia americana e dell'adolescenza allo sbando, emarginata e alla ricerca di uno sballo felice. Dall'immagine all'immaginario. Quando volle passare al cinema, aveva bisogno di una storia e il suo progetto prese vita grazie alla collaborazione in fase di scrittura dell'allora giovanissimo Harmony Korine: nacque "Kids", culto dell'indie newyorkese di metà degli anni 90, che fotografava le vite di un gruppo di adolescenti nella periferia della Grande Mela tra esperienze con le droghe e sesso promiscuo.
Da allora sono passati diciassette anni e Clark ha realizzato altri film, eppure, se lo si confronta proprio col suo partner dell'esordio, la differenza che si riscontra è enorme: Korine è diventato regista ed è passato da "Gummo" a "Spring Breakers", cambiando pelle di volta in volta, passando da uno stile ruvido e urticante a un montage anfetaminico che rivolta l'mtv-style contro se stesso. Clark è rimasto uguale. E non è una mera questione di coerenza, si tratta di essere capaci, o meno, di capire il proprio tempo e renderlo formalmente col mezzo linguistico che si usa: e quando si vede "Marfa Girls" sembra che Clark, nonostante i 69 anni, sia ancora un ragazzino brufoloso che passa le sue giornate a farsi le canne, pregando per una scopata con la fidanzatina del liceo.