CAST & CREDITS

cast:
Shefali Shetty, Lillete Dubey, Naseeruddin Shah

regia:
Mira Nair

distribuzione:
Keyfilms

durata:
114'

produzione:
Caroline Baron

sceneggiatura:
Sabrina Dhawan

fotografia:
Declan Quinn

Monsoon Wedding | Recensione | Ondacinema

Monsoon Wedding

di Mira Nair

commedia / drammatico / romantic, India (2001)

di Stefano Selleri

Voto: 5.0
Il nuovo film di Mira Nair è un affresco che ruota attorno a una cerimonia nuziale, ma siamo anni luce dal rigore al cianuro di Altman. L'autrice di "Salaam Bombay!" cerca d'infondere la brezza ilare che - si dice - spira in quel di Bollywood ad una struttura narrativa che rimanda alla commedia classica americana: insomma, parenti, amici e tanti guai attorno alla coppia di fidanzati, il tutto volenterosamente condito da un'ironia bonaria e screziata di amarezza e dall'esplicita ambizione di tracciare un ritratto dell'India tra passato (il suggestivo cerimoniale della tradizione) e presente (la complessa situazione sentimentale e sociale che complica ulteriormente i rapporti tra i personaggi).

Il problema è che il film sembra preparato con la bilancia da farmacista: un tanto di preparativi per la cerimonia, un po' di ansie, un tocco di speranza, gioia inaspettata q. b., un'ombra di ricordi dolorosi, qualche sospetto e una caterva di balletti e canzoni, sceneggiare disseminando battute e pene di cuore a piacere, et voilà, il film nuziale è pronto. Non che la torta, alla fine, non sia gradevole, ma stomaca presto. Soprattutto perché sono decenni che vediamo ragazze emancipate ma timorose della famiglia, padri in ansia per fare quadrare i conti del festino, organizzatori arruffoni e un po' farabutti che non sanno mettere ordine nella propria vita privata, domestiche dolci e sornione, intellettuali tormentate, mariti infedeli che si sdilinquiscono al telefono con le mogli, zii ambigui, fanciulle provocanti e ragazzini maliziosi.

Interessante, e forse la cosa migliore del film, il lavoro compiuto sulla componente linguistica: i personaggi parlano, a seconda del contesto e persino della singola frase, inglese (modernità, ribellione alle convenzioni) e dialetti locali, ma ad una prima visione non è facile cogliere le sfumature di senso che regolano quest'alternanza, anche perché si è costretti a seguire contemporaneamente lo scorrere dei sottotitoli.
E alla fine, tra manierismi e parentesi "liriche", la noia ha il sopravvento sulla buona volontà dello spettatore. Assolutamente decorative le immagini (due o tre) di stampo documentaristico inserite nella parte conclusiva.