Nemico pubblico N.1 - L'istinto di morte
di Jean-François Richet
biografico, noir, Francia/Italia/Canada (2008)
Rivoltosa e provocatoria autobiografia scritta da Mesrine durante la sua ultima detenzione nel carcere parigino della Santé (quello de "Il buco", 1960, di Jacques Becker), "L'istinto di morte" è il fondamentale testo di riferimento per Richet e lo sceneggiatore Abdel Raouf Dafri, che tuttavia intensificano lo sfondo politico della formazione criminale del personaggio, sottoponendo la materia a una calibrata torsione destrorsa ravvisabile nella figura di Guido (Gérard Depardieu), rital ancora legato alla mala italiana nel libro, membro dell'organizzazione paramilitare OAS (Organisation de l'armée secrète) nella pellicola. Ma, a sottolineare la sostanziale irriducibilità di Mesrine a qualsivoglia orientamento ideologico, fa da contraltare l'amicizia con Jean-Paul, attivista dell'FLQ (Front de libération du Québec), gruppo indipendentista di matrice dichiaratamente marxista.
Non è la prima volta che Mesrine compare sul grande schermo, il cinema francese si è già misurato tre volte col leggendario bandito: la prima nel 1984 col pessimo "Mesrine" di André Genoves, la seconda nello stesso anno con l'avvertitissimo e imprescindibile documentario "Jacques Mesrine: profession ennemi public" di Hervé Palud (con la consulenza del giornalista Gilles Millet) e la terza nel 2006 con l'interessante Tv movie "La chasse à l'homme: Jacques Mesrine" di Arnaud Sélignac (basato sul libro "La chasse à l'homme. La vérité sur la mort de Mesrine", pubblicato nel 2002 dal commissario Lucien Aimé-Blanc). Ma è certamente la prima volta che intorno alla sua figura si concentra un progetto così imponente: regista di punta, cast stellare e superproduzione (le riprese del dittico sono durate addirittura nove mesi, dal maggio 2007 a gennaio 2008). Risultato: un paio di Premi César in saccoccia (Migliore regista e Miglior Attore Protagonista) e ottima accoglienza di critica e pubblico (oltre due milioni di spettatori).
Tanto entusiasmo è giustificato dal film? Stando alla prima parte del dittico (ma il presentimento che il secondo capitolo sia più incisivo è forte) non del tutto: dopo un esaltante prologo-epilogo in multi-frame e un poderoso incipit algerino, "Nemico pubblico N.1 - L'istinto di morte" si sgonfia quasi subito, propinandoci una lunghissima ricostruzione d'epoca dalla messa in scena macchinosa e patinata. Nei panni di Guido, Depardieu gigioneggia di brutto e un impomatato Vincent Cassel stenta a entrare nel personaggio di Jacques. Non aiutano certo le musiche di Marco Beltrami, altisonanti e pervasive, a metabolizzare il polpettone.
Decisamente meglio la seconda parte (dalla fuga in Canada in poi), con la sezione carceraria e la successiva pioggia di piombo a risollevare le sorti di un film che sembrava nascere selvaggio e crescere tronfio. Detto altrimenti, Richet si mostra molto più a suo agio in prossimità degli anni 70 che nei primi 60, mettendo a segno distorti quadri penitenziari (riprese in grandangolo per rappresentare l'alienazione dell'isolamento) e sequenze action di grande destrezza visiva (l'attacco al carcere insieme a Jean-Paul, il ruvido Roy Dupuis, coniuga mirabilmente fluidità e tumultuosità).
Più il film si avvicina ai 70, più Cassel si trasforma in un Mesrine convincente (senza peraltro scadere nel mimetismo necrofilo), giungendo, nella sequenza che chiude il primo capitolo, a uscire definitivamente dalla caricatura e a conquistare finalmente il personaggio. Più che decorose le prove femminili: se Elena Anaya sbozza una Sofia plausibilmente riottosa, Cécile de France incarna ineccepibilmente una Jeanne Schneider pronta a tutto. Ma è da Ludivine Sagnier nelle vesti di Sylvia e dalla seconda tranche del dittico che aspettiamo fuoco e fiamme. Altrimenti: colpo in bianco.
(In collaborazione con Gli Spietati)

cast: Vincent Cassel, Florence Thomassin, Myriam Boyer, Michel Duchaussoy, Elena Anaya, Gilles Lellouche, Roy Dupuis, Gérard Depardieu, Cécile de France, Ludivine Sagnier
regia: Jean-François Richet
distribuzione: Eagle Pictures
durata: 110'
produzione: La Petite Reine, M6 Films, Remstar Productions, Novo RPI
sceneggiatura: Abdel Raouf Dafri (tratta dall'autobiografia "L'istinto di morte" di Jacques Mesrine, ed. Nautilus - El Paso)
fotografia: Robert Gantz
scenografie: Emile Ghigo
montaggio: Hervé Schneid
costumi: Virginie Montel
musiche: Marco Beltrami
