CAST & CREDITS

cast:
Luca Argentero, Stefano Fresi, Claudio Amendola, Edoardo Leo, Carlo Buccirosso, Anna Foglietta

regia:
Edoardo Leo

distribuzione:
Warner Bros Italia

durata:
115'

produzione:
Warner BrosEntertainment Italia e Italian International Film

sceneggiatura:
Marco Bonini, Edoardo Leo

fotografia:
Alessandro Pesci

musiche:
Gianluca Misiti

Noi e la Giulia | Recensione | Ondacinema

Noi e la Giulia

di Edoardo Leo

commedia, Italia (2015)

di Francesca d'Ettorre

Voto: 4.5

Se c'è un problema che il cinema italiano ha - e ne ha tanti - è il suo rapporto con la commedia. Bypassiamo il momento nostalgia dei conti con il passato e veniamo al presente: abbiamo attraversato il periodo ultra-pop del cinepanettone sguaiato e sculettante per poi, pentiti e dolenti, puntare alla sceneggiatura a sfondo social-benpensante per ristrutturare un immaginario di purezza verginale. Si è sentito, insomma, quello che sembrerebbe il richiamo della commedia intelligente, ma che anni di mistificazione ed errori interpretativi hanno trasformato in un corposo gruzzolo di film oratoriali sui buoni sentimenti.
Non c'è da stupirsi, quindi, se allo scoccare delle frasi da repertorio si ride con intelligenza-si ride ma si riflette ventilate con l'affacciarsi di ogni nuova commedia italiana in sala, facciamo i doverosi scongiuri.

Arriviamo, dunque, immunizzati di fronte al nuovo film di Edoardo Leo. Alla sua terza regia, ma più conosciuto come attore - nella scorsa stagione cinematografica è stato uno dei protagonisti di una commedia divertente e insolitamente a fuoco (se pur non proprio originale), "Smetto quando voglio" - Leo trae il soggetto dal romanzo "Giulia 1300 e altri miracoli" di Fabio Bartolomei. E bisogna ammettere che, rispetto alle brutture made in prodotto medio italiano, qui, perlomeno, l'idea e la contestualizzazione c'è: un gruppo di quarantenni diversamente falliti si mette insieme per attuare un istintuale e coraggioso piano B: mollare tutto per reinventarsi soci e aprire un agriturismo. Sennonché le cose andranno male, molto male, e i protagonisti dovranno confidare in uno sgangherato e scorretto piano C. Questo, insieme a una regia che cerca di disarticolarsi dalla calligrafia cui siamo avvezzi, sono i meriti del film.

Quel che, invece, non lo fa decollare, ma lo relega al pantano è detto di seguito. Sempre nell'osservare l'ormai famoso prodotto medio italiano, abbiamo denunciato un rapporto fuori controllo con la ridondanza della narrazione, votata al triturante accumulo, che qui non è da meno. Non si contempla, ad esempio, la necessità della sequenza in cui i protagonisti si autoproclamano falliti&felici in un film che ha già ripassato in grassetto la medietà dei suoi personaggi sin dalle battute iniziali e dove financo il camorrista (Carlo Buccirosso, sempre bravo) è una iperbolica macchietta sfigata. Quando poi sul finale alla voce di Luca Argentero è affidata la (e)semplificazione del messaggio (non troppo) insito nella narrazione trasfigurante della commedia, si culmina nello spiegone poeticizzante che sembra voler giustificare l'azzardo di aver cercato di estrarre delle risate da un argomento "serio" come il declino dei quarantenni. Si capisce, quindi, che l'autore - o la pachidermica produzione alle spalle - non abbia risparmiato allo spettatore quella retorica inutile ai fini narrativi e che, eppure, appare inevitabile per l'oggetto filmico commercializzabile. Il tentativo, poi, di messa in scena di una commedia "alta" per il solo fatto di aver declamato riflessioni ad alta voce, veicolato filantropismo antirazzista (il ruolo dei ghanesi bravi e solidali è del tutto inutile) e apostrofato Maria De Filippi come piaga sociale, è troppo misero e intrinsecamente piccolo-italiano. Ci chiediamo, dunque, in che modo possa decantare un film innocuo e superfluo come una birra senz'alcol.