CAST & CREDITS

cast:
Julia Louis-Dreyfus, James Gandolfini, Catherine Keener, Toni Collette, Ben Falcone, Tracey Fairaway, Eve Hewson

regia:
Nicole Holofcener

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
93'

produzione:
Fox Searchlight Pictures, Likely Story

sceneggiatura:
Nicole Holofcener

fotografia:
Xavier Pérez Grobet

montaggio:
Robert Frazen

musiche:
Marcelo Zarvos

Non dico altro | Recensione | Ondacinema

Non dico altro

di Nicole Holofcener

commedia, sentimentale, Usa (2013)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 6.5

Durante un elegante cocktail party losangelino, la quarantenne (e più) Eve, massaggiatrice divorziata con una figlia in procinto di partire per il college, conosce, in momenti diversi, Marianne ed Albert. Con la prima, poetessa sensibile e un po' snob, stringe un rapporto professionale che presto lascerà spazio a una vera amicizia fatta di stima, confidenze, intimità e affinità elettive. Con il secondo, corpulento archivista, anch'egli divorziato e con figlia adolescente, intreccia una tenera, complice e matura relazione amorosa, nonostante le iniziali reciproche diffidenze.

Grazie a lui, l'apprensiva Eve sembra ritrovare un equilibrio e una pacatezza perse da tempo, allontanando le ansie dell'invecchiamento e la paura pungente dell'horror vacui legata all'imminente separazione dalla figlia. Ma quando scoprirà che in realtà Albert è l'ex marito dell'amica Marianne, permetterà alle rancorose rivendicazioni della donna di insinuarsi gradualmente nella sua nuova relazione, fino a metterne a repentaglio la sopravvivenza.
Vale la pena specificarlo fin da subito: "Non  dico altro" non è l'ultima apparizione del compianto James Gandolfini. O meglio, non è "solo" questo.
Scritta e diretta dall'indipendente Nicole Holofcener, "Non dico altro" è una commedia toccante e agrodolce che conferma i pregi e i difetti della sua autrice.

Abile castigatrice delle nevrosi e delle ipocrisie della borghesia wasp contemporanea, ottima direttrice di attori, la Holofcener ha sempre firmato opere esili ma taglienti, molto dialogate ma fluide, spesso strutturate intorno a forti caratteri femminili, in cui al ritratto dei personaggi è concessa assai più rilevanza che alla costruzione dell'intreccio.

"Non dico altro" conferma gli stilemi del suo cinema, inserendosi con coerenza e congruità in un percorso autoriale ben definito. Al centro di questa cronaca di un amore (meglio, di un innamoramento) formato Sundance, c'è infatti una donna non più giovane e benestante, alle prese con un ingombrante bagaglio di insicurezze e piccole frustrazioni quotidiane.

Questa volta però, a differenza di pellicole precedenti come "Parlando e sparlando" o "Friends with Money", la Holofcener riesce a mettere in sordina gli isterismi e le eccentricità para-alleniane tipici dei suoi personaggi, tratteggiando con garbo e puntualità il ritratto sincero di una relazione affettuosa fragile e preziosa, giocosa e teneramente consapevole, tra un uomo e una donna provati dalle esperienze del passato, ma ancora profondamente aperti alle possibilità della vita. L'incontro di due solitudini, si potrebbe dire.
Basti pensare, in questo senso, alla descrizione divertente e cortese del corteggiamento tra Albert ed Eve, che prende vita grazie a piccoli momenti di imbarazzo, sprazzi di genuina intimità, dolci ritrosie, spontanee e fragorose risate.
Merito soprattutto di due protagonisti affiatati e autentici, le cui prove riescono a risollevare il film anche quando, nella seconda parte, la scrittura (esilissima) perde la brillantezza dell'incipit e si appiattisce su schemi narrativi risaputi.

C'è, innanzitutto, Julia Louis-Dreyfus, capace di trasformare, in pochi secondi, un sorriso in una straziante smorfia di dolore grazie a una mimica facciale vivacissima e mai di maniera. Nata dalla fucina televisiva del "Saturday Night Live" e conosciuta per serie come "Seinfeld" e "Veep", meriterebbe più opportunità sul grande schermo.
Al suo fianco, l'immenso (in tutti i sensi) James Gandolfini, altro volto noto della tv cui il cinema ha riservato troppe poche occasioni. Il suo Albert, gigante introverso e malinconico, generoso e vulnerabile, è solo un assaggio di quello che, purtroppo, non potremo mai vedere.