CAST & CREDITS

cast:
Brendan Gleeson, Sharon Kearney, Dominick Hewitt, Dermot Healy, Ronan Collins, Gary Lydon, Laurence Kinlan, Darren Healy, Pat Shortt, Katarina Cas, Sarah Greene, Dominique McElligott, Fionnula Flanagan, Mark Strong, Rory Keenan, David Wilmot, Liam Cunningham, Don Cheadle, Michael Og Lane

regia:
John Michael McDonagh

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
96'

produzione:
Chris Clark, Ed Guiney, Flora Fernandez-Marengo, Andrew Lowe

sceneggiatura:
John Michael McDonagh

fotografia:
Larry Smith

scenografie:
John Paul Kelly

montaggio:
Chris Gill

costumi:
Eimer Ni Mhaoldomhnaigh

musiche:
Calexico

Un poliziotto da happy hour | Recensione | Ondacinema

Un poliziotto da happy hour

di John Michael McDonagh

commedia, Irlanda (2011)

di Simone Pecetta

Voto: 7.0

I titolisti italiani sono riusciti a superarsi ancora una volta rendendo "The Guard" con "Un poliziotto da happy hour" e ridicolizzando sin dal titolo una pellicola amara e tagliente.

Il film, come ha dichiarato anche il regista McDonagh, è un western ambientato nell'odierno ovest dell'Irlanda, una terra di confine popolata da banditi, trafficanti, dissidenti, una terra dove la morale è qualcosa per cui si lotta e si muore ogni giorno. Una terra dove vive e lavora uno sceriffo solitario: l'eccentrico sergente Boyle dallo sguardo triste e lontano, stufo ed arrabbiato. Il protagonista Boyle è il cuore pulsante del film, la sua ambiguità e le sue sotterranee avverse correnti le stesse della pellicola. Boyle è grasso, flaccido, si trascina svogliato nel lavoro di poliziotto dove si definisce come "l'ultimo degli indipendenti". Ragiona seguendo ogni cliché, è scontroso e volgare, un pesce -letteralmente - fuor d'acqua in ogni contesto civile. Boyle ogni giorno si esercita nella pratica del nuoto di fondo, è dolce con la madre morente, arguto e brillante nelle intuizioni. Ama la musica, ma non ama parlarne, mentre non si fa problemi nel dichiarare la sua passione per alcol, droghe e prostitute. In quella zona d'ombra tra l'ignoranza e l'innocenza, ma anche tra l'intelligenza e l'acutezza si situa la sua personalità impossibile da tratteggiare con una linea netta, difficile da descrivere senza tradire la sua contraddittoria essenza. Nascosto tra queste ombre si delinea il profilo di un eroe atipico che entra nella sua divisa come un Batman extralarge e allo stesso modo del supereroe ha una inflessibile legge interiore, che intransigentemente segue. Con buona pace di Lyotard il postmoderno ce lo siamo lasciato già alle spalle e il sergente Boyle alle continue ambiguità che inevitabilmente incontra per la sua strada oppone la certezza di una personale etica e la semplice sicurezza degli stereotipi popolari insieme. In un sentiero parallelo all'interiore contrasto del tenente di Ferrara e alle allucinazioni di quello herzoghiano, Gerry Boyle è un cattivo sergente che si trova a dover fronteggiare dei trafficanti che citano Nietzsche e leggono Schopenhauer, che guardano il mondo sottomarino attraverso il vetro di un acquario, mentre malinconico e incapace di prendere qualsiasi cosa sul serio lui trova quiete immerso tra le onde dell'oceano.

Nella stilizzata strana coppia che forma con l'agente FBI Everett si muove attraverso un mondo imprevedibile e banale al contempo, un universo evanescente in cui la sensazione di non trovarsi mai nel posto giusto avvolge come un manto tutti i personaggi: tanto l'agente Everett americano che si scontra col muro gaelico, tanto gli uomini di città immersi nel paesino di provincia, quanto chiunque altro compaia sulla scena. E non da ultimo Boyle, un personaggio quasi mitico, primitivo, archetipico nel rendere la quintessenza del pesce fuor d'acqua: così, la sensazione d'assurdo, dell'essere sempre fuori luogo, è il più vivido sentimento di ogni essere umano nella poetica di McDonagh.

Strabiliante esordio dietro la macchina da presa (menzione speciale della giuria per la miglior opera prima alla 62ma edizione del festival di Berlino) del regista e sceneggiatore John Michael McDonagh (fratello del McDonagh autore di "In Bruges"): una scrittura brillante e mai banale, uno sguardo lucido su un mondo che non è mai bianco o nero. Menzioni di merito alle musiche dei Calexico, al montatore Chris Gill ("28 giorni dopo") e in special modo a Larry Smith ("Eyes Wide Shut", "Bronson") autore di una stupefacente fotografia. E, in fine, alla superba interpretazione di Brendan Gleeson. Amara, esilarante, intelligente, "Un poliziotto da happy hour" è indubbiamente una delle migliori commedie dell'anno.