Porco rosso | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Giuseppe Gangi
8.0/10

L'anno scorso ci dicevamo stupefatti di poter vedere nelle italiche sale "Il mio vicino Totoro" dopo ventuno anni. Per "Porco Rosso" di anni ne sono passati diciotto, ma la meraviglia rimane la stessa, e ne andiamo a spiegare i motivi.
Visto che la pregevole iniziativa della Lucky Red fa saltare l'ordine cronologico delle opere dello Studio Ghibli, ci permette altresì di abbozzare una mappatura della poetica miyazakiana in base alle pellicole edite in Italia. Banalizzando potremmo affermare che "Porco Rosso", assieme a "Il mio vicino Totoro" e a "Ponyo sulla scogliera", appartiene al gruppo di lavori più fanciulleschi del genio di Tokyo (all'appello manca "Kiki consegne a domicilio"): come si diceva per Totoro, che trattava l'elemento del meraviglioso in maniera tale da ergersi a manifesto e modello del cinema di Miyazaki, non si può prendere sottogamba la forza e la freschezza di questi racconti. Purtroppo del filone più adulto (e cupo) abbiamo inciso nella memoria soprattutto "La città incantata", che ne è la summa, il monumento finale alla visionarietà dell'autore, e non "Nausicaä della Valle del vento" che è lo "start" dello Studio Ghibli, l'enciclopedia composta dalla materia dei successivi venticinque anni di pellicole miyazakiane.

Lo spettatore immesso nel sistema narrativo di Miyazaki è conscio di (ri)trovare il fattore magico/meraviglioso, un gioco di cui si conoscono tacitamente le regole. In "Porco Rosso" non c'è niente da scoprire, poiché il dato straordinario è già nel/il protagonista, una volta uomo, ora suino, per il maleficio di chissà quale Circe (se ne fa menzione solo una volta). Il maestro giapponese inventa l'epoca degli idrovolanti e l'ambienta al suo crepuscolo, "Porco Rosso" si fa dunque riflessione sulla fine dell'immaginario avventuroso: siamo negli anni '30 in un'Italia esotica e idealizzata, luogo di romantici incontri, di scontri leali, ultimo avamposto occidentale in cui sia praticabile l'Avventura, prima che gli orrori della Shoah ne cancellassero per sempre la possibilità. 

L'avventura di Marco Pagot (vero nome di Porco, in omaggio ai fratelli Pagot, famosi animatori italiani, coi cui figli lo stesso Miyazaki ha lavorato) si dipana tra duelli cielo-acquatici, il rapporto da feuilleton con Gina, padrona dell'isola-ritrovo nel Mar Adriatico, e la tenera affinità con la giovane Fio, geniale progettista d'aerei. Uno schema semplice in cui si ritrova l'amore di Miyazaki per il cinema classico: Marco col suo idrovolante è un cavaliere dell'aria così come un cowboy della terra, e del cavaliere riporta tutti i tratti di romantico eroismo: Marco non uccide i suoi nemici e mal che vada lo scontro finisce in una lunghissima scazzottata che non può non ricordare quelle mitiche da western dei film di John Ford o Howard Hawks. Nonostante la trasformazione fisica, Porco tiene ai suoi valori e alla sua indipendenza, che si trasforma in atto di resistenza politica: "Meglio maiale che fascista!".

Il direttore del doppiaggio Gualtiero Cannarsi, durante la presentazione in anteprima al Festival Internazionale di Roma (a proposito: un Festival Internazionale può presentare una versione doppiata?) ha riportato le parole di Miyazaki che parlò di "Porco Rosso" come d'un film "pericoloso", perché nato per caso, senza preavviso: all'inizio doveva essere solo un filmato da proiettare in volo per una compagnia aerea. Porco è uno dei pochi protagonisti maschili nell'universo prettamente femminile di Miyazaki, eroe che comprende in sé tutti i segni dei fantastici avventurieri dell'autore giapponese, più un'insolita volontà di straordinarietà: "Un maiale che non vola è solo un maiale". 

Anche se alla fine del film il nostro cavaliere solitario si eclissa, si vocifera che presto tornerà in sella di un idrovolante nel sequel che potrebbe intitolarsi "Porco Rosso: The Last Sortie", ambientato durante la guerra civile spagnola. Staremo con gli occhi puntati al cielo, ad attenderlo. 


12/11/2010

Cast e credits

regia:
Hayao Miyazaki


titolo originale:
Kurenai no buta


distribuzione:
Lucky Red


durata:
93'


produzione:
Studio Ghibli


sceneggiatura:
Hayao Miyazaki


fotografia:
Atsushi Okui


montaggio:
Hayao Miyazaki


musiche:
Joe Hisaishi


Trama
Marco Pagot è un asso dell'aviazione militare italiana che, in seguito ad un misterioso incidente durante la Prima guerra mondiale, al quale sopravvive miracolosamente, assume per magia l'aspetto di un maiale antropomorfo. Abbandona dunque l'aeronautica e la vita mondana (compreso l'amore per Gina, la bella cantante di un night club allestito su un'isoletta dell'Adriatico e frequentato da contrabbandieri) e si ritira sulla costa dalmata, guadagnandosi da vivere con le taglie poste sui pirati dell'aria che combatte con il suo monoplano dipinto di rosso (da cui il soprannome "Porco Rosso"). Il film segue le sue avventure tra l'Istria e Milano, in un'Italia immaginaria (ma non tanto) mostrata attraverso splendide vedute aeree, nel conflitto con un pilota americano (Donald Curtis), con i pirati e con il fascismo e nell'amicizia con una giovanissima meccanica (Fio Piccolo).
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