CAST & CREDITS

cast:
Bruce Willis, John Malkovich, Mary-Louise Parker, Morgan Freeman, Helen Mirren, Julian McMahon, Ernest Borgnine

regia:
Robert Schwentke

distribuzione:
Medusa

durata:
111'

produzione:
Summit Entertainment; Di Bonaventura Pictures

sceneggiatura:
Erich Hoeber; Jon Hoeber

fotografia:
Florian Ballhaus

scenografie:
Alec Hammond

montaggio:
Thom Noble

musiche:
Christophe Beck

Red | Recensione | Ondacinema

Red

di Robert Schwentke

commedia, azione, Usa (2010)

di Giuseppe Gangi

Voto: 5.5

Il peso dei "vecchi" in Occidente aumenta e conta su grandi numeri: in Italia lo sappiamo bene. Nessuno si stupisce se al cinema si passerà quindi dalla "rivincita dei nerd" alla "rivincita dei nonnetti". Di certo i film con protagonisti anziani non sono mai mancati, ma piuttosto che bilanci esistenziali alla "About Schmidt", i personaggi della terza età sono diventati o scapoli impenitenti ("Tutto può succedere") o pronti a levarsi gli ultimi sfizi ("Non è mai troppo tardi"): da notare come i film citati abbiano avuto come protagonista il solito, smagliante, Jack Nicholson, che infatti ha cominciato a detestare quella tipologia di ruoli.

I protagonisti del film di Robert Schwentke però sono tutt'altro che rimbambiti.
Frank Moses è infatti un tranquillo e precoce pensionato che si annoia, facendo un po' di attività fisica e tenendo la casa ordinatissima: parla tantissimo al telefono con l'impiegata del servizio pensionati, fingendo che non gli arrivino gli assegni. Vorrebbe incontrarla. Però dato che Frank ha il solito sorriso compiaciuto e la grande autoironia di un Bruce Willis in perfetta sintonia col personaggio, non ci stupiamo più di tanto quando si trasforma in oliato uomo d'azione dopo l'assalto a casa sua.
L'uomo decide quindi di andare a prendere, anzi a rapire, Sarah (Mary-Louise Parker) perché la crede in pericolo, in una sequela di gag da commedia romantica; inizia così un viaggio dove attraversano diversi Stati per rimettere insieme il vecchio gruppo di Frank, i cui componenti sono: Morgan Freeman, che dopo il Vietnam e l'Afghanistan stava finendo i suoi giorni in una casa di cura, ucciso lentamente da un cancro all'ultimo stadio; John Malkovich alle prese col personaggio più schizzato, a causa di un programma sperimentale durante il quale ha assunto dosi di LSD per un undici anni; l'affascinante Helen Mirren, che si è ritirata in una lussuosa villa, anche se in realtà di tanto in tanto accetta dei contratti per poter tornare a imbracciare un M16. Una gang di ex-agenti della CIA, ormai bollati come RED, che sta per "reduci estremamente pericolosi" e per questo costretti al pensionamento. A questa squadra si aggiungono in ruoli minori la spia russa Ivan di Brian Cox, il saggio custode dell'archivio "super-segreto" Ernest Borgnine (classe 1917) e il "baaad guy" e fiero di esserlo Richard Dreyfuss (ma perché quest'attore lavora così poco?). 

Se ci siamo soffermati così tanto per illustrare i personaggi che danno lustro al film è perché "Red" si regge soprattutto sulla loro bravura e sul loro carisma. Il copione di Erich e Jon Hoeber è ben poco ortodosso e non si preoccupa di alcuna verosimiglianza, forte della fonte fumettistica: la graphic novel originaria è scritta da Warren Ellis e disegnata da Cully Hamner e, infatti, la produzione della pellicola è targata DC. L'intento principale di "Red" sembra quello di mostrare gli scanzonati e attempati eroi che si difendono dalle nuove leve che li hanno sostituiti: esperti e armati fino ai denti, arrivano fino a minacciare la vita del vice-presidente con piani d'azione non molto elaborati, ma in fin dei conti piuttosto efficaci.
La regia di Schwentke fa il suo mestiere con un montaggio di servizio senza sbavature: le scene d'azione sono girate con tentativi spettacolarizzanti, anche se poi mancano verve e personalità per poter uscire da schemi consunti (non si sono risparmiati nemmeno il duello pistola contro bazooka). Infine, nè la bravura degli attori, nè il ritmo sostenuto possono nascondere i limiti di una scansione narrativa schematica e senza guizzi che preclude anche l'ipotesi "colpo di scena".
 
Operazione simpatia per la terza età, tanto divertente inizialmente (e sulla carta) quanto dimenticabile.