CAST & CREDITS

cast:
Eric Tsang, Bahie Bai

regia:
Raman Hui

distribuzione:
Microcinema

durata:
112'

produzione:
Edko Films

sceneggiatura:
Alan Yuen

musiche:
Leon Ko

Il regno di Wuba | Recensione | Ondacinema

Il regno di Wuba

di Raman Hui

fantasy, Cina (2015)

di Alberto Mazzoni

Voto: 5.0

Wuba è il futuro re dei mostri, e due strani compagni di ventura umani devono decidere se venderlo o portarlo dai suoi amici mostri. Ecco a voi "Il regno di Wuba", che in Cina ha battuto tutti i record di incasso diventando simbolo di riscossa nazionale.
La cultura cinese è fieramente autonoma rispetto alla cultura occidentale. Come accade in tutte le culture, talvolta gli artisti cinesi decidono di rivolgersi, pur con i loro propri modi, a temi che sono comuni a tutti gli esseri umani: in letteratura, Mo Yan, al cinema Jia Zhangke, adesso sugli schermi italiani con "Al di là delle montagne", da non perdere. Talvolta però decidono di dedicarsi a temi cultura-specifici come fanno in letteratura Yu Hua e al cinema, Raman Hui con "Il regno di Wuba".

Non c'è niente di più locale dell'umorismo. Difficilmente il pubblico italiano troverà divertenti le battute ne "Il regno di Wuba" su mangiare i bambini (retaggio del comunismo?), su mangiare il cervello del protagonista, su uomini che partoriscono e allattano. Poi il successo di Zalone dimostra che sono personalmente sono poco sintonizzato anche con l'umorismo italiano, quindi vai a sapere. Non riuscire a esportare l'umorismo non è un problema solo cinese. Per rimanere in tema nessuno credo abbia intenzione di esportare Zalone all'estero, così come Sandler ha successo solo negli Stati Uniti eccetera.

La difficoltà di essere in sintonia con l'umorismo cinese non è l'unico problema del film. Per cominciare il regista si affida molto a una CGI veramente basica: il piccolo Wuba è carino e animato in modo simpatico, gli altri mostri insomma, alla fine non sono dinamici né buffi, si vede davvero roba migliore su Rai Yoyo (ad esempio, i cartoni animati di Kung Fu Panda). Il tutto è aggravato dalla poca efficacia con cui gli esseri in CGI interagiscono con gli esseri umani e con gli ambienti. Insomma, non è una questione solo di dialoghi/situazioni, il comparto tecnico è davvero poco convincente. Infine, per la serie prendere il peggio dall'Occidente, il film era talmente sicuro del proprio successo che parte della risoluzione della trama - il fato del padre del protagonista, la risoluzione della guerra civile dei mostri - è direttamente demandata al sequel (pratica intollerabile).    

A parte il protagonista simpatico, del film salviamo solo la curiosità del vedere come ogni film cinese popolare debba apparentemente avere inserti di kung fu - che preferiamo decisamente agli altrettanto obbligatori momenti canzone dei film Disney - e la cura scenografica delle ambientazioni naturalistico/fantasy, molto suggestive. Non abbastanza da giustificare una visione, francamente, né tantomeno da spiegare i record di incassi.