Ondacinema

7.0/10
Faceva bene qualche giorno fa Alberto Barbera a sottolineare come per quanto riguarda la Settima arte la questione non sia quella di capire se essa sia viva o morta quanto piuttosto di decifrare la direzione verso la quale il cinema contemporaneo ha intenzione di incamminarsi.

"Sulla mia pelle" di Alessio Cremonini potrebbe essere il classico esempio di quanto oggi sia difficile fare delle previsioni: prodotto da Netflix, che lo distribuirà contemporaneamente in rete e nelle sale, il film, per i temi trattati e la forma adottata appare lontano dagli standard di spettacolarità perseguiti dal colosso americano. "Sulla mia pelle" infatti è uno di quei progetti destinati a far parlare di sé ancora prima di essere visti per la scottante attualità che racconta, essendo gli avvenimenti al centro della vicenda, ovverosia le vicissitudini vissute dal povero Stefano Cucchi, ancora vivi nella memoria dell'opinione pubblica italiana. E qui ci riferiamo soprattutto alla battaglia intrapresa dai famigliari della vittima e, in particolare, dalla sorella del ragazzo che, nel corso degli anni si è battuta per chiedere conto alle istituzioni del decesso del fratello, causato con ogni probabilità (nei titoli di coda apprendiamo che i motivi del decesso sono ancora da chiarire) alle conseguenze del pestaggio subito dal ragazzo nel corso della sua permanenza nella stazione dei carabinieri dove era stato portato dopo l'arresto.

Ma non basta, poiché a rendere "Sulla mia pelle" un film in apparenza poco adatto a conquistare i gusti del pubblico generalista c'è la messinscena adottata dal regista. Determinato a evitare strumentalizzazioni politiche ed emotive, connesse con le implicazioni insite nella materia trattata, Cremonini sceglie una narrazione analitica e scarnificata simile a quella di un referto medico, all'interno della quale persino le didascalie indicanti i giorni della settimana appaiono una volta tanto necessarie a scandire lo sviluppo temporale della storia. A non essere da meno è anche il comparto visivo, chiamato a giocare un ruolo determinante quando si tratta di far emergere la tragedia del ragazzo, desumendola dalle sofferenze corporali impostegli dal trattamento ricevuto all'interno del carcere. In questo senso, i lividi e le tumefazioni presenti sul volto e sulla schiena di Stefano, così come il suo corpo claudicante e senza forza, non basterebbero a fare del protagonista una sorta di sindone laica, se la sua sagoma non fosse sempre più spesso inquadrata all'interno di spazi dalle tonalità neutre e ultra dimensionati che, in qualche modo prefigurano il momento del trapasso per la siderale solitudine che trasmettono tali composizioni.

Ed è proprio lo scarto emotivo tra la progressiva perdita di coscienza della vittima e la stolida efficienza della macchina burocratica che l'ha preso in consegna, a creare il cortocircuito che fa saltare il banco, provocando la reazione dello spettatore, impotente di fronte a un'ingiustizia così grande come quella inflitta al protagonista. Pur volendosi mantenere super partes rispetto al dibattito scaturito all'indomani della morte di Cucchi, sono i fatti a cui il film si attiene (derivati dallo studio degli atti processuali) a farlo diventare inevitabilmente un'opera di impegno militante: nella considerazione che, un po' per il contesto ambientale, un po' per la totale adesione dell'attore al suo personaggio (Alessandro Borghi scheletrico e con un filo di voce rischia di monopolizzare i premi della prossima stagione) per non dire della precisione con la quale il regista ricostruisce l'universo umano e sociale in cui si svolge, guardando "Sulla mia pelle" non può non venire in mente un capolavoro come "Hunger" e un'interpretazione come quella di Fassbender alla quale il nostro attore deve per certo essersi ispirato. In tale quadro, una menzione la mettano anche Jasmine Trinca e Max Tortora nei panni della sorella e del padre di Cucchi. Inserito nella sezione Orizzonti della Mostra "Sulla mia pelle" non poteva aprire in modo migliore la spedizione della pattuglia italiana presente al Lido.


Cast e credits

cast:
Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milva Marigliano


regia:
Alessio Cremonini


distribuzione:
Lucky Red, Netflix


durata:
100'


produzione:
Cinemaundici, Lucky Red, Luigi Musini, Andrea Occhipinti


sceneggiatura:
Alessio Cremonini, Lisa Nur Sultan


fotografia:
Matteo Cocco, Michele D'Attanasio


montaggio:
Chiara Vullo


musiche:
Mokadelic


Trama
Il racconto degli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi e della settimana che ha cambiato l'esistenza della sua famiglia.