CAST & CREDITS

cast:
Amy Adams, Emily Blunt, Alan Arkin, Jason Spevack, Steve Zahn, Clifton Collins Jr.

regia:
Christine Jeffs

durata:
91'

produzione:
Back Lot Pictures, Big Beach Films, Clean Sweep Productions

sceneggiatura:
Megan Holley

fotografia:
John Toon

scenografie:
Joseph T. Garrity

montaggio:
Heather Persons

costumi:
Alix Friedberg

musiche:
Michael Penn

Sunshine Cleaning | Recensione | Ondacinema

Sunshine Cleaning

di Christine Jeffs

commedia, Usa (2008)

di Davide De Lucca

Voto: 6.5
Humus riconoscibile e inflazionato di un certo cinema americano, la vita di provincia e la famiglia disastrata sono lo sfondo su cui si trova costretta a combattere anche Rose (Amy Adams) per la sopravvivenza quotidiana, economica e personale. Una sorella minore irresponsabile (Emily Blunt), un figlio piccolo da crescere sola, un padre inconcludente (Alan Arkin), e tante cose da dimostrarsi: le grandi promesse della brillante cheerleader che era si sono infrante contro un lavoro da donna delle pulizie, e una relazione clandestina consumata in un motel con il grande amore del college, ora padre di famiglia fedifrago e poliziotto. Proprio lui suggerisce a Rose l'idea di intraprendere un'impresa di pulizie delle scene del crimine (omicidio o suicidio che sia), meglio retribuite rispetto alle comuni case borghesi, dove capita ogni tanto di trovare l'ex compagna di scuola sistemata con le sue domande imbarazzanti a cui sei costretta a mentire. Dovendo pagare una nuova scola per il figlio (turning point abbastanza "facile") Rose decide di tentare coinvolgendo Norah, da poco licenziata.

Le premesse per una commedia brillante ci sono tutte, ma si mortificano presto nel già visto, con delle sottotrame deboli, dei contrasti non abbastanza evidenziati, dei momenti oscillanti che potevano essere spinti maggiormente nella direzione della commedia nera invece che del sentimentale andante che a volte deborda (sebbene senza annoiare), fino a un culmine abbastanza prevedibile, così come la risoluzione dei conflitti. I momenti sentimentali prevalgono sulla commedia, come detto, con un marcato senso della famiglia distrutta e da ricostruire, il tema del realizzarsi facendo qualcosa di utile e gratificante (tarlo di tutti i personaggi), la cosa giusta da fare, con un ritorno fisico e della memoria sui luoghi dell'orrore, del trauma, come fosse espiazione o come fosse condanna - ma nemmeno questo viene evidenziato abbastanza. Tanto che si respira (troppo) presto un'aria di mainstream, ed è un peccato.

Film prevalentemente al femminile, sono ottime sia Amy Adams (e non è una novità) nel ruolo della ragazza che cerca disperatamente di far funzionare le cose, che Emily Blunt, con la regia di Christine Jeffs che insiste in alcuni momenti su dei ralenti fuori luogo, si serve di facili sequenze di montaggio, ma costruisce un buon ritmo e un'atmosfera credibile che mantiene costanti per tutto il film. La sceneggiatura di Megan Holley assembla dei personaggi non sempre forti come vorrebbe (quello di Alan Arkin strizza molto l'occhio a "Little Miss Sunshine"), in qualche modo incostanti o privi di chiaroscuri, situazioni inflazionate senza vere variazioni sul tema, tanto che alla fine si paga la mancanza di una direzione precisa e il tradimento del brillante spunto iniziale. Nell'insieme si lascia guardare volentieri, ma, viste le premesse, era lecito aspettarsi qualcosa di più in termini di humor e di spessore.