Ondacinema

recensione di Matteo Pennacchia
6.0/10

Alla base c'è un film irlandese omonimo, a sua volta ispirato a un creepypasta, una leggenda metropolitana diffusa via web, un fenomeno virale, narrativo, editoriale, che ha creato genere a sé e sta prevedibilmente invadendo l'horror filmato (la serie "Channel Zero" arriva da lì e prossimamente su grande schermo vedremo lo Slender Man nato da un contest fotografico). Ma "The Midnight Man" non invoglia (gliene siamo grati) a pensare il rapporto fra l'internet e il cinema, fra cultura del meme e produzione di fiction, immaginario popolare e soglie dell'attenzione. Non contiene stimoli in tal senso eccetto una piccola superficiale ammissione metatestuale di provenienza, che si esaurisce in un lampo all'interno di un film che, comunque, se a qualcosa va associato è ad altri film antecedenti (senza dubbio influenti sul creepypasta, del quale però non mettono in luce caratteristiche e implicazioni). A dirigere le gesta del millantesimo uomo nero c'è Travis Zariwny, manovale tuttofare che nel 2016 ha ridefinito il concetto di inutilità girando il remake-fotocopia di "Cabin Fever". Di inutilità, non di bruttezza, perché Zariwny non gira male, mette a frutto gli anni di gavetta spesi in pratica in ogni comparto tecnico e trasuda entusiasmo per il proprio lavoro. Anche in "The Midnight Man", sorta di "Jumanji" dell'orrore che raccoglie il guanto di sfida dell'unità di luogo e di tempo. Sul tempo, la vicenda va dal tramonto all'alba o quasi, salvo sparuti flashback. Sul luogo, dell'oscura casa Luster si intuisce poco la planimetria, la disposizione interna, come se stanze e corridoi cambiassero posto fra un'inquadratura e l'altra o fossero luoghi isolati dal resto del fabbricato. Conseguenza di un montaggio sbadato o della prevalenza dei piani sui campi, il lieve disorientamento dà corpo al senso di trappola e lascia credere che a ogni lenta panoramica un'ombra nell'angolo possa iniziare a muoversi. L'Abc, è chiaro, ma reso bene, quand'anche fortuitamente.

Si è parlato di effetto, ed è proprio nelle scene ad effetto, indifferenti all'omogeneità del ritmo narrativo e servite sul piatto di un'esasperazione gore vecchia scuola, che "The Midnight Man" trova la propria riuscita ideale. Un mostro che incarna e materializza le paure radicate nell'animo della vittima di turno non è una novità assoluta, per così dire, ancor meno a poche lunghezze da "It" 2.0, ma dà a Zariwny pretesto di sfogare la tendenza visionaria che il regista aveva colpevolmente epurato dal suo "Cabin Fever", e che qui ritorna in forze nelle forme assunte dall'Uomo di Mezzanotte per annichilire e punire chi gli capita a tiro - su tutte, un coniglio umano che fa ghignare e rabbrividire al tempo stesso. Rubano quindi opportunamente il palcoscenico al pessimo teen-cast (ma tant'è, è solo carne da macello) le soluzioni atmosferiche e visive, perfino le più immotivate, così come i veterani Robert Englund (non fa granché ma è sempre un piacere rivederlo, con o senza trucco da Freddy Krueger) e la campionessa dell'horror da multiplex & popcorn in carica Lin Shaye, in eccezionale e ansiogeno overacting nell'addossarsi i tic della demenza senile o anche quando di lei sentiamo solo la voce attraverso il gracchio di un interfono. Il suo è il personaggio chiave sia nello "sviluppo" della "trama" sia nel finale, che in questo caso è davvero a sorpresa, forse perché lo slegamento generale delle parti filmiche ci aveva disilluso sulla possibilità (sulla necessità?) di un colpo di coda ben piazzato. Per contro - ma non è qualcosa che remi sul serio contro, anzi - "The Midnight Man" annovera alcuni dei dialoghi e dei comportamenti più cretini visti nell'horror di recente ("È stata l'ultima volta che l'ho vista" commenta la protagonista Alex, finito di raccontare di aver assistito al suicidio per impiccagione della madre. Ancora: dopo lunga e sconvolta contemplazione di cadavere sgozzato fradicio di sangue il dottor Goodberry di Englund si rivolge ai personaggi accanto a lui: "La vostra amica è morta". Risposta: "Oh cazzo"). Senza comportamenti cretini non esisterebbe una buona percentuale di prodotti dell'orrore. Qui però la cosa diventa straniante, come se gli attori fossero androidi in tilt e avessero dimenticato il copione, e rimediassero scena per scena pescando all'improvviso da un campionario decontestualizzato di frasi e azioni standard. Come in "Westworld". Il che spiazza, rende paradossalmente tutto un po' più inaspettato del solito.

Zariwny non si preoccupa di nascondere l'aspetto del boogeyman né di non farlo chiacchierare, sa di armeggiare con la dissacrazione delle regole dell'horror, alla Craven (sebbene non colpisca mai al cuore), ma chissà se nelle sue intenzioni rientrasse la mise en abyme. Eppure il tema del soggetto, il gioco, è la sintesi della natura del film, e la stupidità semi-automatica con cui i personaggi intraprendono la partita letale rappresenta l'istanza di partecipazione consegnata allo spettatore (ed è lecito che qualcuno ci legga un tentativo di parlare, o un risultato ormai interiorizzato, della vita ai tempi di internet... noi preferiamo di no). Ma questa è già una considerazione stonata. "The Midnight Man" è anzitutto un gioco stupido e perché sia divertente - può esserlo molto, può essere solo quello - va giocato in modo stupido.


12/01/2018

Cast e credits

cast:
Gabrielle Haugh, Grayson Gabriel, Lin Shaye, Robert Englund, Emily Haine, Kyle Strauts


regia:
Travis Zariwny


titolo originale:
The Midnight Man


distribuzione:
Adler Entertainment


durata:
95'


produzione:
Cassian Elwes, Jeff Beesley, Frankie Lindquist


sceneggiatura:
Travis Zariwny


fotografia:
Gavin Kelly


scenografie:
Melanie Rein


montaggio:
Kyle Tekiela


costumi:
Patricia J. Henderson


musiche:
Olaf Pyttlik


Trama
La giovane Alex trova in soffitta della casa di nonna Anna, a cui fa da badante, una strana scatola che contiene foto inquietanti e le istruzioni per giocare al Gioco di Mezzanotte. Obiettivo del gioco è sfuggire al terribile Midnight Man fino alle 3.33 del mattino rispettando sempre le regole, pena la morte per mezzo della realizzazione delle proprie fobie più recondite. Alex e il suo amico Miles iniziano la partita...