CAST & CREDITS

cast:
Eriq Ebouaney, Aurelien Recoing, Jean-Pierre Martins, Jo Prestia, Claude Perron, Yves Pignot

regia:
Benjamin Rocher, Yannick Dahan

distribuzione:
Fandango

durata:
90'

produzione:
Capture The Flag Films

sceneggiatura:
Arnaud Bordas, Yannick Dahan, Stéphane Moïssakis, Benjamin Rocher

fotografia:
Julien Meurice

scenografie:
Jérémie Streliski

montaggio:
Dimitri Amar

musiche:
Christopher Lennertz

The Horde | Recensione | Ondacinema

The Horde

di Benjamin Rocher, Yannick Dahan

horror, Francia (2009)

di Diego Capuano

Voto: 5.0

Come gran parte della discutibile fucina orroristica transpalpina, anche "La Horde" si preoccupa di muovere i suoi primi passi in un incipit dai toni decisamente drammatici (un funerale) - stavolta con premesse poliziesche - e proseguire su uno sfondo che implicherebbe, almeno sulla carta, riflessioni e parallelismi con le problematiche della società francese contemporanea.
Il film si svolge praticamente tutto in una banlieue parigina, in anni recenti assurta a simbolo del vivere quotidiano dell'umanità francese salita alla cronaca in ben note guerriglie urbane tra polizia e civili. Ma risulta davvero difficile andare oltre la cornice concettuale, addentrandosi in ardite e alte/ altre metafore.

Le intenzioni dei due registi sono chiare: un manipolo di uomini carpenteriani chiusi in una selvaggia selva romeriana. Che a conti fatti non agguanta nemmeno il Boyle di genere.
Un action in salsa zombie (il primo della storia del cinema francese, pare): questi ultimi hanno talvolta fattezze che ricalcano quelle dei vendicatori protagonisti. Antropologie machiste e testosteroniche, assetate e immerse in sangue e frattaglie.
Ma se la tensione fa capolino a corrente alterna, l'ironia arriva troppo tardi ed è comune appena abbozzata.
Si vorrebbe un'aria da fine del mondo in questo "La Horde": Parigi è in fiamme, il cielo è in fiamme. Non c'è nemmeno più l'oscurità ad accompagnare le gesta degli zombie, quanto un'accecante catastrofismo che sale progressivamente fuori e dentro l'essere umano. Violenza chiama violenza, senza eroi.

In una fotografia levigata che in alcuni frammenti action sembra declinare verso un'estetica da videoclip (poi puntualmente stoppata), il risultato è a conti fatti e più rozzo (e risaputo) di quel che si vorrebbe e può accontentare soltanto qualche fanatico del genere.
Il cielo su Parigi non esplode mai del tutto. Nemmeno il film.