CAST & CREDITS

cast:
Steve Coogan, Rob Brydon, Margo Stilley, Claire Keelan, Rebecca Johnson, Ben Stiller

regia:
Michael Winterbottom

durata:
107'

produzione:
Revolution Films

sceneggiatura:
Michael Winterbottom, Steve Coogan, Rob Brydon

fotografia:
Ben Smithard

montaggio:
Mags Arnold, Paul Monaghan

costumi:
Celia Yau

musiche:
Michael Nyman

The Trip | Recensione | Ondacinema

The Trip

di Michael Winterbottom

commedia, Gran Bretagna (2010)

di Mirko Salvini

Voto: 7.0

Anche se molti non amano il cinema di Michael Winterbottom, una cosa va riconosciuta al regista inglese: quella di non essere prevedibile. Nel corso di vent'anni di carriera (i primi anni spesi prevalentemente in tv) si è misurato con quasi tutti i generi (e sottogeneri), dal noir al western, passando per la ghost story, il melodramma a sfondo lesbo, la fantascienza, persino il film erotico. Ha vinto il festival di Berlino con lo pseudo-documentaristico “Cose di questo mondo” e adattato diversi classici della letteratura (Thomas Hardy è uno dei suoi autori di riferimento), però preferibilmente evitando il modello BBC. Visto che nella sua filmografia mancava un road movie, il regista di “Jude” ha pensato bene di colmare la lacuna, realizzando un film che non poteva essere più diverso dal precedente, il fin troppo criticato “The Killer Inside Me”.

 

“The Trip” è la versione per le sale, in effetti, di una molto apprezzata serie in sei episodi realizzata da Winterbottom per il secondo canale della tv di stato britannica. L'idea alla base era alquanto semplice: due attori (Steve Coogan e Rob Brydon che Winterbottom aveva già voluto insieme in “A Cock and Bull Story”, curioso esempio di film che racconta le riprese di un film) a zonzo per l'Inghilterra perchè uno dei due deve scrivere degli articoli di critica culinaria e l'altro si presta a fargli da compagnia. Quindi si tratta di un road movie in chiave comica, variante abbastanza popolare del sottogenere, cui sono legati anche successi recenti (dall'americano “Due Date” con Robert Downey Jr. all'indiano “Zindagi No Milegi Dobara”), e come tale “The Trip” è molto divertente.

 

Gran parte del merito di questo ovviamente è dovuto al duo Coogan e Brydon, impegnati a interpretare se stessi con grande brio e ammirevoli tempi comici. Nel giro di una settimana visitano dieci ristoranti e altrettanti alberghi, lasciandosi andare a conversazioni inerenti la vita sentimentale (Coogan è in crisi con la fidanzata mentre Brydon è felicemente sposato), la carriera, la lingua e chi più ne ha più ne metta, ragionando persino, o del politicamente scorretto, se valga la pena barattare la salute dei figli in cambio di un oscar come migliore attore (arrivando ad un compromesso ragionevole : un oscar in cambio di una malattia curabile!). La struttura del film può sembrare certo ripetitiva ma lo spettatore in effetti non si annoia.

 

I momenti forse più godibili del film sono quelli in cui i due compari si lanciano in competizioni su chi imita meglio i vari vip (esilaranti e impressionanti i tentativi di riprodurre il parlato di Michael Caine) e se è vero che i dialoghi e le situazioni fra i due sono (almeno in parte) improvvisati allora “The Trip” svolge davvero un gran servizio ai suoi due interpreti.

 

Se Winterbottom si concentra quasi totalmente sui mattatori, non si può ignorare la sua abilità a riprendere la bellezza dei paesaggi visitati nel tragitto, vuoi che si tratti di un semplice totale con la macchina che sta passando, vuoi che sia invece l'immagine di uno dei protagonisti da solo su una collina. Molto belle anche le riprese nelle cucine dei vari ristoranti, con Winterbottom intento a riprendere con stile documentario i vari chef alle prese coi loro manicaretti con una passione ed un impegno davvero artistici e poco conta se gli arguti Coogan e Brydon sembrano spesso perplessi di fronte ai piatti serviti.

Nei suoi 107 minuti, il film (che come colonna sonora vanta una compilation di brani firmati Michael Nyman, il grande compositore inglese, già complice di Winterbottom in varie occasioni) di tanto in tanto abbandona il registro brillante in favore di uno più malinconico e questo succede quando la figura di Coogan, descritto come un attore di talento ma non veramente di successo, sagace ma narcisista, riflette sui suoi problemi personali (la compagna con cui è in crisi, il figlio con cui non ha un grande dialogo) e professionali, cui fa da contraltare un Brydon più disincantato e appagato almeno sul versante familiare. Sicuramente il film funziona meglio quando tende a divertire o quando mescola con sapienza il dolce-amaro ma il finale con Coogan che torna nel suo solingo appartamento londinese ribadisce come “The Trip” non voglia soltanto far ridere.

Mentre in Italia “The Trip” attende ancora invano una distribuzione (del resto pure la serie è da noi inedita), Winterbottom ha finito di girare altri due film (uno dei quali, “Trishna”, ennesima libera trasposizione da Hardy, sarà presentato al prossimo festival di Toronto) e sono diversi i progetti cui è interessato. Una filmografia, la sua, quindi destinata ad allungarsi, alla faccia dei detrattori.