The Woman

The Woman


Lucky McKee

Horror | Usa
(2011)

L’americano Lucky McKee, già famoso per horror ricercati e femminei quali “May”, “The Woods” e la “Sick Girl” della serie “Master of Horror” ci regala un film monolitico e dal nucleo narrativo scarno, ma efficace. La protagonista è ancora una volta una donna e in tal senso va fatta una prima premessa che riguarda la sua presentazione al Sundance Festival. Il regista, accusato ingiustamente di misoginia e fortemente criticato per la violenza mostrata (si narra che uno degli spettatori si sia alzato gridando a gran voce che il film “è disgustoso, che non è arte e che andrebbe confiscato e bruciato” e che una ragazza durante la visione si sia sentita male) presenta semplicemente una storia che non ha nulla di maschilista, anzi oserei dire il contrario, e che ha tutti i pregi dell’horror familiare. La seconda premessa è che “The Woman” non è altro che il terzo capitolo della saga denominata “Dead River Series” scritta dall’ottimo scrittore di genere Jack Ketchum, più volte chiamato in causa in rifacimenti cinematografici quali “Red” o “The girl next door”. Ketchum, anche sceneggiatore del film, nei romanzi “Off Season” (1980) e “Offspring” (1991) – quest’ultimo divenuto un film nel 2009 diretto da Andre van den Houten – aveva dato vita ad un clan di ragazzini dediti a mangiare carne di adulti e rapire altri bambini, meglio se neonati, per proliferare. La Donna, di questo “The Woman”, non è altro che il capo di quel clan sopravvissuta e divenuta adulta. Già dalle prime battute del film la vita familiare dei protagonisti, tutta rispetto, etica ed educazione fa serpeggiare nello spettatore una sensazione esasperante di artificiosità.

Il padre di famiglia Christopher Cleek (Sean Bridgers) è il modello del maschio americano: bianco, borghese e vincente. Una casa in campagna, un lavoro d’avvocatura ben remunerato e l’hobby della caccia. Tre figli ben educati (Peggy, Brian, Darlin) una mogliettina amorevole (Belle) e il barbecue della domenica: questo è quello che la gente vede, questo è quello che lo spettatore ben presto è destinato a scoprire essere una orrenda perfezione. In un giorno di battuta di caccia Christopher si imbatte in una donna selvaggia (la meravigliosa Pollyanna McIntosh). Quale idea migliore se non catturarla e aiutarla a divenire una donna civile? La Donna, legata come un animale (tematica vicina a “The Girl Nex Door”) diviene il perno della disgregazione dell’apparentemente perfetto quadretto familiare. Christopher come un novello Torquemada, convinto della sua missione civilizzatrice è in realtà un sadico maschilista, e tutti si muovono in sua funzione: il dominio fallocentrico di Christopher annienta la volontà della mogliettina (Angela Bettis, ottima nella parte della donna frustrata), e svuota psicologicamente la figlia Peggy segretamente incinta. Vuole dominare la natura della Donna incatenata e rendere perverso il figlio, educato fin da piccolo al comando. In un’atmosfera putrida il film si muove sommessamente verso il finale esplodendo in una seducente escalation di violenza liberatoria dove vincerà una natura che sa essere madre, ma non sa comprendere il perdono, che altro non è se non buona e innaturale regola sociale. Una natura ancestralmente lontana dalle buone regole civili che rende giustizia facendosi pagare con la vita. Che risparmia la figlia più grande in qualità di madre, ma non in qualità di essere umano sociale. La resa emozionale dei personaggi, in particolare di Peggy e di Brian sono piccoli capolavori. Poche scene, ma significative, rendono tutto il disagio e la disparità tra questi e i loro coetanei.

Troppo facile sarebbe ridurre il messaggio di McKee ad una critica della società moderna, il film si presta a esser letto attraverso diverse e suggestive simbologie, dove su tutto domina la folle ideologia patriarcale: ancor più disturbante delle scene violente sono le parole e gli atteggiamenti colmi d’odio e sopruso gratuito di un uomo dalla misoginia scellerata che più d’ogni cosa brama il dominio. Interessante la scena in cui il paparino civilizzatore perde una falange del dito, finita nelle fauci della donna che sputa solo la fede nuziale, dove al significato simbolico della castrazione maschile si aggiunge il rifiuto delle regole sociali e l’impossibilità del connubio natura-civilizzazione, di voler cioè plasmare ciò che per sua natura non è plasmabile.

McKee, accompagnato dalla sceneggiatura di Jack Ketchum, crea con l’ausilio della fotografia di Alex Vendler un film senza sbavature e senza eccessi, dove la violenza non è mai fine a se stessa. “The Woman”, non definibile in altro modo se non come  horror, è in realtà sganciato dai classici stereotipi del genere. Bella prova degli attori principali (Pollyanna McIntosh, Angela Bettis e Sean Bridgers) che hanno saputo riempire con perizia un film che necessitava di un cast di qualità.

15/10/2011

Cast e credits

Titolo Originale
The Woman
Durata
101'
Produzione
Andrew van den Houten, Robert Tonino
Sceneggiatura
Lucky McKee, Jack Ketchum
Fotografia
Alex Vendler
Scenografie
Krista Gall
Montaggio
Zach Passero
Musiche
Sean Spillane
Costumi
Sandra Alexandre
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