Tutto parla di te

Tutto parla di te


Alina Marazzi

Drammatico | Italia, Svizzera
(2012)

Il ritorno di Alina Marazzi al cinema, dopo un periodo di inattività (dovuto anche alla nascita del primo figlio), era uno degli eventi più attesi, qui, al Festival Internazionale del Film di Roma.

La regista milanese riprende il filo dei discorsi già intrapresi con “Un’ora sola ti vorrei” e li rielabora ed amplia in un’opera che mescola la ricerca documentaria con il film di fiction – e difatti è stato inserito nel concorso “CinemaXXI”.

Pauline (Charlotte Rampling) torna a Torino, nella sua città natale, dopo un lungo periodo trascorso all’estero e ritrova un’amica che lavora al Centro per la maternità. Inizia a collaborare con lei, la quale raccoglie e conserva interviste fatte a madri con problemi, e dialoga con un nutrito numero di ragazze che devono fare i conti con crisi e depressioni. Tra queste ragazze, Pauline conosce Emma, una danzatrice che a causa della gravidanza ha dovuto abbandonare una carriera in ascesa e la preparazione di un importante spettacolo. La ragazza, profondamente depressa, all’inizio accetta la complicità femminile con Pauline per poi ribellarsi e sparire. La donna più anziana, terrorizzata dalla possibilità che Emma possa compiere un gesto scellerato, la cerca fino a trovarla rifugiata nella quiete di una casa sul lago. Qui le racconta il grande rimosso che tormenta la sua memoria: la madre che uccise il suo secondo figlio, per poi impazzire e finire i suoi giorni in ospedale.

L’esperienza biografica della maternità è centrale in “Tutto parla di te” come lo era la prematura scomparsa della madre in “Un’ora sola ti vorrei”: il film si svolge essenzialmente intorno al tema della depressione post-partum e del conflittuale rapporto che una madre può avere col proprio neonato. Argomento spesso trascurato e assai controverso, le interviste alle madri sono i momenti più veri e difficili da assimilare: si tratta di un trauma dove il ruolo della paura, la paura di fare (del) male nel “lavoro” di madre, supera l’amore materno, diventando suscettibile di atti impulsivi e sconsiderati – una delle interviste che Pauline e la sua amica guardano, ad esempio, è tratta da “Amore criminale”, il programma di RaiTre.

Anche senza voler considerare le debolezza della traccia narrativa, lasciata volutamente aperta fino alla fine ma senza tenere desta l’attenzione necessaria per il segreto del personaggio della Rampling, abbastanza intuibile sin dall’inizio, “Tutto parla di te” è soprattutto una docufiction pensata male. Quello che perplime e stride nella costruzione dell’opera è la mancanza di omogeneità nell’architettare una narrazione che includa diegeticamente anche del materiale documentario che, per altro, risulta abbastanza forzato e pretestuoso. Com’è, d’altro canto, anche l’inserimento di due sequenze con personaggi di plastilina a passo uno che rappresentano la proiezione onirica nella possibilità di un finale diverso dei tragici ricordi di Pauline (la Marazzi si rifà alla pratica junghiana del sand-play). La gratuità con cui vengono gestiti i vari livelli stilistici non sono aiutati da una regia incerta e, spiace dirlo, banale: le inquadrature che aprono l’orizzonte alla natura circostante la città piemontese, dove si esalta ancora l’occhio della documentarista, sono di gran lunga superiori alla gestione di dialoghi – zoppicanti e didascalici – e di scene urbane, che contano su riprese abbastanza povere. Non mancano i momenti poetici, quando ad esempio si sovrappongono le immagini fotografiche di Simona Ghizzoni con le sue donne fantasmatiche che sembrano sul punto di svanire o essere risucchiate dallo sfondo, e le stesse sequenze in stop-motion sono belle e riuscite. È il vettore del racconto a non essere una solida impalcatura per i restanti contenuti di un’opera che usa il cinema come mezzo di autoanalisi.

La grandezza della Marazzi constava nella sapienza di immettere in un flusso narrativo, infondendo vita propria, a un corpus di materiali eterogenei e di diversa provenienza (ricordiamoci bene di “Vogliamo anche le rose” dove si avvicendavano brandi di inchieste, di dichiarazioni in voice off, estratti da quel debordante capolavoro che è “Anna” di Grifi e Sarchielli). Tutto ciò con un montaggio ponderato e a tratti geniale, per analogie e rimandi interni. Tutto ciò manca a quest’opera che alterna rabbia a tenerezza, una poesia non finita su un rapporto ancestrale ed eterno.

15/11/2012

Cast e credits

Distribuzione
Bim Distribuzione
Durata
83'
Produzione
Mir Cinematografica
Sceneggiatura
Alina Marazzi, Dario Zonta, Daniela Persico
Fotografia
Mario Masini
Scenografie
Petra Barchi
Montaggio
Ilaria Fraioli
Musiche
Dominik Scherrer
Costumi
Bettina Pontiggia

Trama

Pauline (Charlotte Rampling) torna a Torino, nella sua città natale, dopo un lungo periodo trascorso all’estero e ritrova un’amica che lavora al Centro per la maternità. Inizia a collaborare con lei, la quale raccoglie e conserva interviste fatte a madri con problemi, e dialoga con un nutrito numero di ragazze, che devono fare i conti con crisi e depressioni post-partum.
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