Un re allo sbando

Un re allo sbando


Peter Brosens, Jessica Woodworth

Commedia | Belgio, Bulgaria, Paesi Bassi
(2016)

I festival, si sa, sono spesso parchi di commedie e risate. Forse per questo la stampa accreditata si è spinta a definire “Un re allo sbando”, in concorso nella sezione Orizzonti a Venezia 73, “una vera perla” o addirittura “pazzescamente divertente”. In realtà, in questa commedia sgangherata che vorrebbe farsi metafora ammiccante ma profonda dell’odierna crisi europea, si ride poco. E a denti stretti.

Nicolas III, incolore e passivo monarca del Belgio, si trova a Istanbul per una visita ufficiale quando scopre che la regione della Vallonia ha dichiarato la propria indipendenza dal regno. Animato da un inedito piglio decisionale, forse dettato dall’orgoglio ferito, vorrebbe partire subito alla volta di Bruxelles, ma una tempesta solare impedisce ogni forma di traffico aereo. Che fare? Grazie all’aiuto dei suoi più fidati collaboratori e di un ex reporter di guerra, incaricato di girare un video-ritratto che lo renda più popolare tra i suoi sudditi, Nicolas si imbarcherà in un’improbabile avventura on the road attraverso i Balcani, che lo porterà, come cita la locandina, a ritrovare se stesso. Sic.

A quattro anni dalla loro ultima regia, Peter Brosens e Jessica Woodwarth tornano dietro la macchina da presa con un’opera che non potrebbe essere più diversa e lontana da quel “La quinta stagione” con cui spiazzarono, affascinarono, fecero discutere la Mostra di Venezia nel 2012. “Un re allo sbando”, infatti, non presenta traccia del cinismo apocalittico, delle atmosfere livide e grottesche, dello sperimentalismo stilistico che aveva infiammato la visione del film precedente. Al contrario, questo road movie lieve e simpaticamente surreale si propone come parabola spensieratamente ottimista delle diverse anime che contraddistinguono l’Europa di oggi e le sue contraddizioni, divisioni, differenze. Ma proprio tra una folkloristica cantante bulgara, con tanto di costume caratteristico, e un bracciante serbo propenso agli scatti d’ira, dal grilletto e dal bicchiere facile, risiede il più grave e paradossale difetto del film: cavalcare, con intento comico, quegli stessi stereotipi e cliché che si vorrebbero stigmatizzare e demistificare. Troppo spesso e troppo facilmente, la satira politica cede il passo alla battuta ridanciana.

Gli autori sembrano infatti andare in cerca di una consacrazione commerciale, del loro primo grande successo di pubblico, smorzando la (potenziale) carica eversiva della pellicola attraverso una serie di gag irriverentemente scanzonate, forse, ma mai graffianti, blasfeme o corrosive. Il valore iconoclasta de “La quinta stagione” sembra così irrimediabilmente stemperato in una parabola narrativa risaputa e francamente poco appassionante, in cui il potente può riscoprire la propria umanità solo a contatto con gli ultimi, spogliandosi del proprio ruolo e delle proprie maschere.

Anche sul fronte stilistico, sorprendentemente, Brosens e Woodworth sembrano rinunciare a qualsiasi estro avanguardistico e arditezza linguistica, finendo così per tradire una certa medietà di sguardo che confina pericolosamente con la sciatteria e la pigrizia intellettuale. Conduttore e voce narrante di “Un re allo sbando”, infatti, è l’enigmatico reporter Duncan Lloyd, che con la sua telecamera a spalla registra ogni tappa del viaggio, catturando i momenti più intimi e le immagini più spontanee. Eppure i registi sembrano alternare indifferentemente mockumentary e messinscena tradizionale, senza approfittare delle potenzialità metalinguistiche di questo espediente narrativo né riflettere sul ruolo etico del documentarista in quanto, contemporaneamente, testimone e agente della storia. Un’occasione mancata, che avrebbe regalato una nuova dignità al lavoro di Brosens e Woodworth, a loro volta apprezzati documentaristi.

Invece, “Un re allo sbando” si accontenta di rimanere un’operina elegante e garbata, sì, ma sconfortantemente inerme e vuota. Una piccola delusione nella filmografia cangiante di due autori da cui sarebbe lecito aspettarsi di più.

01/02/2017

Cast e credits

Titolo Originale
King of the Belgians
Distribuzione
Officine Ubu
Durata
94'
Produzione
Art Fest, Bo Films, Entre chien et loup, Topkapi Films
Sceneggiatura
Peter Brosens, Jessica Woodworth
Fotografia
Ton Peters
Montaggio
David Verdurme

Trama

Nicolas III, incolore e passivo monarca del Belgio, si trova a Istanbul per una visita ufficiale quando scopre che la regione della Vallonia ha dichiarato la propria indipendenza dal regno. Animato da un inedito piglio decisionale, forse dettato dall’orgoglio ferito, vorrebbe partire subito alla volta di Bruxelles, ma una tempesta solare impedisce ogni forma di traffico aereo. Che fare? Grazie all’aiuto dei suoi più fidati collaboratori e di un ex reporter di guerra, incaricato di girare un video-ritratto che lo renda più popolare tra i suoi sudditi, Nicolas si imbarcherà in un’improbabile avventura on the road attraverso i Balcani, che lo porterà, come cita la locandina, a ritrovare se stesso.
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