World War Z

World War Z


Marc Forster

Zombie | Usa
(2013)

I vampiri sono ricchi e fascinosi. Sono tipo Costantino di Maria de Filippi. Sono i tronisti del sovrannaturale.

Gli zombie so’ proletariato.

Zerocalcare – La profezia dell’armadillo.

 

Brad Pitt viaggia per una terra devastata dagli zombie cercando una soluzione all’epidemia. Alcune sequenze d’azione molto riuscite non compensano una trama rattoppata e una tensione in calando.

La vita normale di Gerry (Brad Pitt) dura una manciata di minuti, poi su Philadelphia piomba l’Apocalisse Zombie in una lunga e impressionante sequenza di folle corsa per la vita. Marc Foster alterna inquadrature aeree di massa con le orde di zombie che invadono le piazze e le vie stile tsunami, camera a mano concitata per le fughe a piedi o in macchina di Gerry e della famiglia, cura per i dettagli come la metamorfosi umano-zombie o il medesimo zombie che spacca un finestrino di un taxi a testate pur di infettare i passeggeri. Quando Gerry (ovviamente) riesce a fuggire da Philadelphia sembra iniziata una bella avventura. Gerry non è nè il solito (ex-)marine nè l’uomo comune che salva il pianeta ma un superesperto ONU di situazioni a rischio e una volta messe in salvo moglie e bambine passerà da una battaglia con gli zombie all’altra in varie parti del mondo per capire come vincere la guerra mondiale contro i non morti. Suona bene (per chi è appassionato del genere, almeno), ma alla fine del film ci troviamo a riflettere su cosa non funziona.

Il primo problema evidente è il tema della famiglia. Innumeri sono i capolavori del cinema basati sulla famiglia, ma in un film di zombie, dover chiamare la moglie due volte al giorno è decisamente un peso per il protagonista quanto per lo spettatore.  Il secondo problema è il twist: da dove si e’ originata l’epidemia? Qual è il punto debole degli zombie? La soluzione viene scoperta in un modo privo di senso, e soprattutto viene spiegata a lettere maiuscole stile finale di una puntata di Colombo anche se è presumibile che tutti gli spettatori l’avessero intuita una buona mezz’ora prima di Gerry. WWZ è scritto male. Fastidiosamente, troppi personaggi muoiono dopo che hanno pronunciato due o tre frasi: troppe per essere sfondo, assolutamente troppo poche per diventare parte della storia o perchè allo spettatore interessi il loro destino. A un livello più generale, nei film di zombie, da Romero a “The Walking Dead” passando per “28 giorni dopo”, la chiave di lettura politica è nascosta sotto uno strato di orrore e azione, ma tipicamente è piuttosto radicale. Al contrario WWZ fa finta di essere (geo-)politico, ma alla fine non dice niente. Clamoroso è aver tirato in ballo in modo così superficiale la questione israelo-palestinese,  evidentemente al solo scopo di far arrampicare gli zombie sul muro che Israele sta davvero costruendo in territorio palestinese nella realtà (nonostante le risoluzioni dell’ONU che invece nel film neanche è al corrente della cosa).

Il film poteva potenzialmente essere salvato dalle scene d’azione. Oltre a quella iniziale ce ne sono almeno altre tre belle, composte, originali, sostenute, girate bene. Le sequenze di massa sono tutte efficaci e non ripetitive. Avremmo perdonato anche il fascio di luce che a volte incomprensibilmente colpisce la bionda chioma di  Brad Pitt con un effetto Gesù-è-tra-noi, visto che subito dopo lo vediamo combattere corpo a corpo con zombie impazziti e trovare soluzioni assurde e spettacolari per cavarsela. C’e’ un buon equilibrio tra azione e horror: non solo l’adrenalina è alta ma ci sono anche un paio di veri spaventi. Purtroppo una epica e sanguinolenta battaglia decisiva a Mosca è stato bocciata chissà perchè dagli screen test (ne vediamo solo alcuni estratti) e si è dovuto girare un terzo atto alternativo  in economia (al limite del found footage) con due stanze, tre zombie e nessuna emozione, che ammazza tutta la mezzora finale e in ultima istanza il film.

29/06/2013

Cast e credits

Titolo Originale
World War Z
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
116'
Produzione
Paramount Pictures
Sceneggiatura
Damon Lindelof
Fotografia
Robert Richardson
Scenografie
Nigel Phelps
Montaggio
Matt Chesse
Musiche
Marco Beltrami

Trama

Brad Pitt agente ONU cerca di fermare una epidemia zombie
The Echo Chamber
The Echo Chamber

VENEZIA 83 - Andrea Pallaoro porta sul grande schermo l'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, con una messa in scena raffinata, elegante, ipnotica, che però sembra sbiadire e perdersi nel finale

Look Back
Look Back

VENEZIA 83 - Alle prese con il manga cult di Fujimoto Tatsuki "Look Back" Kore-eda Hirokazu opta per un adattamento fedele e una regia minimale che aiutano a espandere la componente coming of age del fumetto, traendone un altro significativo capitolo del suo cinema sulla crescita

Woman Unknown
Woman Unknown

VENEZIA 83 - May el-Toukhy, unica regista donna in concorso, racconta con estremo rigore nordico il dopoguerra danese e gli effetti del trauma storico sui corpi delle donne. Non rimane nessuna speranza

Primetime
Primetime

VENEZIA 83 - Esordio di finzione dell'apprezzato documentarista Lance Oppenheim, "Primetime" si distingue per la sarabanda di tecniche e trovate stilistiche, le quali si rivelano alla lunga però l'unico elemento convincente di un'opera confusa e impulsiva quanto il suo protagonista

Wild Horse Nine
Wild Horse Nine

VENEZIA 83 - McDonagh torna alla Mostra dopo il successo de "Gli spiriti dell'Isola", e sembra ancora una volta trovare la formula perfetta per la sua messa in scena tragicomica, tra il golpe cileno del 1973 e i Moai dell'Isola di Pasqua, il tutto condito da un duetto tra John Malkovic e Sam Rockwell a tratti irresistibile

Succederà questa notte
Succederà questa notte

VENEZIA 83 - Nonostante qualche tocco di colore resta un film stanco, che coinvolge solo quando si ritorna agli stilemi che hanno reso Moretti famoso. Per il resto si sguazza nei cliché di un dramma borghese

The Dog Stars – Le stelle dopo la fine
The Dog Stars – Le stelle dopo la fine

"The Dog Stars" è un'opera emblematica per inquadrare la figura di Scott come regista, sempre a cavallo tra autorialità e mestiere. Un'opera imperfetta e piena di lacune ma quanto mai vitalistica e piena di speranza

Too Much Sugar
Too Much Sugar

VENEZIA 83 - Presentato nella sezione Orizzonti "Too Much Sugar" offre una visione senza sconti sull'America marginale, ma soprattutto un documentario che diventa terapia per i soggetti, che si fanno autori. E il film è pieno di energia come loro