A ciascuno il suo (vibratore) - Speciale Hysteria | Speciale | Ondacinema

A ciascuno il suo (vibratore) - Speciale Hysteria

A ciascuno il suo (vibratore) - Speciale Hysteria

di Silvia Di Paola

Ogni epoca ha il suo vibratore. Vedere per credere dopo i titoli di coda di "Hysteria" l'irresistibile galleria vintage e non solo. Magari per scoprire che anche la Regina Vittoria non li disprezzava anche se in alcuni stati americani erano ancora vietati sino a pochi anni fa.

Di certo la data del primo brevetto è dell'anno 1883 a firma Joseph Mortimer Granville  e, all'inizio era una sorta di massaggiatore per dolori e contratture muscolari. All'inizio, prima di essere usato per curare quel mix di nervosismo, angoscia, depressione femminile allora sintetizzato nella parola isteria. Per raccontare in film ("Hysteria" arriva il 24 nei nostri cinema) ciò che significò l'affermazione di questo strano oggetto Tania Wexler correva qualche rischio. Come lei dice: "La difficoltà stava nel non fare una lezione universitaria ma anche nel non cadere nel volgare, cioè stava nel cercare di non esagerare mai, nel cercare un equilibrio". Sembra facile ma se si vuol raccontare la storia dell'emancipazione femminile attraverso il vibratore non è così scontato. D'altra parte, confessa Rupert Everett: "E' stata l'estrema semplicità della storia a sembrarmi irresistibile.L'immagine di una donna portata su un lettino medico all'orgasmo da un mezzo meccanico era esilarante. Non vedevo l'ora di buttarmi in un film come questo, ora che sono molto più felice rispetto a quando ero più giovane. Allora ero molto più teso ,oggi , anche se tendo a dimenticare le battute, sono molto più rilassato e mi piace lavorare così. A volte scompari per un po', poi ricompari ma mi sento in ruoli brillanti e un po' eccentrici come questo davvero al mio posto".
E al suo posto si è sentita anche la protagonista Maggie Gyllenhaal che ammette: "Non ho avuto timori particolari. Non si può ignorare che c'era molto di divertente ma anche di interessante nella storia di un'invenzione del genere nell'Inghilterra vittoriana, semmai il punto è che siamo molto più vittoriani di quanto non pensiamo. Ancora oggi. Il ruolo era poi ben scritto, mentre spesso ti arrivano copioni su cui sai già che devi rilavorare e poi il mio personaggio era così selvaggio e irresistibile. Se fossi stata una donna vittoriana , avrei voluto essere come lei. Anche se magari non c'erano allora donne come lei". E, se le si chiede che cosa ci ha messo davvero di suo, risponde: "La mia follia  che nulla ha a che vedere con quella estrema della protagonista. Ma volevo che si capisse che la sua era una radicalità intima più che esterna o ideologica".

E se la regista spiega di averlo fatto "perché questa storia da subito mi ha fatto ridere ma anche mi ha fatto riflettere: sono tanti i film che raccontano di donne ma dal di fuori e senza essere davvero divertenti, questo era perfetto invece perchè faceva l'opposto", la Gyllenhaal ha altro da precisare. E non a torto:  "Il film è importante perchè oggi tutti pensiamo di essere liberi e spregiudicati , soprattutto riguardo al sesso e , invece, non lo siamo affatto e abbiamo ancora moltissimi tabù. Diamo per scontate cose che purtroppo non lo sono affatto, pensiamo che certe conquiste siano una certezza e non è vero. IL che significa che c'è ancora molto da fare e da combattere".
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