Come funziona il festival di Cannes | Speciali

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CANNES 72 - Vi spieghiamo tutto di un festival per "addetti ai lavori", precluso al pubblico, dominato da una rigida gerarchia di accrediti, con un numero di sale e di proiezioni non sufficienti ad accogliere sempre tutta la stampa

Cannes è Sankt Moritz, via Condotti e via Monte Napoleone messe insieme, estese per un km abbondante lungo la Croisette e la parallela Rue d’Antibes. Hotel a 5 stelle, yacht all’ancora, boutiques di brand di lusso all'infinito inframmezzate a ristoranti dall’aspetto casual dove una bolognese o un hamburger oscillano intorno ai 20 euro (ma capita di sbirciare sui menu pietanze da 70 euro). Una spina media parte dagli 8 euro. Nella ressa in fermento che circonda il Festival, puoi inciampare in un improbabile vestito di gala già alle dieci di mattina. C’è spazio per tutti i look, dallo smoking classico al metrosexual più eccentrico. Al bando unicamente le cravatte: sono di rigore i papillon. Per dormire a prezzi appena accessibili occorre cercare almeno sei mesi prima e auguararsi buona fortuna. Per nutrirsi senza lasciarci il portafogli ci sono chioschetti un po’ ovunque, dove può capitarti una crêpe ignobile a 6 euro come una discreta piadina a 4 euro. Altrimenti McDonald's, che dopo l’ultima première della notte si affolla di avventori in cravattino.

Un festival per addetti ai lavori

Per i film della Selezione Ufficiale non sono in vendita biglietti, se ne possono acquistare solo per la Quinzaine. Ma non sono numerati e non valgono per un singolo spettacolo: l’acquisto di un biglietto non garantisce l’accesso in sala, occorre mettersi in fila e sperare di trovare posti disponibili. Alle proiezioni non riservate a stampa o invitati entrano anche gli altri accreditati (culturali e marché), con quote di posti non stabilite in modo trasparente, probabilmente decise all’impronta con valutazioni spannometriche.

Per il pubblico sprovvisto di accredito c’è poi, se non piove, il fascinoso Cinéma de la Plage, il cinema sulla spiaggia, che è gratuito e ogni sera propone un film diverso, in genere un classico restaurato.

A tutte le proiezioni della Selezione Ufficiale si entra solo con accrediti o con inviti ricevuti tramite contatti con le case di produzione. Alle première del secondo pomeriggio e della sera nella sala principale, il Grand Théâtre Lumière, si entra solo su invito e in abito di gala. Perciò capita un fenomeno curioso: sin dalla mattina presto vi imbatterete in gente in abito da sera, che stringe in mano un cartello con su scritto il titolo di un film in programma quel giorno, oppure un generico “invitations”. Sono mendicanti di inviti. Sembra capiti con una certa frequenza che i possessori di un invito cambino programma e cedano l’invito a uno di loro. Ma capita più spesso che questi se ne stiano dalla mattina alla sera col loro smoking e il cartello in mano, e poi se ne tornino a casa.

La gerarchia degli accrediti

Gli accrediti stampa vengono prima, poi ci sono i culturali e i marché. Ci sono proiezioni riservate alla stampa, tolte le quali essa ha semplicemente una quota, minoritaria e indeterminata, di posti riservati, al fine di garantire l’accesso in sala alle altre categorie di accediti. Ad altri festival, gli accrediti stampa sono di due o tre tipi (ad esempio quotidiani e periodici). A Cannes, invece, c’è una gerarchia che distingue gli accrediti stampa in 5 caste. A Cannes vige ancora l'ancien régime. Questa suddivisione in caste non manca di generare polemiche ogni anno, ma non sembra sul viale del tramonto. È definita da un sistema di colori. In cima alla gerarchia l’accredito bianco: l'élite. Chi ha l’accredito bianco entra in sala sicuramente, dove vuole, anche all'ultimo minuto. Poi ci sono i rosa, di due sottotipi. Il rosa semplice e il rosa “pastillé”, che quasi lo assimila al bianco. Sotto i rosa, colleghi spesso appartenenti alle stesse testate vengono brutalmente divisi in due classi: i blu e i gialli. Sono la massa: chi prende parte per la prima volta al festival e scrive per una testata web sarà di default un “giallo”, come il sottoscritto. Ma può capitare rimanga giallo anche chi va al festival da 10 anni e più, o viceversa chissà, che parta col blu una testata web che dimostri, già al primo accreditamento, di raggiungere un vastissimo bacino di pubblico. Non esiste alcun criterio oggettivo per distinguere i bianchi dai rosa, i rosa dai blu, i blu dai gialli. È a totale discrezione del Festival, che decide soppesando anzianità di partecipazione, prestigio della testata e ruolo formale dell'accreditato all'interno del media (ma se una testata è presente a Cannes con più inviati, tutti con lo stesso ruolo e “anzianità”, non avranno comunque lo stesso colore, a meno che non sia il giallo).

I gialli entrano per ultimi. Bravi critici che fanno ore e ore di fila per un film rischiano di restare fuori, mentre giornalisti che scrivono per un quotidiano passan loro sotto il naso un minuto prima della proiezione. Poi magari questi escono dopo dieci minuti perché il film non è di loro gradimento: il posto rimane libero ma il giallo è rimasto fuori.

Nel 2018, a causa di alcuni commenti negativi diffusi sui social prima del passaggio del cast sul tappeto rosso (la montée des Marches), sono state abolite – unico caso nel panorama festivaliero mondiale - le proiezioni anticipate alla mattina e riservate alla stampa. Di conseguenza il numero complessivo di proiezioni è diminuito; soprattutto è diventato quasi impossibile far uscire una recensione all’indomani della première, perché le proiezioni stampa sono calendarizzate di sera (in contemporanea alla première). Chi ne risente di più sono i quotidiani. Perciò nel 2019 sono state introdotte proiezioni mattutine segrete, ribattezzate “carbonare”, riservate un gotha di 300 accreditati del mondo intero. ...La Palma d'Oro di quest'anno, Bong Joon-Ho, ci farebbe un film stupendo.

Il Palais du Cinéma

Cinque piani dalla pianta irregolare, più due interrati. Un labirinto disegnato da Escher. Meglio lasciar perdere gli anfratti ancora inesplorati: cercare scorciatoie rischia di farvi girare a vuoto.

Non esiste, come a Venezia, un unico accesso all’area del festival per essere ispezionati solo al primo accesso. Ogni volta che si vuole rientrare in sala – o semplicemente si esce dal Palais per poi rientrarvi - occorre sottoporsi a un nuovo controllo di sicurezza: farsi rovistare gli effetti personali, depositare chiavi telefono portafogli e cinta e passare attraverso un metal detector. Controlli più meticolosi che in aereoporto, che nelle ore di punta creano file lunghissime per l’accesso al Palais le quali si sovrappongono a quelle per entrare nelle sale, rendendo i dintorni un delirio di file ammassate e intrecciate. Ai controlli, agenti di vario livello di scortesia rovistano borse e zaini senza chiedere permesso né usare la gentilezza che sia il proprietario ad aprirli. Se l’agente è particolarmente puntiglioso, dopo il controllo tocca ricomporre pezzo a pezzo: più lo zaino era colmo, più sarà a soqquadro. Va comunque bene portar dentro più o meno tutto tranne da mangiare. Non si può mangiare in sala, ok; ma perché non nel Palais, dove c’è solo un bar che apre tardi e chiude presto, e una mensa interrata nota solo a pochi né particolarmente invitante? Se disgraziatamente viene trovata la merendina che ti sei portato per la proiezione di Malick (11.30-14.25) o di Tarantino (12.00-14.45) senza aver potuto fare uno spuntino poiché in fila da ore, viene requisita e toccherà sopportare i morsi della fame.

Sottoterra, oltre alla mensa – celata ad ogni mappa – c’è il Marché, che assomiglia a una brulicante fiera campionaria, fitta di decine di stand piccoli come cubicoli. Al Marché, che ha sale dedicate ai propri accreditati, passano centinaia di film di ogni genere in cerca di distribuzione: avventurarsi lì dentro significherebbe perdersi nei meandri di ogni tipo di film immaginabile e non immaginabile, presente a Cannes in cerca di una visibilità quasi disperata. Una bolgia.

La cosa fantastica del Palais è che ovunque trovi uno stand della Nespresso, dove decine di commessi gentili offrono caffè gratis a tutti tutto il giorno. Milioni di cialde, intensità e aromi. A Cannes il caffé è gratis se hai un accredito: se lo prendi al bar ti senti un po’ scemo. 

Le regole per le proiezioni

Altro delirio. Ogni sala ha regole diverse, ogni sezione pure, ogni fascia oraria pure. In alcuni casi la gerarchia dei colori del badge conta in modo rigoroso, in altri non conta, in altri ancora conta e non conta, ad esempio i gialli e i blu vanno insieme. Lo scopri là. Ci capiscono poco pure gli addetti all’ingresso delle sale. Se hai studiato e spieghi tu, programma alla mano, le regole per l’ingresso a una determinata proiezione, è capace che l’addetto si arrenda alla tua spiegazione, per lui troppo complicata, e ti faccia passare. E siccome ci sono accessi multipli alle sale, spesso non coordinati, ci è capitato di entrare praticamente per primi a una première (con un giallo). D’altra parte, per capire dove mettersi in fila occorre avere naso e un po’ di fortuna. Gli abbinamenti fra transenne e colori dei badge a volte cambiano senza criterio, o non sono aggiornati per tempo fra una proiezione e l’altra. C'è gente che sbaglia fila e dopo due ore non entra in sala perché si era messa con gli accrediti culturali (cosa che può essere usuale in altre proiezioni) mentre tutti i badge del suo colore erano entrati dal “varco” corretto.

Le sale

Numero delle sale moltiplicate per numero di proiezioni sono insufficienti a ospitare tutti gli accreditati, specialmente per i film più attesi (non necessariamente quelli del Concorso: a noi è toccato non riuscire a vedere il film di Eggers, che era nella Quinzaine). Tranne la sala del Sessantenario (che ormai ha 12 anni), le sale sono pure abbastanza vecchiotte. In ogni sala, anche quelle più piccole, i posti si estendono ai lati abbondantemente oltre i margini dello schermo. Se si entra fra gli ultimi, i film si vedono da una prospettiva tanto decentrata che definire antipatica è un eufemismo. Questo vale pure nella sala più grande di tutte, il Grand Théâtre Lumière che ospita circa 2.300 spettatori. Per non parlare della sala dove si svolge la Quinzaine, all'Hotel Marriott, che è ricavata da una sala conferenze con sedili di legno dall’imbottitura minima.

Il più grande problema di Cannes è il limitato numero di sale e di proiezioni a fronte del numero di accreditati. Solo gli accrediti stampa quest’anno pare fossero 4.300. Farsi un calendario di proiezioni e riuscire a rispettarlo è un'impresa e occorre dover rinunciare a qualche titolo che si reputa imprescindibile.

C’era una volta…a Hollywood” è stato lo psicodramma del 2019. Tarantino ha portato il film in pellicola e non tutte le sale erano attrezzate. Alla première si entrava solo su invito. Delle altre 3 proiezioni, 2 erano riservate alla stampa in contemporanea alla première. Una in sala Debussy (1.000 posti), l'altra in Bazin (300). In entrambe i gialli sono rimasti fuori; i blu sono entrati in 50. Abbiamo conquistato l'ultima proiezione utile, l’indomani alle 12.00, al Grand Théâtre Lumière, mettendoci in fila alle 8.30. Proiezione aperta a tutti: inviti, accrediti stampa, culturali e marché. Non si è mai capito quanti posti fossero riservati alle rispettive tipologie di accredito. Mettiamo per la stampa fossero 1.000 (ma la stima è ottimistica). Facciamo il conto: 300 “carbonari” all'anteprima segreta, 300 alla Bazin, 1.000 alla Debussy, 1.000 la mattina dopo. 2.600 ingressi. Di 4.300 accreditati stampa, in 1.700 non hanno visto il film più atteso, che non ha avuto altre repliche nemmeno il sabato, ultimo giorno del Festival, quando – con un calendario diffuso il venerdì – vengono proiettati nuovamente tutti i film in Concorso.

Cose dell’altro mondo.

Però è Cannes. Ed è tutto bellissimo. Insomma… Quasi.





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